Segreteria

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L'Unità Operativa Complessa di Anestesia e Terapia Intensiva Adulti coniuga due aspetti che sono trasversali a moltissime altre Unità Operative e reparti che lavorano nel nostro Ospedale. Da un lato l'Anestesia, fondamentale ad esempio negli interventi chirurgici come nelle emergenze, e dall'altro la Terapia Intensiva, un reparto concepito per garantire cure ad alta intensità per tutti quei pazienti che hanno subìto un intervento chirurgico importante (come un trapianto o un'operazione al cuore), o che hanno bisogno di un monitoraggio continuo delle loro funzioni, o ancora che hanno bisogno di supporto per le loro funzioni vitali (ad esempio, un respiratore meccanico).

La Terapia Intensiva, in particolare, dispone anche di un'assistenza infermieristica specializzata ed è costituita da un unico spazio di degenza 'aperto'. In questo modo gli operatori possono controllare in ogni momento e con costanza ciò che avviene nel reparto e al letto di ciascun paziente, ed intervenire con rapidità ed efficienza in caso di bisogno.

Il lavoro degli specialisti di Anestesia e Terapia Intensiva non si limita all'assistenza clinica, ma ha anche una forte componente di ricerca scientifica. Il principale tema d'interesse per gli esperti di questa Unità Operativa è l'impiego di polmoni artificiali per una migliore assistenza respiratoria del paziente ricoverato e che ha bisogno di supporto per le sue funzioni vitali.

In particolare, si stanno sviluppando in Policlinico tecniche e tecnologie che possano sostituire la funzione del polmone malato, a vari livelli: dalla situazione più grave, che è la mancanza assoluta di funzione polmonare (come avviene nelle polmoniti più gravi o nell'insufficienza respiratoria acuta ipossemica dell'adulto) fino alle situazioni che si sono cronicizzate, come nel caso delle bronchiti croniche. Si tratta di tecnologie che sfruttano una membrana capace di scambiare gas come farebbe un vero e proprio polmone: prelevando il sangue dal paziente in grandi quantità, pari a 4-5 litri al minuto, e mettendolo a contatto con questa membrana, è possibile riossigenare il sangue e ripulirlo dall'anidride carbonica.

Si tratta di un sistema che funziona in modo simile alla dialisi renale: in Italia il primo a introdurre questa tecnica è stato proprio il Policlinico di Milano nel 1979, e oggi è diventata comune in tutti i Paesi più avanzati. Il nostro Ospedale mantiene ancora oggi una posizione di spicco a livello mondiale nello sviluppo continuo di questa tecnica. Il futuro della ricerca è quello di rendere questa 'dialisi respiratoria' molto meno invasiva, e di poterla applicare anche nei malati cronici polmonari.

Aggiornato alle 12:04 del 17/11/2017
Aggiornato alle 12:04 del 17/11/2017