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30/07 2026
Salute

Medicina d’urgenza, uno studio smentisce la “crisi di vocazione”: il vero nodo è la programmazione dei posti di specialità

— di Redazione

L’analisi dei dati nazionali sulle borse di specializzazione dal 2019 al 2025, pubblicata su Internal and Emergency Medicine, mostra che l’aumento dei posti non coperti è legato soprattutto alla crescita abnorme dei posti disponibili, non a un calo di interesse dei neolaureati. Gli autori mettono in guardia dal rischio di una “profezia che si auto-avvera”

Negli ultimi anni la mancata copertura di molti posti di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU) è stata raccontata da media, sindacati e politica come il segno di una “crisi di vocazione” verso questa disciplina. Uno studio condotto da Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Università degli Studi di Milano e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, appena pubblicato sulla rivista Internal and Emergency Medicine, analizza per la prima volta in modo sistematico i dati ufficiali del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione dal 2019 al 2025, confrontando la MEU con le altre discipline.

Nel periodo considerato i posti disponibili per la MEU sono più che raddoppiati, da 391 a 954, tra gli incrementi più alti in assoluto fra tutte le scuole di specializzazione italiane. Nello stesso periodo la percentuale di posti coperti è scesa dal 90% del 2019 al 25% del 2024, risalendo poi al 47% nel 2025.

«Se ci si ferma a questo dato, la conclusione più immediata è che i giovani medici non vogliano più scegliere la Medicina d'Emergenza-Urgenza. Ma il quadro cambia se si guarda al numero assoluto di posti effettivamente coperti: tra il 2022 e il 2025, la MEU è cresciuta più rapidamente della maggior parte delle altre specialità. Nel 2025 è stata inoltre la terza scuola di specializzazione, tra quelle con un tasso di copertura inferiore al 90%, per numero di iscritti. Il problema, quindi, non è la mancanza di specializzandi, ma l'eccesso di posti messi a bando rispetto al numero di laureati in Medicina e Chirurgia che partecipano al concorso», spiega Ludovico Furlan, del Dipartimento Area Medica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, primo autore dello studio.

Anche il confronto internazionale e i dati sulla soddisfazione dei medici in formazione vanno nella stessa direzione. In Italia i posti banditi in MEU corrispondono a circa il 9% del totale dei laureati in medicina di un anno, contro il 6% della Francia, il 3% del Regno Unito e l’1% della Spagna. Le indagini ministeriali 2021-2022 collocano inoltre il gradimento della MEU su livelli comparabili a Cardiologia, una delle specialità più ambite, e superiori a Medicina Interna e Chirurgia Generale.

«Il rapporto tra posti coperti e posti disponibili è un indicatore che può ingannare quando il numero di posti offerti cambia così rapidamente: va sempre letto insieme all’andamento di candidati, laureati e posti assegnati in valore assoluto. È proprio incrociando questi dati sull’intera popolazione dei candidati dal 2019 al 2025, in Italia e nei principali Paesi europei, che il quadro di un forte disinteresse verso la MEU perde consistenza», sottolinea Giovanni Nattino, del Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, che ha curato l’analisi dei dati.

Per gli autori, continuare a leggere i posti scoperti come segno di disaffezione verso la specialità rischia di alimentare proprio la disillusione che descrive, scoraggiando i futuri medici indipendentemente dai dati oggettivi di interesse e soddisfazione. Questo non significa, però, negare le difficoltà reali di chi lavora in Pronto Soccorso.

«Conosciamo bene, per esperienza diretta, quanto sia impegnativo lavorare in emergenza-urgenza: turni, sovraffollamento, aggressioni, un carico di responsabilità enorme. Proprio per questo è importante non confondere due problemi distinti: la fatica reale di questo lavoro, che va affrontata con investimenti concreti sulle condizioni economiche e di qualità della vita professionale, e un racconto sulla “fuga dalla specialità” che i dati non confermano e che, se ripetuto, rischia di disincentivare proprio chi sta scegliendo oggi il proprio percorso», conclude Giorgio Costantino, direttore del Pronto Soccorso della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e docente del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.

Ampliare il numero di posti di specialità, notano infine gli autori, non basta se non si affianca un aumento del numero di laureati in medicina disponibili a coprirli.

 


Riferimento bibliografico

Furlan L, Nattino G, Bertolini G, Cerea G, Costantino G, FENICE Network. «Missing the forest for the trees» Is there any crisis of vocation for Emergency Medicine in Italy? Internal and Emergency Medicine, pubblicato online il 23 giugno 2026. DOI: 10.1007/s11739-026-04422-x.

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