f.a.q. - domande e risposte

01. Quali organi e tessuti possono essere donati?
02. Chi può essere donatore di organi?
03. Come mai, se un soggetto è davvero morto, il cuore continua a battere, il colorito è roseo e la temperatura corporea normale?
04. è corretto parlare di morte cardiaca e di morte per lesioni cerebrali?
05. Morte per lesioni cerebrali è sinonimo di coma?
06. Quali sono i criteri per accertare la morte dovuta a cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali?
07. Che cosa prevede la legge per garantire che gli organi non vengano prelevati a persone ancora vive?
08. Quando è possibile il prelievo degli organi?
09. Quali sono state le tappe storiche più importanti del trapianto di organi?
10. Quali sono le questioni etiche più importanti collegate al trapianto?
11. Che dire del "traffico di organi" e dei 'trapianti clandestini'?
12. Quali sono le indicazioni al trapianto?
13. Che cosa pensano del prelievo e del trapianto le varie confessioni religiose?
14. Come è organizzato in Italia il trapianto?
15. è possibile ottenere un trapianto all'estero?
16. Quali sono i criteri di assegnazione degli organi da trapiantare?
17. Com'è la qualità del trapianto?
18. Che tipo di vita possono condurre le persone che hanno subito un trapianto?
19. Che cos'è il trapianto da vivente?
20. Qual è attualmente la situazione dei trapianti pediatrici?
21. Quali sono le prospettive future nel campo dei trapianti d'organo?
22. Come viene valutato il donatore per garantire la sicurezza del ricevente?




1. Quali organi e tessuti possono essere donati?
Organi: reni, cuore, polmoni, fegato, pancreas e intestino.
Tessuti: cornee, valvole cardiache, arterie, vene, ossa, cartilagini, tendini e cute.

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2. Chi può essere donatore di organi?
Il potenziale donatore è un soggetto deceduto in quanto si è verificata la completa ed irreversibile perdita delle funzioni dell'encefalo (nome scientifico del contenuto della scatola cranica). L'encefalo comprende una parte esterna detta corteccia, una parte centrale detta diencefalo e il tronco celebrale. La completa ed irreversibile distruzione dell'encefalo accade quando si interrompe il flusso di sangue all'encefalo, in seguito a traumi o altre patologie, ed è come se il soggetto fosse decapitato. In questi casi le tecniche strumentali e le sostanze farmacologiche usate in rianimazione possono permettere al cuore di continuare a battere, e agli organi di ricevere ossigeno. Tuttavia ciò è possibile solo per poche ore o giorni, dopo di che tutti gli organi si deteriorano rapidamente, qualsiasi sia il supporto intensivo, e presto interviene l'arresto della loro funzione. Il prelievo degli organi per il trapianto è quindi possibile entro un intervallo di tempo limitato, cioè prima che intervenga il deterioramento della loro funzione. Per quanto riguarda l'età, non esistono limiti prefissati in quanto l'idoneità degli organi dipende più dalle loro condizioni funzionali che dall'età anagrafica. Tutti quindi possono essere donatori.

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3. Come mai, se un soggetto è davvero morto, il cuore continua a battere, il colorito è roseo e la temperatura corporea normale?
Il cuore continua a battere grazie all'ausilio di macchine, che consentono di fornire sangue ossigenato: ciò si ottiene mantenendo artificialmente la ventilazione polmonare, la pressione arteriosa e la temperatura corporea.

