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14/04 2026
Salute

#DonazioneOrgani Il “ritorno alla vita” di Genevieve: lettera di ringraziamento da una trapiantata

— di Valentina Castellano Chiodo

La data memorabile e il valore della donazione: “Noi pazienti siamo davvero grati ai nostri medici, che come moderni Frankenstein ci restituiscono una nuova vita”.

La storia di Genevieve descrive molti anelli di cui è composta una speciale “catena”, quella della donazione di organi. Lei è una giramondo che oggi ha 63 anni, appassionata di passeggiate nel verde e al mare, che racconta sorridendo non una, ma ben due vite che ritiene di aver vissuto e stare ancora vivendo: quella “prima” e quella “dopo” il trapianto al polmone, realizzato dall’equipe del Policlinico di Milano.

Genevieve nasce a Parigi da una famiglia d’origine italiana, è la più piccola di tre fratelli e a 18 anni soffre spesso di forti polmoniti. A 20 si trasferisce in Italia, la sua vita scorre felicemente tra Roma e i molti luoghi del mondo che riesce a visitare, ma a 40 anni, contemporaneamente a un fratello, scopre di essere affetta da fibrosi cistica. Sono anni in cui le cure le permettono di avere una vita normale e si sente ancora bene, ma al rientro da un viaggio in Thailandia viene ricoverata urgentemente e le comunicano che è arrivato il momento del trapianto per sopravvivere.
Per raccontare il suo “lieto fine” ha scritto una lettera, un messaggio dedicato a chi l’ha salvata e le è stato vicino. La sua speranza è che la leggano in tanti, per scoprire il valore del “sì alla donazione degli organi” e dell’importanza di ogni anello, che rafforza e rende sempre più potente quella catena che celebra una nuova vita possibile.

 

8 ottobre 2019: la data del mio trapianto è la data della mia rinascita.

Attendevo quell’intervento che non solo mi ha salvato la vita, ma mi ha anche insegnato cosa significa davvero “respirare”. Ora posso correre, nuotare, ridere senza più la paura di soffocare e posso camminare godendomi il paesaggio, anziché valutare continuamente quale percorso sarebbe il meno faticoso. Finalmente ho una vita “normale”, forse scontata per molti, così ambita per tanti.

Un trapianto è anche una storia di immensa generosità: la generosità del donatore, o dei suoi cari, che in un momento di dolore scelgono di dare in modo gratuito, senza pregiudizi né condizioni, in modo totale.

È una storia di dedizione, quella di un intero staff ospedaliero che, dietro le quinte, tutta l’équipe lavora con cura e instancabilità per realizzare un “sogno”: fra tutti i medici di Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano sono per me moderni Frankenstein che riportano alla vita corpi al tramonto, professionisti instancabili che continuano a impegnarsi anche nel post-trapianto, affinché quel sogno di una nuova vita, diventato realtà, possa durare nel tempo.

Per me il trapianto è anche una storia d’amore: quello di Carlo, mio marito e migliore amico, che ha saputo accompagnarmi sempre con gioia, presenza e fiducia in questa grande avventura, dalla fase terminale della malattia in cui mi chiamavano “guerriera”, fino al trapianto, fino alla mia rinascita.

Poi è una storia di solidarietà di amici e parenti che, attraverso me, hanno compreso l’importanza del dono e hanno scelto anche loro di diventare donatori. Anch’io lo sono: forse di ben poco, ma se servirà sui miei documenti c’è anche il mio “sì”. Posso solo provare un’immensa gratitudine per ogni maglia della catena umana che ha reso tutto questo possibile, anche i medici di Pneumologia e Fibrosi Cistica del Policlinico di Milano che mi hanno seguito sin dall’inizio: e pensare che, quando loro mi dissero che era arrivato il momento di mettermi in lista, mi arrabbiai tantissimo! Oggi invece ho compreso la loro cura e lungimiranza e li ringrazio di cuore.

Una volta lessi una frase che ho fatto mia: “La nostra anima non ha bisogno degli organi per proseguire il suo viaggio”. Chi rimane qui invece ne ha bisogno per rinascere e a chi mi legge dico: siate eroi, siate donatori!
Sono tanti quelli che ricordo in questa lettera e che non smetterò mai di ricordare. Anche io, come nel romanzo Frankenstein, mi sento una creatura che è tornata a respirare e da questa creatura rinata col trapianto, con immenso affetto, giunga a voi il mio grande GRAZIE!.

 

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