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15/01 2024
Salute

Dottoressa V. Intervista alla ginecologa Veronica Boero

— di Monica Cremonesi

Può il destino di un chirurgo essere scritto sulla spiaggia di un'isola greca? E’ quello che è successo a Veronica Boero, ginecologa della Clinica Mangiagalli del Policlinico e riferimento stimato per tante donne con malattie intime e invalidanti, che qualcuno definisce rare ma che invece di raro hanno solo la diagnosi. E che colpiscono anche le bambine. Intervista con una mamma, che è anche ginecologa responsabile del Centro di Patologia Vulvare e redattrice della Newsletter al femminile del Policlinico di Milano, la “Dottoressa V” (con cui, misteriosamente, condivide l'iniziale).

 

Dai, vediamo se sei portata per fare il chirurgo”. Provoca così l’amico ortopedico che sulla spiaggia di Naxos la invita a fare un complicato nodo da sutura, che si fa incrociando le mani in un certo modo. Decisa, nonostante il pomeriggio assolato, Veronica impara subito a fare la manovra. “Le provocazioni non mi scoraggiano, anzi”. Nemmeno quando, neanche tanto velatamente, il navigato medico le fa capire che la chirurgia (siamo agli inizi del 2000) è un mondo molto al maschile. Sarà stato il nodo, sarà stata la vacanza, ma Veronica Boero non ha mollato e ha unito le sue passioni: fare il chirurgo e aiutare le donne.

 

Perché ha scelto di studiare Ginecologia?

Perché è una specialità che ti consente di seguire le donne in tanti modi: oltre al fascino della sala parto e della chirurgia c’è anche quello della diagnosi e la cura di tante e diverse malattie femminili. I casi in urgenza ed emergenza alla Mangiagalli, dove c'è l'unico Pronto Soccorso ostetrico-ginecologico pubblico a Milano, non mancano.

E poi è stata anche una combinazione di fattori. Studiavo alla Statale di Milano quando ho avuto la fortuna di incontrare un maestro dell'Ostetricia e cioè il professor Giorgio Pardi. Con lui ho fatto, dopo la specializzazione, il dottorato in Chirurgia Fetale. È stato un periodo straordinario anche per le innovazioni e le sperimentazioni nei laboratori della clinica universitaria veterinaria di Milano: si iniziava alla mattina presto e si finiva alla sera tardi. Abbiamo imparato tanto, io e altri colleghi, ora stimati medici qui e in altri ospedali. 

 

Ora lei è a capo di un centro riconosciuto a livello nazionale dedicato al lichen vulvare, e guida un gruppo che si occupa delle patologie della vulva. 

Ero appena rientrata da Londra, dove avevo seguito mio marito per lavoro, e mi si è presentata l’occasione di tornare a lavorare in Policlinico, in un team di colleghe e colleghi di grande esperienza nell’ambito dell’oncologia ginecologica preventiva. Mi sono concentrata in particolare sulle malattie della vulva, che seguo sotto la guida del professor Paolo Vercellini, il direttore della Ginecologia: che con lungimiranza ha promosso percorsi clinici e studi scientifici dedicati a queste patologie. Sono passati ormai parecchi anni e il centro del lichen vulvare è riconosciuto da Regione Lombardia come un riferimento. 

 

Un riferimento che ha confini più ampi della Regione.

Si, ormai siamo un riferimento per tante pazienti da tutta Italia, ma non solo. In questo mese ho fatto un teleconsulto per gli Stati Uniti e ho visitato una donna che ci ha raggiunte dalla Spagna. Tutto questo grazie al passaparola che tra le pazienti è un canale potente. Da quando mi è stato affidato lo sviluppo di questa area il mio motto è “ascoltare e far star bene le donne”. E' il senso del mio impegno e lo condivido con il team delle giovani dottoresse che vengono a formarsi da noi anche da altri ospedali italiani, attratte da una casistica unica. Tra noi ci stimoliamo a vicenda, unendo la mia esperienza alla loro voglia di apprendere. 

 

Lichen vulvare e patologie della vulva rientrano a pieno titolo anche nell’ambito della prevenzione del tumore, esatto?