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4. è corretto parlare di morte cardiaca e di morte per lesioni cerebrali?
C'è una sola morte ed è la morte per cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali, secondo la definizione universalmente accettata da chiesa, medicina e legge. In passato la morte si identificava con la fine dell'attività cardiaca e con la cessazione del respiro, quando il cuore smetteva di battere, il respiro si fermava e prendeva avvio quel processo di decomposizione organica caratteristico del cadavere. Tuttavia i progressi tecnici hanno complicato la constatazione del fenomeno morte poiché rendono possibili le funzioni respiratorie e circolatorie, seppure in modo artificiale, smentendo, così, il concetto secondo cui la cessazione di tali attività, deve coincidere necessariamente con la morte. Occorre, dunque, spostare l'attenzione da respiro e circolo, "centri della vita" ad uno specifico organo che rappresenta il substrato essenziale della vita ed il cui danno irreversibile costituisce, da solo, il momento di compromissione dell'integrità dell'uomo come persona, e, quindi, il momento dell'evento morte. l'attenzione si è quindi spostata su quello che è sempre stato il vero protagonista dell'arresto di circolo e di respiro: l'encefalo.
Pur senza entrare nei particolari della fisiologia umana, è necessario ricordare che nelle condizioni di vita ordinaria, esiste un rapporto molto stretto e fondamentale che unisce il cervello ai polmoni e al cuore attraverso un meccanismo di interdipendenza reciproca per la quale, in condizioni naturali, non è possibile la sopravvivenza dell'uno senza quella degli altri due.
Questa interdipendenza fisiologica comporta rilevanti conseguenze sul piano pratico: pur esistendo una sola morte, quella del cervello, esistono tre diversi modi di morire.
Questi modi sono ben spiegabili con i tre esempi cruenti del colpo d'arma da fuoco alla testa, del colpo d'arma da fuoco al cuore e del soffocamento, ma ogni morte, per qualsiasi ragione, viene prodotta da una di queste tre sequenze, con danno iniziale a carico di uno dei tre elementi e conseguente perdita degli altri due. Nel primo caso, colpo d'arma da fuoco alla testa, si verifica la sequenza cervello - respiro - circolo, poiché il colpo che arriva al cervello pregiudica lo stimolo respiratorio che parte dal cervello stesso, interrompe la respirazione e il meccanismo di ossigenazione, causando l'arresto del cuore che si ferma per mancanza di ossigeno.
Nel secondo caso, del colpo d'arma da fuoco al cuore, la compromissione del cuore priva il cervello della perfusione sanguigna, il cervello muore e non stimola più il respiro. La sequenza è circolo - cervello - respiro. Nell'ipotesi di soffocamento, la sequenza che emerge è respiro - cervello - circolo, poiché l'assenza di respiro determina mancanza di ossigeno nel sangue; il cervello, che riceve sangue senza ossigeno, smette di funzionare e, dopo un certo tempo, anche il cuore, privo di ossigeno smette di battere.
Nell'ambito delle rianimazioni, nei casi in cui la lesione sia primitivamente encefalica (traumatismi, emorragie, tumori), è possibile, prima che la situazione si aggravi al punto da compromettere ogni attività cerebrale, ivi compresa la regolazione del respiro, far respirare artificialmente il paziente attraverso un respiratore. In tale condizione, se si giunge ad una completa ed irreversibile cessazione di qualsiasi attività del cervello, questa configura a tutti gli effetti la morte, l'unica morte, ma non si accompagna istantaneamente né alla cessazione dell'attività dei polmoni, ventilati artificialmente, né a quella del cuore che, ricevendo ossigeno, continua a battere.

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5. Morte per lesioni cerebrali è sinonimo di coma?
No. Nel coma lo stato di coscienza, cioè la consapevolezza di sé e dell'ambiente circostante è reversibile. La morte per lesioni cerebrali al contrario è un fenomeno irreversibile che provoca la perdita della funzione respiratoria, del controllo cardio-circolatorio, del controllo termico e del controllo endocrino-metabolico dell'organismo. Con i criteri d'accertamento attualmente disponibili la distinzione tra coma e morte è possibile con assoluta certezza.

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6. Quali sono i criteri per accertare la morte dovuta a cessazione irreversibile delle funzioni cerebrali?
La diagnosi esclusivamente clinica di morte è semplice e sicura e richiede solo il meticoloso rispetto dei criteri metodologici e clinici validati e codificati nella quasi totalità dei Paesi in cui esiste una medicina avanzata.
La diagnosi di morte con criteri neurologici si fonda su:

