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20/01 2026
Cultura

#Benefattori Il filo di Giovanni Cattaneo, una danza di tessuti nel ritratto con l’adorata nipote

— di Valentina Castellano Chiodo

La carriera di successo grazie alla vendita delle stoffe, le trame di un destino crudele, un testamento prezioso come la seta

Un ritratto nel ritratto, lo zio e l’adorata nipote raffigurati insieme. Il soggetto al centro è Giovanni Cattaneo, un rappresentante di tessuti, nato a Milano nel 1861 e morto ultraottantenne a Besana Brianza (Como) il 30 dicembre 1943, che un anno prima di morire nomina l’Ospedale Maggiore (oggi Policlinico di Milano) suo erede universale. Nelle disposizioni testamentarie esprime la volontà che sul ritratto da destinare alla Quadreria della Ca’ Granda comparisse insieme a lui anche l’amata Giuditta Pinciara, la figlia della sorella, la nipote che a sua volta lo aveva scelto come erede del patrimonio familiare.

Ma per conoscere l’intreccio della sua vita bisogna tornare alla metà dell’Ottocento: rimasto orfano di padre quando era solo un bambino, Cattaneo fu assunto giovanissimo dalla Piantanida, come commerciante di tessuti e cominciò a viaggiare e farsi conoscere. La sua audacia, intelligenza e apprezzata modestia gli permisero di mettersi in proprio e diventare uno stimato rappresentante di fabbriche tessili italiane e internazionali. Fra le sue doti spiccava infine l’onestà, così profonda da dedicarsi completamente ai suoi cari: accudendo l’anziana madre con cui viveva, insieme alla sorella Maria (rimasta vedova) e alla nipote, adorata come una figlia mai avuta. Fu per loro che rinunciò a crearsi una famiglia propria, ma il destino gli riservò un ultimo dolore che seppe superare con invidiabile tenacia: tutte e tre morirono prima di lui e, rimasto solo, non si perse d’animo, si ritirò dagli affari, circondandosi di vecchi amici e scegliendo l’altruismo fino alla fine, scegliendo di donare l’intero patrimonio all’Ospedale per la cura degli ammalati, legando la sua memoria a un filo apparentemente sottile, che rende forti le corde della Beneficenza.

Nel ritratto Giovanni e Giuditta sembrano quasi “incorniciati” fra le tende, da quei pregiati tessuti che hanno reso le loro vite agiate, e gli stessi abiti che indossano, dalle pieghe chiaroscure, creano un movimento che sembra una danza: l’effetto è tanto reale che più che un dipinto sembra quasi di guardare una fotografia. È questa la tecnica di Ugo Celada da Virgilio, che realizza un dipinto realista dai colori accesi e quasi irreali, puntando a quella fedeltà quasi fotografica, propria anche del suo contemporaneo Gregorio Sciltian. L’opera viene assegnata al pittore mantovano il 16 gennaio 1946, portata a termine (nel giro di pochi mesi) e accolta nelle Collezioni ospedaliere il successivo 17 giugno, dove ancora oggi è gelosamente conservata nel caveau dell’Archivio Storico del Policlinico di Milano.

 

Il ritratto è un genere particolarmente affascinante, non solo per gli aspetti artistici che gli sono propri, ma anche per la ragnatela di diritti connessi, pertinenti all’artista che ne è esecutore, alla committenza e al soggetto effigiato. La preziosa raccolta dell’Ospedale Maggiore, creata a partire dal 1602 e in continuo accrescimento fino ad oggi, rappresenta un interessante caso di studio. 

Per approfondire l’argomento si tiene “Quadri di Profilo. La ritrattistica fra arte e diritto”, un incontro realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Diritto Privato e Storia del Diritto dell’Università degli studi di Milano. A seguire è possibile ammirare i ritratti dei Benefattori visitando le raccolte ospedaliere al Museo I Tesori della Ca’ Granda.

QUANDO
Giovedì 29 gennaio 2026 alle ore 15.30

DOVE
Aula Milani (via Francesco Sforza 28)
L’ingresso è libero.

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