Progetto SOS Mamma



Un inverno demografico che non morde la presa e lungo oltre 10 anni. Nel panorama nazionale, senza grandi differenze regionali, il calo delle nascite è una questione che richiede un’analisi attraverso plurimi approcci. Fenomeni sociali, economici e culturali, oltre agli stili di vita individuali, hanno un impatto sulla salute riproduttiva della popolazione e, nello specifico, possono incidere sul benessere psicofisico della donna alle prese con il suo percorso verso la maternità. Proprio per questo motivo, l’aumentata età alla prima gravidanza, le difficoltà di accesso a terapie efficaci per coppie con problematiche riproduttive, la disomogenea offerta assistenziale nel percorso nascita e nel post partum sono fattori sempre più studiati in ambito clinico al fine di dare risposte di salute sempre più appropriate e avanzate.

Da quali azioni partire per invertire questa tendenza e registrare potenziali segnali di una nuova “primavera demografica”? Innanzitutto, ottimizzando le informazioni e l’accesso alle cure durante tutto l’arco della vita riproduttiva della donna. I riferimenti vanno dall’educazione alla fertilità, al favorire l’iter all’interno dei Centri di Procreazione medicalmente assistita, attivare percorsi sanitari per preservare la fertilità e ottimizzare l’offerta della rete dei punti nascita per una migliore soddisfazione dell’esperienza materna alla gravidanza e al parto senza dimenticare l’importanza degli interventi psicologici per il sostegno della donna in tutte queste fasi.


Infertilità e benessere psicofisico della coppia

L'infertilità è definita come l'incapacità di concepire dopo 12 mesi di rapporti non protetti, riguarda circa il 15-20% delle coppie a livello globale con dati simili anche nel nostro Paese. La ricerca di un figlio spinge molte coppie a rivolgersi alla procreazione medicalmente assistita, con esito incerto, significativo impegno in risorse fisiche, mediche, economiche, di tempo ed emotive, e costi rilevanti per i sistemi sanitari pubblici.

Ricerche hanno evidenziato come l’infertilità sia correlata ad alti livelli di ansia, depressione e distress, difficoltà nella regolazione emotiva riducendo il benessere psicologico. Ad esempio, di fronte alla diagnosi di infertilità si provano reazioni come shock, negazione, rabbia, senso di perdita di controllo, isolamento sociale e colpa. Al contrario, è stato evidenziato come strategie di regolazione funzionali svolgono un ruolo protettivo attenuando, ad esempio, l’associazione tra il numero di trattamenti falliti e vissuti di disperazione. Inoltre, è stato osservato che la condizione di stress può influire sulla qualità della relazione di coppia, specialmente con l'aumento della durata dell'infertilità e con dimensioni di insicurezza nell'attaccamento così come sulla vita sessuale, con il rischio che i rapporti siano focalizzati esclusivamente sul concepimento.


Gravidanza e benessere psicofisico della donna

I cambiamenti nella vita di una donna in gravidanza riguardano anche la psiche e c’è chi sperimenta sintomatologia psicologica di natura ansiosa o depressiva. Se non correttamente inquadrata, questa condizione può associarsi a esiti ostetrici avversi come il parto prematuro, la restrizione di crescita fetale fino a un aumentato rischio di depressione postpartum. Inoltre, nelle donne con gravidanza ad alto rischio si manifestano disturbi psicologici in relazione alla difficoltà di comprensione della diagnosi e all’ansia legata a prognosi perinatali difficilmente prevedibili e comunicabili. L'ansia auto-riportata a 32 settimane di gravidanza è risultata inoltre associata a gravi disturbi comportamentali/emotivi nei bambini di 4 anni di età. Nonostante ciò, l’ansia prenatale risulta ad oggi molto trascurata. La logica di un modello olistico di assistenza ostetrica prevede che gli aspetti fisici ed emotivi della gravidanza siano ugualmente importanti per massimizzare l'esperienza e la sicurezza delle donne in gravidanza. Anche per questo motivo il contatto iniziale tra una donna in gravidanza e un operatore sanitario è un'importante opportunità di valutazione del rischio psicosociale.


Il rischio di depressione e il progetto SOS Mamma

La gestione della depressione post-partum è da sempre riconosciuta come un argomento rilevante con aspetti negativi sulla creazione della nuova famiglia a punto che è necessario individuare soluzioni che riguardino l’intero nucleo famigliare.

Sulla base delle raccomandazioni dell’Organizzazione Modiale della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità, in Policlinico di Milano è attiva un a rete di servizi di salute mentale integrati e di alta qualità, volti a supportare le donne nella transizione verso la maternità, soprattutto nelle situazioni in cui si presentano ansie e preoccupazioni. Nello specifico, alle donne che seguono il percorso di accompagnamento alla nascita è proposta la compilazione di questionari di screening per la valutazione di eventuali disturbi d’ansia e depressivi, con particolare attenzione a pazienti a rischio per preesistente comorbidità o complicanze della gravidanza.

Lo screening, effettuato con strumenti validati anche dopo il parto, consente di identificare le pazienti a rischio, che verranno indirizzate a percorsi diagnostico-terapeutici specifici. Combinando screening precoce e interventi psicoeducativi, SOS Mamma mira a migliorare la qualità della vita delle madri e delle famiglie, prevenendo le conseguenze a lungo termine della depressione post-partum.


Come funziona SOS Mamma

Il progetto vede la collaborazione di tre centri specialistici - il Policlinico di Milano, l'ospedale universitario Vanvitelli di Napoli e la fisiopatologia della riproduzione e andrologia dell'Asl di Roma - al fine di coprire tutte le fasi del percorso riproduttivo della donna, con personale clinico e sanitario preparato e specializzato. Le attività del progetto saranno svolte nei reparti di Ostetricia e Ginecologia delle strutture delle regioni coinvolte, con l’obiettivo di identificare precocemente le donne a rischio di depressione post-partum e di indirizzarle verso percorsi terapeutici mirati. Grazie all’adozione di strumenti di screening validati e all’integrazione di interventi psicoeducativi familiari, è possibile implementare strategie uniformi ed efficaci per la prevenzione e la gestione della depressione post-partum.

Le azioni previste in gravidanza e puerperio sono coerenti con quanto previsto dalle Linee guida di pratica clinica evidence-based per la prevenzione, lo screening e il trattamento della depressione peripartum.



Aggiornato alle 15:59 del 10/06/2026