  1. assenza dello stato di vigilanza e di coscienza, dei riflessi del tronco encefalico e del respiro spontaneo;
  2. assenza di attività elettrica cerebrale;
  3. assenza di flusso ematico encefalico, da dimostrarsi in alcune situazioni particolari.
La diagnosi clinica di morte deve essere precoce sia per evitare un inutile accanimento terapeutico che per la dovuta attivazione delle procedure legali di accertamento di morte. La diagnosi clinica di morte a cuore battente non ha alcun valore legale prima che sia completato il periodo di osservazione prescritto dalla legge, ma riveste un fondamentale valore etico ed è punto qualificante nella professionalità del medico Rianimatore.
E’ inoltre un atto doveroso nei confronti del paziente e dei suoi familiari e fondamentale punto di partenza per il processo che può portare al prelievo di organi per trapianto. E’ importante sottolineare comunque che la diagnosi di morte è assolutamente indipendente dalla possibilità o meno che il soggetto sia un potenziale donatore di organi.
l'accertamento con criteri neurologici, richiesto dalla Legge del nostro Paese, è protratto per almeno sei ore ed eseguito per due volte da tre medici specialisti: un esperto in neurofisiologia, un rianimatore e un medico legale, dipendenti degli ospedali pubblici, con la collaborazione della direzione sanitaria. Il periodo di osservazione prevede l'esecuzione di un elettroencefalogramma ripetuto a distanza di tempo e l'esame clinico e neurologico del cadavere. Si arriverà così alla formulazione di un certificato di morte con due possibili esiti: la salma verrà portata in sala operatoria per il prelievo degli organi oppure direttamene all'obitorio in mancanza dell'idoneità clinica o per opposizione dei familiari aventi diritto.

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7. Che cosa prevede la legge per garantire che gli organi non vengano prelevati a persone ancora vive?
La legge vigente (Legge n. 578 del 29 dicembre 1993 e relativo regolamento D.M. 11 aprile 2008) oltre a definire che la morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo:

  1. stabilisce per tutti i soggetti e non solo per i potenziali donatori di organi, i criteri per l'accertamento della morte;
  2. prevede che l'équipe medica (Collegio medico) incaricata di accertare la morte (composta da un medico legale o, in mancanza, da un medico di Direzione Sanitaria o da un anatomo patologo, da uno specialista in anestesia e rianimazione e da un medico neurofisiopatologo o, in mancanza, da un neurologo o da un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia) deve essere diversa da quella che si occupa del prelievo e trapianto per evitare che vi possa essere un qualunque interesse a dichiarare morto un individuo ancora vivo;
  3. stabilisce che tali criteri debbano essere rilevati dal Collegio medico per un periodo non inferiore alle sei ore;
  4. richiede che il giudizio sulla morte da parte del Collegio medico sia unanime;
  5. contempla pene severe a chi non ottempera a quanto stabilito dalla legge.

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8. Quando è possibile il prelievo degli organi?
La legge italiana vigente (Legge n. 91 dell'1 aprile 1999) impegna i medici rianimatori a comunicare ai parenti l'utilità del trapianto, i risultati, le necessità dei pazienti in lista nonchè la natura e le circostanze del prelievo. Nelle disposizioni transitorie la legge prevede che gli aventi diritto possano esprimere opposizione scritta al prelievo nell'intento non tanto di consentire loro di disporre delle spoglie del loro caro, quanto di manifestare un'eventuale volontà negativa espressa in vita dal defunto. Sembra inopportuno, invece, lasciare la decisione ai familiari in quanto ciò non solo contrasta con il diritto italiano ma soprattutto, come dimostrato da recenti studi, provoca loro gravi traumi psichici in un'elevata percentuale di casi. La Conferenza dei Ministri della Sanità del Consiglio d'Europa del 1987 suggerisce agli Stati membri di invitare i cittadini ad esprimere in vita la loro volontà (o non volontà) di donare i propri organi dopo la morte, dando per scontato il loro assenso se non si esprimono. La legge italiana nella sua definitiva applicazione prevede la realizzazione di questa procedura di "silenzio-assenso" informato, che però non deve escludere la famiglia dal processo decisionale.

