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18/06 2020
Salute e Ricerca

Telemedicina e malattie gastrointestinali ai tempi di Covid-19

— di Monica Cremonesi

La cura ai pazienti No Covid non si è mai fermata anche nei giorni più bui della pandemia. Colmare la distanza e assicurare consulti medici, counselling e continuità terapeutica è stato molto importante per i pazienti con disturbi gastrointestinali seguiti grazie alla medicina “in video”.
Ne abbiamo parlato con Maurizio Vecchi, Direttore della Gastroeneterologia  al Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Milano.


Il lockdown e la paura del contagio hanno tenuto lontani dall’ospedale molti pazienti, ma da subito era chiara l’indicazione della comunità scientifica a non interrompere le cure e i follow up?
Già, è il caso dei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali che da subito abbiamo deciso di seguire a distanza vista la delicatezza della situazione perché quando si è affetti da Colite ulcerorsa, malattia di Chron o da celiachia, il sistema immunitario è più esposto ai virus. Stress e situazioni di incertezza possono avere delle ricadute negative nella gestione della malattia, è quindi importante affidarsi al medico di riferimento, anche se a distanza.

L’uso della tecnologia vi ha consentito di ridurre il disagio e continuare a seguire regolarmente i pazienti cronici. In quale modo l’avete utilizzata?
Già a inizio pandemia il nostro team di Gastroenterologia ha utilizzato la telemedicina, fra i primi in Italia, seguendo l’esempio di altri centri internazionali. L’assistenza necessaria ai pazienti del nostro centro è stata garantita attraverso video consulti, coordinati dal Dott. Andrea Costantino. Di fatto abbiamo invitato i pazienti a connettersi alle piattaforme on line, approvate anche dall’Associazione dei pazienti italiani( AMICI) e, sulla base di domande abbiamo monitorato la terapia in corso, l’andamento della malattia, valutato gli esami eseguiti in precedenza, e nel contempo indagato i  sintomi correlati al Coronavirus. In alcuni casi abbiamo semplicemente fatto una telefonata ma senza cambiare l’obiettivo del contatto. Tutto cio’ nel rispetto della privacy e delle indicazioni regionali in tema. Entrambe queste soluzioni ci hanno consentito di non annullare nessuna visita programmata in precedenza e di stare vicino ai malati. Solo in casi di necessità e per ragioni non differibili, i pazienti sono stati visitati in ospedale seguendo percorsi in sicurezza. Ovviamente abbiamo insistito perché venissero seguite le regole base di prevenzione come il lavaggio delle mani e l’uso della mascherina. A distanza di tempo abbiamo ricontattato tutti i pazienti e con grande soddisfazione possiamo dire che nessuno di loro ha manifestato sintomi legati al Covid -19.

I pazienti come hanno reagito a queste nuove modalità?
I dati sul gradimento, riportati da una survey compilata dai pazienti durante questi  video-consulti ci stanno dimostrando che questa modalità è stata anche particolarmente apprezzata rispetto alla visita classica. Questa esperienza potrebbe essere replicabile in altre situazioni non dettate dalla pandemia ma dalla necessità di andare  incontro alle  esigenze dei malati e nello stesso tempo per rendere più fluida la programmazione delle visite.

E questa fase 2? Quali sono i percorsi Covid free che garantiscono visite ed esami in sicurezza?
Abbiamo ripreso gradualmente l’attività e speriamo presto di tornare alla normalità, di vedere i nostri pazienti in faccia, che loro possano vedere il nostro sorriso rassicuratore non coperto da mascherine, di tornare a stringere loro la mano alla fine della visita e di poter mettere una mano sulla spalla in caso di sconforto (e una mano sulla pancia per l’esame obiettivo!!), ma al momento le risorse di telemedicina sono state capaci di sopperire molti degli importanti limiti indotti dalla lontananza forzata.