Straordinario ritorno in mostra: il prezioso Papiro del Policlinico di Milano al Castello Sforzesco
— di Valentina Castellano Chiodo
Definito dagli studiosi “un capolavoro”: dopo l’attento restauro il famoso "Papiro Busca" è ora visibile al grande pubblico nella nuova Galleria Antico Egitto.
Un immenso patrimonio da conoscere è quello del Policlinico di Milano e tra i cimeli più famosi e preziosi certamente primeggia uno straordinario papiro egizio. Dopo l’attento restauro e grazie all’inaugurazione della nuova Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco di Milano dal 5 marzo 2026 il prezioso "Papiro Busca", torna esposto al grande pubblico in tutto il suo splendore, svelando i suoi misteri e la sua incredibile storia secolare.
Il Papiro Busca, uno dei reperti più scenografici e "protetti"
La Galleria Antico Egitto, che è stata chiusa per 9 anni, restituisce alla città una delle collezioni più affascinanti del patrimonio civico con un allestimento emozionale e contemporaneo nelle sotterranee Sale Viscontee: in mostra ci sono circa 330 reperti, di cui 80 nuove esposizioni (ma la collezione conta più di 3000 pezzi) che raccontano la storia millenaria nella valle del Nilo, dal IV millennio a.C. al V secolo d.C., tra cui sarcofagi e amuleti, bronzetti e vasi, canopi e stele, compreso il famoso “Papiro di Ptahmose”, posizionato nella seconda sezione tematica intitolata "Vivere in Eterno", a cui è stata dedicata una teca su misura, computerizzata e in grado di dosare una luce calibrata e accendere l’illuminazione temporanea per esaltarne ogni dettaglio, garantendo un "effetto WOW": si attiva con un pulsante dagli stessi visitatori, per preservare il deterioramento di un materiale tanto fotosensibile e per farlo “riposare” quando non viene guardato.
I segreti del prezioso rotolo lungo 7 metri
Il papiro mostra il “Libro per uscire dal giorno, per entrare e uscire dal Luogo che è soggetto al dio”, più comunemente conosciuto come Libro dei morti, in cui sono raffigurate una serie di formule, destinate a facilitare l’anima nel suo ultimo viaggio nell’Aldilà. Il rotolo, lungo quasi sette metri, fu composto a Tebe per lo scriba e disegnatore Pthamose all’inizio della XIX dinastia (che fiorì tra il 1305 e il 1200 prima di Cristo). Conservato gelosamente finora nell’Archivio ospedaliero presenta un testo particolarmente completo e ricco di vignette e tra i contenuti trascritti si trova anche una serie di formule per attivare numerosi amuleti, che è raro trovare in altri papiri simili. Non perdete i dettagli nella parte centrale dov’è presente la bilancia per la “pesatura del cuore” di fronte a Osiride, dio degli inferi nonché giudice dell’anima per gli egizi: sulla bilancia il cuore dev’essere leggero come la piuma di Maat, dea della verità e della giustizia.
La strada del Papiro Busca: dall’Egitto alla Ca’ Granda
La storia che lo ha portato all’archivio del Policlinico di Milano è davvero curiosa. Merito del milanese Carlo Ignazio Busca Arconati Visconti, che nei primi anni dell’Ottocento, aveva riportato da un viaggio in Egitto una mummia, completa di sarcofago e il papiro di Ptahmose. Probabilmente il marchese era stato mosso dall’egittomania (diffusa in seguito alla spedizione di Napoleone), ma alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1850, gli eredi dovettero decidere la sorte di questi bizzarri souvenir: così il figlio Lodovico, consigliatosi con il dottor Pessani dell’Ospedale Ciceri-Agnesi Fatebenesorelle, si convinse dell’utilità di donare loro il reperto archeologico, che fu collocato nella farmacia di quell’ospedale che nel 1863 fu aggregato all'Ospedale Maggiore (fino al 1925 quando passò al Fatebenefratelli).
Perché una mummia in ospedale? Il nuovo approdo del papiro al Castello Sforzesco
Non stupisce la sua destinazione: infatti la “mummia” viene menzionata tra i rimedi in uso nel Seicento, tra i prodotti delle farmacopee fino alla metà del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento fu oggetto di analisi e studi. Se da una parte Giacomo Leopardi con il suo Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, ricava motivo di riflessione filosofica, dall’altra il medico Paolo Gorini a Lodi ne fa scopo di sperimentazione (con l’obbiettivo di avere corpi adatti alle esercitazioni anatomiche). Dal 1870, la mummia restò a fare bella mostra di sé nel Museo anatomo patologico dell’Ospedale Maggiore, fino al 1926, quando infine fu concessa al Comune di Milano.
Al Castello Sforzesco un tempo si potevano ammirare il sarcofago e il corpo imbalsamato. Il papiro restava invece, come antichità insigne, presso l’Archivio Storico, un tempo non visibile al pubblico per ragioni di sicurezza e di conservazione, scrupolosamente custodito e accessibile solo agli studiosi, oggi riportato alla luce in tutto il suo splendore, carico di simboli e di valori legati alla morte e a quel “viaggio” che continua.
Dal 5 marzo 2026 infatti la testata del sarcofago e il papiro Busca saranno esposti in modo permanente tra i tesori della nuova Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco, che viene finalmente riaperta al pubblico, per i milanesi e i turisti da tutto il mondo che potranno visitare le raccolte custodite nell’antico maniero della famiglia Sforza, luogo-simbolo della città e antica dimora del padre fondatore della Ca’ Granda.
Per info sulla visita vai su Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco di Milano
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