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9. Quali sono state le tappe storiche più importanti del trapianto di organi?
La storia del trapianto inizia nel lontano 1902, quando un celebre chirurgo francese, Alexis Carrel, avendo messo a punto la tecnica di sutura vascolare, ha eseguito con successo il primo trapianto di rene in un cane. Nel 1942 un professore inglese di zoologia, Peter Medawar, ha posto le basi della moderna immunologia dei trapianti, chiarendo i meccanismi della reazione di rigetto. Nel 1952 Jean Dausset ha perfezionato questa scoperta identificando per la prima volta quel "complesso maggiore di istocompatibilità" (HLA) la cui indagine è essenziale per accertare se l'organo da trapiantare è compatibile con il ricevente. Il primo trapianto umano coronato da successo è stato quello di rene eseguito nel 1954 a Boston tra due gemelli. Nel 1960, a Parigi, è stato eseguito il primo trapianto di rene da donatore non imparentato. Nel 1963 l'americano Thomas Starzl è stato l'autore del primo trapianto di fegato: l'intervento è stato eseguito su un bambino di tre anni che è sopravvissuto solo 4 ore al trapianto. Nello stesso anno J.D. Hardy ha eseguito il primo trapianto di polmone. Nel 1967, a Città del Capo, Christian Barnard è stato l'autore del primo trapianto di cuore. Nel 1981 è avvenuto il trapianto del blocco cuore-polmoni. Il balzo in avanti decisivo è arrivato nel 1982 quando è stato utilizzato per la prima volta un potente farmaco immuno-soppressore, la ciclosporina, che permette di controllare gran parte delle reazioni di rigetto. Da allora la sopravvivenza dei pazienti trapiantati è continuamente migliorata anche grazie ai progressi realizzati in campo chirurgico e nella rianimazione post- operatoria. Da metà degli anni ottanta gli interventi di trapianto entrano a far parte della routine chirurgica e il loro numero è in continua crescita in tutti i Paesi occidentali.

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10. Quali sono le questioni etiche più importanti collegate al trapianto?
Negli oltre quarant'anni che ci separano dal suo esordio, l'intervento di trapianto è stato al centro di molte discussioni di natura etica. Il dibattito ha toccato di volta in volta diversi temi: siamo certi che il donatore sia veramente morto? è giusto menomare l'integrità di un cadavere per prelevare gli organi destinati al trapianto? è eticamente pensabile che un uomo viva grazie a un organo che non è suo? è corretto destinare tante risorse umane ed economiche agli interventi di trapianto? Ma qualsiasi perplessità ed obiezione si è dovuta arrendere di fronte ai fatti. Attualmente gli interrogativi più importanti sono quelli che nascono dalla carenza di organi da trapiantare: è giusto che soltanto una parte dei pazienti che sono in lista di attesa possano usufruire dei benefici del trapianto? E soprattutto: come scegliere tra i molti pazienti che sono in attesa quelli cui assegnare di volta in volta gli organi disponibili? Va detto anche che i più autorevoli organismi internazionali, come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Consiglio d'Europa, non hanno mai dubitato della liceità del trapianto e si sono attivati da molti anni a favore del suo sviluppo sia sul piano quantitativo che qualititativo.

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11. Che dire del "traffico di organi" e dei "trapianti clandestini"?
Sul problema dei trapianti, come su molti altri aspetti della medicina contemporanea, l'impatto delle informazioni fornite dai media è enorme. Le prove di questo fatto sono innumerevoli. La vulnerabilità di fronte ai media si manifesta in particolare per i temi che toccano da vicino le abitudini collettive più radicate nel tempo e la comune sensibilità morale, come quella sui temi della morte e sul cosiddetto commercio degli organi. Ricordiamo a questo proposito che l'esistenza di un mercato degli organi non è mai stata dimostrata per quanto riguarda il prelievo da cadavere, cioè la procedura utilizzata per la grandissima parte dei trapianti: anzi, vi sono numerosi studi che documentano come i supposti prelievi clandestini e il commercio degli organi siano vere e proprie leggende.
Anche la conoscenza dell'organizzazione del trapianto così come si configura oggi in Occidente farebbe capire che il cosiddetto 'traffico di organi' è praticamente impossibile. Purtroppo soltanto raramente i media hanno riportato questi dati mentre - nella accanita ricerca di notizie comunque clamorose - grande rilievo ottengono al contrario le fantasticherie (in altro modo non potrebbero essere chiamate) sul prelievo clandestino da cadaveri e sul commercio di organi, anche di bambini, che sarebbero destinati al trapianto.

