"Ci avete aiutato a essere mamma e papà quando noi non osavamo crederci", una lettera piena d'amore è arrivata in TIN
In questa lettera giunta al team della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano troverete molti nomi. Alcuni di fantasia, affinché ogni storia, per quanto personale, possa riconoscersi universale. Altri reali. Alcuni, forse, persino familiari.
Antoine e Marina sono diventati genitori del piccolo Immanuel nella primavera del 2025, a 25+0 settimane, con un peso alla nascita di 665 g.
Dolore fisico, angoscia di un ignoto spaventoso, sensi di colpa e il dubbio che forse sia meglio lasciar tutto, anche il proprio amore, nelle mani di altri. L'immagine nella mente di mamma e papà è quella di un lungo tunnel buio, ma nella Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano ci sono professionisti che "fanno vedere che la luce del giorno arriva anche per chi è nella prova e si sente impotente".
In che modo? Marina e Antoine hanno stilato una lista di grazie. Per non dimenticare. Per onorare la vita di Immanuel.
Grazie. "Per tutte le spiegazioni ripetute mille volte a mille genitori, e nonostante questo, ripetute con gentilezza. Per tutte le piccole battute che ci hanno ricordato che potevamo ancora provare altre cose che l'angoscia. Grazie ad Alessandro, per averci fatto cambiare il primo pannolino, per aver tolto i cerotti della cpap prima di tornare a casa dopo un turno di notte, per avergli messo il sondino nel naso per poter farlo ciucciare. Grazie a Miriam, Michela, Silvia, Eleonora e alle loro importanti e utili parole. Grazie a Rossella, che ha fatto tanto per non intubare Immanuel di nuovo in una delicata notte. Grazie a llaria, che ballava quando 'respirava a 100'. Grazie a Pietro a cui dobbiamo il primo bagnetto. Grazie a Cecilia, ricca nelle sue conversazioni. Se di qualcuno manca il nome, di certo però non manca la nostra riconoscenza. 'Grazie a Carlo Pietrasanta per quel "Bravo Bambino" che lui per primo ha visto in Immanuel, e grazie a Roberto Raschetti, felice di vedere Immanuel diventare 'grande' e ad Andrea Ronchi, per aver saputo comunicare in una doppia lingua. Grazie ad Anna Lavizzari per avere dato il giusto respiro al nostro bambino e a Giulia Vizzari, amorevole anche nel momento della dimissione. Grazie a Laura Bassi, a Giacomo Cavallaro, a Gaia Francescato, alla prof. Monica Fumagalli per la loro calma e sicurezza che mi hanno co-regolata e per la loro pazienza. Grazie a Gabriella Araimo, per quanto dica che quello che fa 'è soltanto il suo lavoro', che però illumina gli altri come una stella nella notte. Grazie anche a chi fa le pulizie, chi svolge altre attività, abbiamo conosciuto persone dal cuore grande".
In un ospedale si può essere pazienti in tante forme. Un modo davvero particolare è quando si è genitori di un neonato ricoverato nella Terapia Intensiva Neonatale: mentre gli specialisti proteggono una vita appena nata, si prendono cura anche di chi l'ha messa al mondo.
È come una terapia che non conosce fine fino a che nel cuore di questi genitori vi è traccia del ricordo del bene ricevuto e della gratitudine per aver allontanato ogni retaggio degli incubi peggiori. Oggi Immanuel pesa oltre 6 kg ed esplora il mondo con una curiosità incredibile.