#DONAZIONEORGANI Elisabetta e Francesco, una lezione sul tempo “Futuro”
— di Valentina Castellano Chiodo
Due insegnanti di italiano, il trapianto di rene e una lettera per condividere ciò che hanno imparato.
“Eravamo, siamo e saremo…grazie alla Donazione degli Organi!”. Ci sono tre tempi verbali in questa storia d’amore e condivisione e li coniugano a voce alta Elisabetta e Francesco, due giovani professori di italiano, che si sono conosciuti dietro la cattedra, più di dieci anni fa, condividendo ogni giorno sempre più vita e lavoro. A scuola hanno la fortuna di dedicarsi quotidianamente ai ragazzi, è una sfida formare il loro futuro, mentre a casa c’è un’altra "sfida", un pezzo di cuore che cresce, Milian, il loro amatissimo piccolo bimbo di 5 anni.
La scoperta della malattia, la strada verso la donazione
Francesco pochi anni fa scopre una patologia che degenera velocemente, sta male, entrambi i reni sono compromessi e da “eventuale aspirante donatore” si ritrova “imprevisto ricevente”. Elisabetta si mostra subito pronta a donargli il suo. “Scordatelo, non esiste!”, tuona lui che a quel tempo era contrario, frenato dal peso di un dono tanto importante, chi lo riceve non è mai pronto per accoglierlo con leggerezza e senza dubbi. “Il processo di convincimento è stato lento e graduale - dice ora- Fino al momento dell’intervento non ero pienamente deciso e il mattino precedente le ho ricordato: “Se dovessi avere un ripensamento, saresti ancora più umana e ti amerei ancora di più”. Ma la risposta di Elisabetta è diretta, poche parole che sono uno slancio per accettare il suo dono, persino pronunciate nella sua lingua d’origine, in calabrese: “Statte citu! Ora risolviamo e domani inizia una nuova vita”. Difficile smuovere una moglie dalle proprie convinzioni, ricorda lui, e dopo varie visite in ospedale ovviamente s’è fatto come voleva lei. Con le équipe di Nefrologia, Dialisi e Trapianti di Rene e Chirurgia Generale - Trapianti di Rene diretti dai professori Giuseppe Castellano e Mariano Ferraresso si instaura immediatamente un rapporto di fiducia e intesa, fondamentale per chi attraversa questa esperienza. Il Policlinico di Milano ricordano: “Ci ha svoltato la vita due volte”.
L’operazione: dal passato al presente
Francesco è sottoposto a un delicato primo intervento di doppia nefrectomia, Elisabetta è amorevolmente sempre al suo fianco, la sua compagna di vita è compatibile e sarà lei stessa, tempo dopo, a donargli un rene. Oggi lei sta curando di più la sua idratazione e i suoi valori sono sempre perfetti, mentre lui ha ritrovato le energie fisiche e mentali che non pensava di riacquistare. Questo cammino insieme ha permesso loro di dare nuovo valore al tempo: ieri, oggi e finalmente domani, quelle declinazioni da insegnare ai loro allievi hanno ora un significato davvero unico e speciale.
La parola trapianto: la lezione “imparata”, un messaggio per i pazienti del futuro
Anche se riservati, entrambi avvertono la necessità di rivolgersi a chi sta aspettando un organo per sopravvivere. Insieme, con fiducia vogliono lasciare un messaggio, anzi raccontare la lezione che stavolta non devono spiegare, ma hanno “imparato”.
Le loro parole di incoraggiamento e di ringraziamento sono in questa lettera:
“Un Paziente è colui che patisce, colui che porta pazienza, così come chi lo circonda e tutto il personale sanitario che se ne prende cura: è stato affascinante osservare la sinergia tra tutto il personale sanitario, amministrativo e giudiziario, una comunità di esseri umani a disposizione di altri esseri umani, ognuno con la propria personalità e professionalità.
Per noi l’opportunità di essere curati in un centro d’eccellenza non è stato un merito, ma un privilegio, dove abbiamo vissuto e avvertito sempre competenza, dedizione e attenzione.
Oggi viviamo in un tempo e in un luogo dove c’è la possibilità di cura per molte patologie.
Accogliete il dubbio, ma anche ogni possibilità di guarigione per tornare alla vita, valutatela e affrontatela con fiducia.
La stessa parola "trapianto" induce a più di una riflessione: trans significa “al di là”, “oltre”, “attraverso”.
Al di là del proprio corpo, oltre l’ignoto e gli ostacoli, attraverso speranze ed emozioni contrastanti, si innesta la vita: un seme che germoglia, mette radici nel nuovo corpo e richiede cura costante.
Perché ricevere un dono è una responsabilità che ridona libertà. A tutti.
Grazie per averci restituito la libertà di vivere insieme con nostro figlio e di litigare tranquillamente come tutte le coppie sane fanno ogni giorno. Viva la donazione degli organi…viva il tempo futuro!”.
Francesco ed Elisabetta