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12. Quali sono le indicazioni al trapianto?
Centinaia di migliaia di interventi eseguiti in tutto il mondo hanno confermato che l'indicazione tradizionale al trapianto è l'insufficienza irreversibile di organi vitali. In particolare, in caso di insufficienza cardiaca, epatica, o polmonare, il trapianto è la sola terapia in grado di assicurare una sopravvivenza che altrimenti risulterebbe impossibile. In caso di insufficienza renale, il trapianto cambia radicalmente la qualità di vita di pazienti costretti alla dialisi dalla loro malattia. Negli ultimi anni le indicazioni al trapianto sono state notevolmente ampliate e anche malati con più di sessant'anni possono, se in buone condizioni generali, essere trapiantati con successo.

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13. Che cosa pensano del prelievo e del trapianto le varie confessioni religiose?
Le diverse confessioni religiose hanno un ruolo essenziale nelle decisioni che, come quelle relative alla donazione e al trapianto di organi, riguardano la vita e la morte. Di seguito vengono brevemente riportate le posizioni ufficiali delle principali confessioni religiose, sostanzialmente tutte favorevoli alla donazione e al trapianto.
Cattolicesimo. In diverse occasioni i Pontefici si sono dichiarati favorevoli sia alla donazione sia al trapianto. Nella lettera enciclica Evangelium vitae, Giovanni Paolo II scrisse "Al di là dei fatti clamorosi, c'è l'eroismo del quotidiano, fatto di piccoli o grandi gesti di condivisione che alimentano un'autentica cultura della vita.
Tra questi gesti merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili, per offrire una possibilità di salute e perfino di vita a malati talvolta privi di speranza" (Cap. IV - 86). Nel Nuovo Catechismo Cattolico (Sett. 1997, 2301) si legge: "Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio". Il Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, ha più volte ribadito che "il trapianto può davvero favorire una più vera coltura della vita, parchè richiede solidarietà". Nello scritto del Cardinale (Notizie Brevi dal Policlinico di Milano, n. 3, 1990) si legge: "Non mancano moralisti che parlano del consenso al prelievo dei propri organi come di vero e proprio obbligo morale di solidarietà umana e, per il cristiano, di carità. E c'è chi aggiunge che trattandosi di un dovere morale, bisogna dare per scontata la presunzione che ciascuno abbia la volontà di assolverlo".
Ebraismo. Accettabile per donatore e ricevente. Il trapianto, anche quello di cornea, è considerato una procedura salvavita, e come tale il prelievo degli organi ha la priorità sul mantenimento della santità del corpo del donatore.
Protestantesimo. La fede rispetta la coscienza individuale e il diritto di ognuno di prendere decisioni che riguardano il suo corpo.
Buddismo. La scelta sulla donazione e il trapianto di organi deve essere personale, non esistono disposizioni scritte, anche se autorevoli ministri si sono ripetutamente espressi in modo favorevole.
Islamismo. Accettabile per donatore e ricevente. Tutto ciò che viene fatto per mantenere la salute è considerato non solo accettabile ma raccomandato. Gli organi o tessuti di donatori musulmani devono essere trapiantati immediatamente dopo il prelievo e non conservati in banche.

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14. Come è organizzato in Italia il trapianto?
In tutto il mondo occidentale le organizzazioni di trapianto hanno un'estensione nazionale o multiregionale: in questo secondo caso esiste un collegamento organico tra i diversi programmi interregionali che operano all'interno dello stesso Paese. Attualmente in Italia l'organizzazione del trapianto si basa su tre programmi multiregionali: ognuno di loro, però, con veste giuridica, criteri di inserimento in lista di attesa e di destinazione degli organi disponibili che non sono uniformi. La recente Legge 1 aprile 1999 ("Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e tessuti") ha disegnato un nuovo assetto organizzativo degli interventi di prelievo e di trapianto che porta l'organizzazione del prelievo e del trapianto a livello regionale, polverizzando anzichè riunendo i vari programmi. è stato istituito anche un Centro Nazionale Trapianti con sede presso l'Istituto Superiore di Sanità al quale è stato affidato il compito di controllare l'attività di prelievo e trapianto, di stendere le linee-guida e di formulare le raccomandazioni operative. Ed ecco una breve descrizione delle organizzazioni italiane che operano nel campo dei trapianti.
Nord Italia Transplant (NITp)
Serve un'area di poco più di 18 milioni di abitanti in 5 regioni, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e nella provincia autonoma di Trento. Ha un unico Centro Interregionale di Riferimento (Policlinico di Milano) che gestisce le liste d'attesa, riceve le segnalazioni dei potenziali donatori, esegue le indagini immunologiche pre-trapianto e assegna gli organi da trapiantare. Il 50% circa degli interventi di trapianto della penisola vengono effettuati attualmente all'interno del Nord Italia Transplant.
Associazione Interregionale Trapianti (AIRT)
è un programma collaborativo tra Piemonte, Valle d'Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e provincia autonoma di Bolzano. Copre un'area di 16,5 milioni di abitanti e prevede 4 Centri di Riferimento (Torino, Bologna, Firenze e Bari) che si alternano nella gestione delle urgenze. Le liste d'attesa sono regionali, anche le indagini immunologiche e l'allogazione degli organi sono eseguite a cura dei Centri Regionali.
Organizzazione Centro-Sud Trapianti (OCST)
è al servizio delle regioni centro-meridionali, della Sardegna e della Sicilia. Per un totale di quasi 23 milioni di abitanti. Ha un Centro Interregionale di Riferimento a Roma che, come nell'AIRT, gestisce il programma delle urgenze. I Centri Regionali di Riferimento sono numerosi. Anche in questo caso la gestione delle liste d'attesa è regionale, i criteri di allogazione degli organi sono diversi e le indagini immunologiche non sono centralizzate.

