Alimentazione per prevenire i disturbi gastrointestinali

Un'alimentazione sana gioca un ruolo importante anche nella gestione di alcuni disturbi gastrointestinali tipici della gravidanza:

- circa l’80% delle donne soffre di nausea e/o vomito all’inizio della gravidanza. Si consiglia quindi di previlegiare i cibi meglio tollerati purchè non manchi frutta e verdura (vitamine, sali minerali). Si consiglia di evitare il consumo di cibi grassi, così come di frazionare i pasti: ciò può essere d'aiuto soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, quando la nausea può rendere difficoltoso completare il pasto.

- nelle ultime settimane di gestazione, quando la compressione da parte dell’utero sullo stomaco può favorire il reflusso gastroesofageo, è meglio non coricarsi subito dopo mangiato e, soprattutto alla sera, previlegiare cibi leggeri.

- ll bruciore di stomaco a volte è una manifestazione di ipersensibilità infiammatoria verso alcuni alimenti consumati in eccesso (ad esempio pomodori e derivati, oli cotti, etc).

- Stipsi, gonfiori addominali ed emorroidi, se continui e fastidiosi, non sono solo «effetti della gravidanza» ma possibili manifestazioni cliniche di infiammazione intestinale da cibo. In questi casi è utile consumare una buona quota di fibre tramite frutta, verdura e cereali integrali. Si consiglia anche l’assunzione di alimenti probiotici, come i latti fermentati, che hanno effetti benefici sull’equilibrio della flora batterica intestinale. Inoltre è essenziale bere almeno 1.5 litri di acqua al giorno.


La gravidanza è un periodo molto delicato dal punto di vista metabolico, perchè possono manifestarsi ipersensibilità fino a quel momento ignote, come ad esempio la non digeribilità del lattosio (intolleranza al lattosio) o  la sensibilità al glutine (gluten sensitivity). Sintomi quali alvo alterato, stitichezza, episodi di feci non formate o diarroiche, coliche e malassorbimento, gonfiori e stipsi, soprattutto se persistenti, non dovrebbero essere sottovalutati. 
Se il medico lo ritiene necessario è utile sottoporsi a esami diagnostici validati. In caso di diagnosi accertata, è importante rivolgersi al nutrizionista per avere un piano alimentare equilibrato che preveda la riduzione o l’eliminazione di alimenti fonti di lattosio o glutine.

L’intolleranza al lattosio (lo zucchero del latte) interessa il 20% delle donne di origine sud europea, ma può arrivare all’80% nelle donne sud americane o asiatiche. 

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Aggiornato alle 13:07 del 06/09/2018