Parliamo di malattie dolorose, fastidiose e intime sotto ogni aspetto. Il lichen alla vulva per esempio è una malattia cronica caratterizzata da infiammazione che se non viene “spenta” bene può aumentare il rischio di tumore alla vulva e in casi più estremi provocare anche ritenzione urinaria acuta molto grave. Ciò che è ancora poco conosciuto è che colpisce anche le bambine. Purtroppo è una malattia spesso trascurata, difficilmente diagnosticabile. La chiamano rara, ma di raro ha solo la diagnosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita una malattia comune, ma la diagnosi precoce è la grande sfida. Stiamo lavorando su questo.

 

A che punto siamo con le cure e la ricerca?

Le terapie sono invariate da tempo ma la nostra ricerca continua. Grazie alla casistica che abbiamo, una delle più ampie in Italia, negli ultimi 2 anni stiamo pubblicando dati interessanti che possono aprire a nuove frontiere nella rigenerazione tissutale attraverso il trapianto di tessuto adiposo (lipofilling), o mediante l’utilizzo di plasma ricco di piastrine, una componente ricavata dal sangue del cordone ombelicale.

Insieme ai colleghi della chirurgia plastica stiamo applicando queste pratiche di medicina rigenerativa per intervenire laddove la malattia lascia conseguenze, e seguiamo con la stessa efficacia pazienti che abbiamo cominciato a curare 12 anni fa. L’ultimo studio che ho pubblicato è dedicato al lichen pediatrico ed è stato condotto con i colleghi della Dermatologia e dell'Urologia Pediatrica. Insieme visitiamo anche quasi 30 bambini al mese: questa è la forza del Policlinico che può contare su diversi specialisti.

 

Seguire delle pazienti ancora dopo 12 anni significa aver costruito con loro una relazione di fiducia importante.

Si, questa fiducia è il termometro della tua empatia e della capacità di ascolto e professionalità. Con alcune di loro ci vediamo addirittura da 20 anni. 

 

Si è laureata a pieni voti e in anticipo di 1 anno. Gioca sempre d'anticipo?

Decisamente sì, se posso. Su una cosa non ho anticipato i tempi e cioè a diventare mamma. Michelangelo è nato quando avevo 39 anni, Augusto Maria quando ne avevo 44. In Italia l’età media a cui le donne italiane hanno il primo figlio è in aumento, ad oggi è superiore a 33 anni e io seguo il trend. (Sorride).

 

Dove ha partorito?

Alla Mangiagalli! 

 

Come è cambiato negli anni l’approccio delle donne che vengono in ambulatorio?

Ora sono più attente e libere. Sono più coraggiose a mostrarsi. Tempo fa la vulva non veniva neanche menzionata e anche un po’ sottovalutata. La vulva, la vagina: sono termini da sempre vissuti nella loro accezione sessuale, invece sono parti del nostro corpo che pochi conoscono bene e che in troppi si vergognano a citare.

 

Ecco perché è diventata testimonial e redattrice della newsletter al femminile “Dottoressa V”.  Qualcuno ormai la chiama così. 

Ricordo il primo numero della Dottoressa V, "Conosci la tua vulva e conoscerai te stessa” e il secondo, “Sos Vagina”. In redazione facciamo spesso ampie discussioni sui titoli per trovare il giusto equilibrio e rompere certe barriere che sono in primis nel linguaggio. Li chiamiamo tabù ma forse si tratta solo di indifferenza a problemi non tuoi finché poi non te li ritrovi proprio sul tuo corpo. Ammetto che è stato un atto di coraggio usare un linguaggio così pop, ma la necessità è fare divulgazione e interessare il pubblico su temi che riguardano il benessere e la salute della donna. Le lettrici, i lettori pare apprezzino perché le iscrizioni alla newsletter aumentano ogni mese e i dati della lettura sono ottimi.

 

Cosa tratterete nei prossimi numeri?

La newsletter sarà dedicata alla vita sessuale dei nostri ragazzi e alle loro prime visite. Prossimamente affronteremo altri temi a cui tengo: il piacere negato con la forza, con il delicatissimo tema delle mutilazioni genitali, e la "ginnastica genitale" per contrastare l'incontinenza con la riabilitazione del pavimento pelvico.

 

E il suo prossimo appuntamento?  

In ambulatorio tra le mie pazienti… in attesa, a tempo debito, di un viaggio memorabile, magari in Africa a fare il medico volontario.

 

 

Articolo tratto dal magazine Blister, storie dal Policlinico per curare l'attesa