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15. E' possibile ottenere un trapianto all'estero?
Fino a qualche anno fa un certo numero di pazienti italiani in lista di attesa, considerata la scarsità degli organi disponibili, si rivolgeva a centri esteri (Francia, Belgio e Germania ma anche Stati Uniti oppure India) nella speranza di ottenere quel trapianto che da noi era problematico. Fino a tutti gli anni ottanta, in particolare, un numero compreso tra 200 e 300 pazienti all'anno e appartenenti soprattutto alle regioni più svantaggiate, ha potuto ottenere un rene 'nuovo' in altri paesi. Attualmente la convenienza di rivolgersi all'estero per un trapianto è molto ridotta a causa dei seguenti motivi:

  • in Italia il numero dei donatori per milione di abitanti è superiore a quello della media europea: non è detto, dunque, che sia più facile ottenere altrove quello che da noi si fa attendere;
  • in molti paesi europei sono stati fissati dei limiti agli interventi di trapianto eseguiti su cittadini stranieri: per un italiano non è così facile, di conseguenza, ottenere l'intervento;
  • in qualche caso i pazienti italiani che si rivolgono all'estero scelgono paesi in cui i risultati dell'intervento sono inferiori ai nostri.

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16. Quali sono i criteri di assegnazione degli organi da trapiantare?
Sul piano etico il problema della assegnazione degli organi - cioè della decisione di quale tra i pazienti in lista di attesa ha diritto di essere trapiantato ogni volta che c'è un organo disponibile - è, come abbiamo detto in precedenza, una delle questioni più delicate e attuali. è necessario, infatti, salvaguardare prima di tutto la trasparenza dell'assegnazione degli organi: anche a distanza di anni, cioè, i criteri che hanno fatto decidere per l'uno o per l'altro malato debbono essere chiari e riconoscibili. Deve esserci uniformità, inoltre, tra le varie procedure utilizzate: tutte le scelte vanno operate secondo criteri univoci. l'allogazione degli organi, infine, deve soddisfare il criterio dell'equità, cioè non deve operare discriminazioni di nessun tipo tra le diverse categorie di pazienti in lista di attesa.
Per quanto riguarda il NITp, i criteri di assegnazione usati vengono stabiliti di comune accordo dai chirurghi e dagli operatori sanitari che collaborano al trapianto e sono periodicamente aggiornati alla luce delle nuove conoscenze scientifiche. Un risultato di grande importanza e di assoluto rilievo sul piano internazionale è stato raggiunto nel 1997, quando il NITp ha messo a punto un modello computerizzato di assegnazione dei reni da trapiantare. Questo modello, applicato a tutti i trapianti renali avvenuti nell'area NITp, ha dimostrato di essere non solo 'trasparente' ed 'equo' ma anche di saper incrementare la frequenza del trapianto di reni per le categorie di pazienti più svantaggiate: quelle dei malati in lista di attesa che, a causa delle loro caratteristiche immunologiche, hanno minori speranze di trovare un organo 'compatibile'.

