criteri generali per la valutazione di idoneità del donatore

IL DONATORE
Il donatore di organi viene sottoposto ad un accurato processo di valutazione che si basa sulla raccolta dell'anamnesi, dell'esame clinico, degli esami di laboratorio e di un'attenta ispezione degli organi al prelievo. Oggi il miglioramento delle metodiche utilizzate e la valutazione clinica del donatore consentono un altissimo grado di sicurezza del trapianto, nonostante il tempo a disposizione sia solitamente limitato a poche ore. Tuttavia la sicurezza non può essere assoluta. Può, infatti, verificarsi che un donatore abbia una malattia virale, non documentabile anche con i più sofisticati test, perché nella fase cosiddetta "finestra". Con questo termine si definisce il periodo durante il quale gli anticorpi contro il virus o la ricerca dell'acido nucleico virale non sono ancora rilevabili nel sangue del paziente, che risulta comunque infettante. Potenzialmente, le patologie che possono essere trasmesse con un trapianto sono numerose ed alcune anche particolarmente gravi (Epatite virale, HIV, ecc.). Questa evenienza, come quella di trasferire con gli organi altre patologie come ad esempio i tumori, è comunque remota proprio per l'accuratezza con la quale vengono valutati i donatori, sia dal punto di vista clinico che di esami strumentali e di laboratorio.
Nei casi in cui il rischio di trasmissione di patologie infettive risulti aumentato, gli organi possono essere utilizzati dopo aver adeguatamente informato il paziente ed averne ottenuto una dichiarazione di consenso. E' previsto che il paziente accetti questa tipo di donazione già al momento dell'inserimento in lista e la confermi al momento dell'eventuale trapianto. E' evidente che ogni organo viene proposto quando, a giudizio del clinico trapiantatore, il beneficio atteso con il trapianto risulti superiore al rischio.
Ulteriori informazioni e i relativi consensi informati che il paziente deve sottoscrivere sia quando viene iscritto in lista d'attesa sia prima dell'intervento chirurgico di trapianto, possono essere richiesti ai medici dei Centri di Trapianto di riferimento.

Casi particolari

  1. Donatori HBsAg positivi, HCV positivi, anti-HBc positivi
    Rientrano in questo livello i casi in cui la presenza di uno specifico agente patogeno o stato sierologico del donatore è compatibile con il trapianto. Gli organi di questi donatori possono essere utilizzati, secondo le Linee Guida Nazionali, in riceventi affetti dalla stessa patologia o immunizzati contro di essa.
  2. Donatori con meningite o batteriemia
    Vengono compresi in questo ambito i donatori con meningite in trattamento antibiotico mirato da almeno 24 ore e quelli con batteriemia documentata in trattamento antibiotico mirato.
  3. Donatori a cui è stata diagnosticata una neoplasia in atto o pregressa
    Gli organi di tali donatori, secondo le indicazioni nazionali, possono essere utilizzati per candidati al trapianto quando la neoplasia sia in atto, ma la possibilità di metastatizzare sia pressoché nulla (rischio standard), quando la diagnosi di neoplasia sia pregressa e siano trascorsi almeno 10 anni dalla diagnosi di guarigione (rischio standard), quando la neoplasia sia in atto, ma il rischio di trasmissione del tumore al ricevente sia molto inferiore al potenziale beneficio del trapianto (rischio aumentato ma accettabile).
  4. Donatori a rischio infettivo non valutabile
    Per aumentare le possibilità di trapianto, il Centro Nazionale Trapianti (CNT), nella riunione del 6 settembre 2007, ha approvato anche l’assegnazione di organi prelevati da donatori a rischio infettivo non valutabile con le seguenti indicazioni (Linee guida nazionali sulla sicurezza 9 giugno 2008).
Viene considerato a rischio infettivo non valutabile il donatore che abbia tenuto nelle due settimane precedenti la donazione documentati comportamenti ad elevato rischio di acquisizione di patologie infettive, inclusa l’infezione da HIV, la cui eventuale presenza non sia rilevabile anche con l’utilizzo delle più sensibili metodiche di biologia molecolare.

Gli organi di questi donatori possono essere offerti:

  • In condizioni salvavita
    1. A soggetti candidati al trapianto che si trovino in condizioni di urgenza clinica comprovata e per i quali, a giudizio del clinico trapiantatore, il beneficio atteso risulti superiore al rischio di contrarre l’infezione da HIV o altre patologie infettive non documentabili al momento della donazione;
    2. a candidati che abbiano già una infezione da HIV.
  • In condizioni elettive
    A soggetti con documentata infezione da HIV al momento dell’inserimento in lista o a soggetti che non presentino l’infezione da HIV, ma per i quali, a giudizio del clinico trapiantatore, il beneficio atteso risulti superiore al rischio di contrarre l’infezione da HIV o altre patologie infettive non documentabili al momento della donazione. Per il trapianto di rene tale condizione si identifica nella presenza di almeno uno tra i seguenti requisiti
    • completa e documentata assenza di accessi vascolari;
    • presenza in lista superiore a 10 anni;
    • condizione di iperimmunizzazione superiore all'80% per un periodo superiore a 10 anni;
    • altri casi particolari concordati con il CNT.
    Gli organi di questi donatori, a prescindere dalla tipologia del ricevente, devono essere offerti a candidati che abbiano sottoscritto al momento dell'iscrizione in lista di attesa, o comunque prima che si renda disponibile un organo da donatore a rischio non valutabile, l’allegato modulo di consenso informato, la cui copia deve essere a disposizione del CNT e del centro regionale e interregionale di riferimento.
    Soggetti con infezione da HIV possono ricevere organi solo se regolarmente inseriti in lista prima della donazione.
L’assegnazione degli organi sia salvavita sia non salvavita deve avvenire in collaborazione con la second opinion nazionale.
La second opinion è una commissione di professionisti esperti nominati con decreto ministeriale, ed è composta da due medici del Centro Nazionale Trapianti, un medico legale, un infettivologo, un anatomo patologo e un rianimatore. La second opinion garantisce alla rete nazionale trapianti, 24 ore su 24, un supporto di elevate competenze ed è lo strumento consultivo a cui i gestori del donatore si rivolgono, tramite il CIR, durante il processo di valutazione del donatore o dei singoli organi.


LA QUALITA' DELL'ORGANO TRAPIANTATO
Quando vi è una donazione i medici, sulla base dei dati in loro possesso, valutano la qualità del rene. Può avvenire che un paziente, chiamato dal centro per ricevere un organo, non possa effettuare il trapianto, poiché al momento del prelievo, per motivi diversi, gli organi vengono riconosciuti non idonei (infezione, danni anatomici, traumi, ecc.) o non sufficientemente sicuri o appropriati alle necessità del ricevente.