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04/06 2012
Attualità

L’aspirina riduce del 40% le ricadute della trombosi venosa

— di Lino Grossano

lo dimostra uno studio su oltre 400 pazienti, a cui ha partecipato anche il Policlinico

Assumere basse dosi di aspirina come terapia preventiva riduce del 40% le ricadute della trombosi venosa: un dato importante, visto che in generale le malattie da trombosi colpiscono ogni anno in Italia più di 500 mila persone, e che due terzi di queste rimangono invalide o vanno incontro a morte. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e guidato da Cecilia Becattini e Giancarlo Agnelli dell’Università di Perugia, a cui ha contribuito anche il Centro emofilia e trombosi della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano, diretto da Flora Peyvandi.
Circa il 20% dei pazienti con una trombosi venosa ‘ingiustificata’, ovvero che insorge in assenza di un preciso fattore di rischio – spiegano gli autori dello studio – ha una ricaduta della malattia entro due anni dal termine della terapia anti-coagulante orale. Estendere la terapia anticoagulante per più tempo previene queste ricadute, ma aumenta il rischio di sanguinamenti anche gravi”. In pratica, finora i medici erano di fronte a un dilemma: continuare la terapia metteva il paziente a rischio di sanguinamenti ed emorragie; ma interromperla aumentava il rischio di ricadute della trombosi.
Nello studio WARFASA (dal nome del warfarin, un farmaco anticoagulante, e dell’aspirina) gli esperti hanno condotto un’analisi in doppio cieco che ha coinvolto più centri italiani. Sono stati selezionati 400 pazienti che avevano avuto una trombosi ‘ingiustificata’, e che avevano terminato 6-18 mesi di terapia standard. Metà di questi ha assunto basse dosi di aspirina (100 mg al giorno) come prevenzione, l’altra metà un placebo. Ciascun paziente ha seguito la terapia per due anni, ed è stato riesaminato ogni tre mesi nel primo anno di terapia, e ogni sei mesi nel secondo anno. Secondo i risultati, 28 persone che assumevano aspirina hanno avuto una ricaduta, contro i 43 che assumevano il placebo.
Possiamo concludere – spiega lo studio – che l’aspirina, quando somministrata in seguito a un trattamento anti-coagulante nei pazienti che hanno avuto una trombosi venosa ‘ingiustificata’, è efficace nel prevenire le ricadute, e non porta a nessun aumento di rischio per gravi sanguinamenti. La terapia con aspirina, quindi, è una potenziale alternativa per estendere la terapia anticoagulante orale, e quindi prevenire le ricadute”.
La trombosi venosa – spiega Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Ca’ Granda – è la terza malattia cardiovascolare per gravità, dopo ictus e infarti. Visto il numero di persone che sono colpite dalle patologie da trombosi, questo studio ha messo a segno un risultato storico: poter estendere gli effetti preventivi della terapia anticoagulante senza aumentare i rischi di sanguinamento potrà avere un grosso impatto sulla gestione di queste malattie, a tutto beneficio dei pazienti. Non ultimo, l’aspirina è molto economica, ed è una terapia sicura: la conosciamo da cento anni, e non costringe il paziente ad alcun controllo di laboratorio”.