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17. Com'è la qualità del trapianto?
La qualità dei trapianti nell'area NITp è soddisfacente e continua a migliorare. Nel NITp, la sopravvivenza a 3 anni del rene trapiantato è 86% (95% quella del paziente), 82% quella del paziente trapiantato di cuore e 73% quella del paziente trapiantato di fegato.
I risultati del trapianto ottenuti nel NITp sono praticamente sovrapponibili a quelli che vengono ottenuti nei migliori centri esteri. Va anche detto che tra i molti centri trapianto che operano nell'area NITp (15 di rene, 5 di rene-pancreas, 9 di fegato, 6 di cuore, 3 di cuore-polmoni e 5 di polmoni) le differenze relative alla sopravvivenza non sono rilevanti: questo dato sta a testimoniare che la qualificazione professionale, lo scambio di informazioni e l'esperienza dei Centri Trapianto del Nord Italia Transplant è molto buona.

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18. Che tipo di vita possono condurre le persone che hanno subito un trapianto?
Il trapianto non è soltanto una terapia efficace in termini di sopravvivenza del paziente, ma garantisce anche un notevole miglioramento della qualità di vita. I risultati ottenuti nel programma NITp indicano che la maggioranza dei pazienti conserva, a 3 anni, un'eccellente funzione dell'organo trapiantato. Inoltre da una ricerca condotta dal NITp su 585 pazienti trapiantati di cuore, è emerso che soltanto il 15% dei pazienti che avevano un lavoro attivo prima della malattia non hanno ripreso il lavoro per problemi legati allo stato di salute.
Ogni trapiantato assume quotidianamente una terapia antirigetto ed effettua controlli medici periodici.

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19. Che cos'è il trapianto da vivente?
La legge italiana consente attualmente che un vivente possa donare un rene oppure una parte del suo fegato perchè vengano trapiantati. Il trapianto da vivente può essere effettuato da donatori consanguinei oppure non imparentati: richiede sempre l'autorizzazione di un magistrato che accerti la gratuità della donazione. Il NITp ha sempre sostenuto che il numero dei trapianti da vivente deve essere il più possibile contenuto. Il rischio di una compra-vendita dell'organo da trapiantare nel caso di prelievo da vivente obbliga ad uno stretto controllo ed a specifica sorveglianza. La garanzia che tutto avvenga attraverso un atto gratuito di solidarietà e non per interesse economico del donatore deriva prima di tutto dalla serietà dei medici che sono coinvolti nell'intervento e dall'efficienza dell'organizzazione di trapianto.

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20. Qual è attualmente la situazione dei trapianti pediatrici?
Nel bambino il trapianto presenta aspetti peculiari: uno di questi è la necessità di trovare organi da trapiantare che siano di dimensioni adeguate a quelle dell'organismo cui sono destinati. Ciò rende più difficile l'intervento, in quanto il numero dei bambini che decedono per morte cerebrale, per fortuna, è esiguo. d'altra parte i bambini in attesa di trapianto di rene, di cuore o di fegato hanno più complicanze degli adulti in lista di attesa: di conseguenza, spesso, il trapianto pediatrico andrebbe compiuto in tempi brevi.
Un importantissimo passo avanti è stato compiuto con la tecnica chirurgica dello split liver (letteralmente 'divisione del fegato') che permette di utilizzare un solo fegato prelevato da cadavere per trapiantare due persone in lista di attesa, un bambino e un adulto. Ciò permette di soddisfare tutte le richieste pediatriche di trapianto epatico. Attualmente nell'area del NITp le liste d'attesa per quanto riguarda i bambini sono estremamente contenute.

