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03/06 2026
Attualità Salute Chirurgia

#DONAZIONEORGANI Elisabetta e Francesco, una lezione sul tempo “Futuro”

— di Valentina Castellano Chiodo

Due insegnanti di italiano, il trapianto di rene e una lettera per condividere ciò che hanno imparato.

Eravamo, siamo e saremo…grazie alla Donazione degli Organi!”. Ci sono tre tempi verbali in questa storia d’amore e condivisione e li coniugano a voce alta Elisabetta e Francesco, due giovani professori di italiano, che si sono conosciuti dietro la cattedra, più di dieci anni fa, condividendo ogni giorno sempre più vita e lavoro. A scuola hanno la fortuna di dedicarsi quotidianamente ai ragazzi, è una sfida formare il loro futuro, mentre a casa c’è un’altra "sfida", un pezzo di cuore che cresce, Milian, il loro amatissimo piccolo bimbo di 5 anni, che da parte sua sa bene che il papà ora ha ricevuto “i superpoteri”.

La scoperta della malattia, la strada verso la donazione
Francesco da tempo convive una patologia che degenera velocemente, entrambi i reni sono compromessi e da “eventuale aspirante donatore” si ritrova “imprevisto ricevente”. Elisabetta si mostra subito pronta a donargli il suo. “Scordatelo, non esiste!”, tronca lui che a quel tempo era contrario, frenato dal peso di un dono tanto importante, chi lo riceve non è mai pronto per accoglierlo con leggerezza e senza dubbi. “Il processo di convincimento è stato lento e graduale - dice ora- Fino al momento dell’intervento non ero pienamente deciso e il mattino precedente le ho ricordato: “Se dovessi avere un ripensamento, saresti ancora più umana e ti amerei ancora di più”. Ma la risposta di Elisabetta è diretta, poche parole, le stesse di sempre, che sono il definitivo slancio per accettare il suo dono, persino pronunciate nel suo dialetto d’origine, in calabrese: “Statte citu! Ora risolviamo e domani inizia una nuova vita”. Difficile smuovere una moglie dalle proprie convinzioni, ricorda lui, e dopo varie visite in ospedale ovviamente s’è fatto come voleva lei. Con le équipe di Nefrologia, Dialisi e Trapianti di Rene e Chirurgia Generale - Trapianti di Rene diretti dai professori Giuseppe Castellano e Mariano Ferraresso si instaura immediatamente un rapporto di fiducia e intesa, fondamentale per chi attraversa questa esperienza. Il Policlinico di Milano ricordano: “Ci ha svoltato la vita due volte”.

L’operazione: dal passato al presente
Francesco è sottoposto a un delicato primo intervento di doppia nefrectomia, Elisabetta è amorevolmente sempre al suo fianco, la sua compagna di vita è compatibile e sarà lei stessa, tempo dopo, a donargli un rene. Oggi lei sta curando di più la sua idratazione e i suoi valori sono sempre perfetti, mentre lui ha ritrovato le energie fisiche e mentali che non pensava di riacquistare. Questo cammino insieme ha permesso loro di dare nuovo valore al tempo: ieri, oggi e finalmente domani, quelle declinazioni da insegnare ai loro allievi hanno ora un significato davvero unico e speciale.

La parola trapianto: una "nuova" lezione, un invito a scegliere per i pazienti del futuro
Anche se finora riservati sulla loro storia, entrambi avvertono la necessità di rivolgersi a chi deve decidere se proseguire sulla strada del trapianto. Insieme vogliono lasciare un messaggio, anzi raccontare la lezione che stavolta non devono spiegare.
Le loro parole di incoraggiamento e di ringraziamento sono in questa lettera:  
 

“Un Paziente è colui che patisce, colui che porta pazienza, così come chi lo circonda e tutte le persone che se ne prendeno cura: è stato affascinante osservare la sinergia tra tutto il personale sanitario, amministrativo e giudiziario, una comunità di esseri umani a disposizione di altri esseri umani, ognuno con la propria personalità e professionalità.
Per noi l’opportunità di essere curati in un centro d’eccellenza è stato un privilegio, dove abbiamo vissuto e avvertito sempre competenza, dedizione e attenzione, sperimentando la forza di un sistema in cui la collettività contribuisce al benessere di ogni cittadino.
Non c’è alcun merito nel vivere in un tempo e in un luogo dove c’è la possibilità di cura per molte patologie. Abbiamo ben presente quanto ogni percorso sia unico: accogliete il dubbio, ma anche ogni possibilità di guarigione per tornare alla vita richiede di essere valutata e consapevolmente accettata.  
La stessa parola "trapianto" induce a più di una riflessione: trans significa “al di là”, oltre”, “attraverso”.
Al di là del proprio corpo, oltre l’ignoto e gli ostacoli, attraverso speranze ed emozioni contrastanti, si innesta la vita: un seme mette radici in un nuovo corpo, germoglia in silenzion e richiede costante cura.
Perché ricevere un dono è una responsabilità che ridona libertà. A tutti.
Grazie per averci restituito il tempo di vivere la vita insieme a nostro figlio e soprattutto "di bisticciare tra noi"… in santa pace. 
Il percorso di donazione è stato per noi un atto d’amore che ci ha restituito la serenità per affrontare il domani”.
Francesco ed Elisabetta

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