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21. Quali sono le prospettive future nel campo dei trapianti d'organo?
La trapiantologia mondiale è in continua e rapida evoluzione. Nelle righe seguenti ci limitiamo a indicare alcuni degli argomenti di studio indagati, quelli che potrebbero portare a risolvere i problemi più grossi che emergono dalla pratica clinica.
La ricerca nel campo della terapia immunosoppressiva (antirigetto)
Questa terapia farmacologica ha lo scopo di impedire la reazione di rigetto che il sistema immunitario può scatenare contro l'organo trapiantato quando lo identifica come 'diverso da sé'. Per questo motivo le persone che hanno subito un trapianto debbono assumere per tutta la vita farmaci che 'deprimono', cioè rendono meno attivo, il loro sistema immunitario. d'altra parte l'attività immunitaria, essenziale nel respingere le aggressioni di virus o batteri, non deve essere annullata. Si è alla continua ricerca, dunque, di farmaci in grado di garantire un buon equilibrio tra attività anti-rigetto e rispetto del sistema immunitario nelle sue capacità di combattere le infezioni e le mutazioni che danno origine alle neoplasie. Dopo la ciclosporina, altri farmaci, come l'FK 506, il micofenolato mofetil e la rapamicina sono stati studiati e hanno dato buoni risultati: altre sostanze sono allo studio.
La tolleranza
Con questo termine si indica l'eliminazione nell'organismo del ricevente di ogni reazione nei confronti dell'organo trapiantato. Invece che con un farmaco, però, si cerca di ottenere questo risultato 'insegnando' all'organismo del ricevente - mediante procedure che vanno attuate prima dell'intervento di trapianto - a riconoscere come 'suo' l'organo trapiantato: cioè a 'tollerarlo'. Come gli studi sui farmaci immunosoppressivi, anche quelli sulla tolleranza sono importanti parchè potrebbero evitare, con il rigetto, anche il secondo grande rischio legato al trapianto: quello che una cura anti-rigetto prolungata e aggressiva aumenti nei trapiantati il rischio di essere colpiti da tumore. Si tratta di un pericolo documentato che diventa significativo con il passare degli anni.
Lo xenotrapianto
Si definisce così il trapianto nel corpo umano di un organo che appartiene a una specie animale. I pochi tentativi fatti (sono stati trapiantati in due esseri umani un fegato di maiale e un cuore di babbuino) hanno dimostrato finora l'impraticabilità dello xenotrapianto: la reazione di rigetto, infatti, è stata particolarmente violenta e impossibile da controllare. Ma in linea teorica questo metodo rivoluzionario permetterebbe di superare la crescente carenza di donatori e di organi umani disponibili per il trapianto: per questo motivo gli studi in questa direzione proseguono.
Uno dei percorsi che potrebbero rendere possibili gli xenotrapianti è la creazione di specie transgenetiche, cioè di animali il cui DNA è stato modificato così da rendere i loro organi geneticamente più 'compatibili' nei confronti del corpo umano.
Nessuno di questi filoni di ricerca, peraltro, promette risultati immediati. Lo studio di nuovi farmaci immunosoppressivi porterà certamente ad altri risultati, ma non si può prevedere se i loro vantaggi saranno risolutivi a fronte dei problemi che si vogliono affrontare. Quanto alle ricerche nel campo della tolleranza e degli xenotrapianti, si tratta di indagini che richiederanno certamente molti altri anni.
Ingegneria tissutale
l'utilizzo delle cellule staminali (da sangue periferico o cordone ombelicale) che, in opportune condizioni, sono in grado di replicarsi e di differenziarsi e la cui differenziazione può essere orientata consentiranno, in un prossimo futuro, di riparare tessuti complessi o addirittura organi.

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22. Come viene valutato il donatore per garantire la sicurezza del ricevente?
Dal momento della segnalazione del donatore al Centro Interregionale di Riferimento del NITp da parte della Rianimazione, inizia un processo di valutazione del donatore che richiede una stretta collaborazione professionale fra operatori e CIR. Tutte le informazioni fornite riguardo alla storia clinica pregressa del donatore e alle sue abitudini di vita, le indagini eseguite durante il ricovero e durante il periodo di osservazione (esami del sangue, indagini strumentali) vengono valutate dal CIR e dai Centri Regionali di Riferimento che possono avvalersi, se necessario, del parere di esperti in campo infettivologico, anatomo-patologico, medico-legale e neurologico. l'utilizzo di linee-guida stilate appositamente per la valutazione dell'idoneità del donatore garantisce la maggiore sicurezza possibile per evitare i rischi legati alla trasmissione di malattie dal donatore al ricevente. In situazioni cliniche particolari del ricevente, e previo consenso informato dello stesso, alcuni protocolli prevedono l'utilizzo di organi da donatori con livello di rischio maggiore.

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A cura degli operatori del NITp