Sindrome da trasfusione feto fetale: il volo in urgenza da Cosenza e l’intervento in utero al Policlinico di Milano per salvare due gemellini
Decisiva la collaborazione che ha permesso a una giovane mamma di essere operata con chirurgia laser dopo il rapido aggravamento della sindrome da trasfusione feto fetale, una circostanza rara e pericolosa che si può verificare nelle gravidanze gemellari.
In una notte di mezza estate forse anche Lucia (la chiameremo così, con un nome di fantasia) per qualche attimo, dev'essersi lasciata andare a un sogno a occhi aperti mentre un aereo dell'Aeronautica Militare la trasportava d'urgenza dalla sua Calabria verso il Policlinico di Milano. Qui ad accoglierla avrebbe trovato l'équipe della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale, pronta per prendersi immediatamente cura di lei e dei due gemellini che portava in grembo.
Si è aggravata in fretta infatti la condizione di salute dei due fratellini durante la 25esima settimana di gestazione: l'accesso e i primi accertamenti al Pronto Soccorso Ostetrico dell’Ospedale Annunziata di Cosenza per una complicanza potenzialmente molto pericolosa nelle gravidanze gemellari monocoriali, hanno da subito evidenziato come la sindrome da trasfusione feto-fetale stesse rapidamente portando a un progressivo deterioramento dei valori cardiocircolatori dei due gemelli, al punto da metterne a rischio la sopravvivenza in utero.
Accade raramente, ma succede: nelle gravidanze gemellari monocoriali bi-amniotiche (in cui i due feti crescono ciascuno nel proprio sacco amniotico, condividendo però la stessa placenta), in circa il 10-15% dei casi può verificarsi uno squilibrio nel passaggio di sangue attraverso vasi sanguigni presenti sulla superficie della placenta.
“Questa situazione porta alla presenza di uno sbilanciamento del flusso sanguigno tra i due gemelli per cui c'è un gemello 'donatore' che non riceve sangue per sé e, attraverso questi vasi placentari, il sangue tende ad andare in maggior quantità verso il territorio dell'altro gemello – chiarisce Nicola Persico, direttore della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano e docente all’Università degli Studi d Milano -. La Sindrome da trasfusione feto-fetale comporta una riduzione nella produzione di urina fetale da parte del gemello donatore e quindi di liquido amniotico. Nelle fasi più avanzate della malattia, le complicanze coinvolgono l'apparato vascolare. Per il gemello ricevente, l'aumentato afflusso di sangue altera i livelli di liquido amniotico fino a causare un sovraccarico cardiocircolatorio importante. Se non opportunamente trattata, la sindrome della trasfusione feto-fetale porta a morte in utero di entrambi i gemelli o, in caso di sopravvivenza di uno dei due, a rischio di danni cerebrali”.
Il dipartimento Area Materno Infantile guidato da Ernesto Leva della Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano è un riferimento a livello nazionale nel monitoraggio e trattamento di questa particolare casistica con oltre 400 gestanti seguite. La precocità e l'aggressività con cui il problema si manifesta determinano come procedere: la condizione di trasfusione feto-fetale si individua in un lasso di tempo tra la 16esima e 26esima settimana e gli squilibri a livello amniotico possono evolvere nel corso delle settimane o, come nel caso di Lucia e dei suoi due bambini, in molto meno tempo.
I professionisti della Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza, valutato con il direttore della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano Nicola Persico il carattere di urgenza del caso, hanno organizzato in poche ore un trasferimento con un volo messo a disposizione dall'Aeronautica Militare in sinergia con la Prefettura di Cosenza.
È di notte che si sogna e Lucia è stata sottoposta ad anestesia la sera stessa del giorno del suo arrivo a Milano. L’'intervento chirurgico in utero con laser per ripristinare il corretto afflusso di sangue tra fratelli separando i vasi responsabili della trasfusione feto-fetale è stato eseguito con successo dalla squadra multidisciplinare che ha visto coinvolti ginecologi e anestesisti, oltre che professionisti sanitari e tecnici. Il ricovero nella Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano, della durata di alcuni giorni, è stato necessario per seguire Lucia, accompagnata dal marito, fino alla tanto auspicata stabilizzazione della salute dei due gemellini.
Il momento del parto, per quanto riguarda queste gravidanze, avviene prima della normale scadenza a termine e per questo è stato importante pianificare la condizione migliore per far nascere i due gemellini. Si è optato per un ritorno a Cosenza, ma in questo speciale viaggio di ritorno, è la rete di solidarietà ad aver fatto la sua parte. Voli disponibili a prezzi accettabili erano pressoché introvabili e le alternative all'aereo sarebbero state tutte più faticose e rischiose per Lucia ma attraverso l'operosità dei sacerdoti del Policlinico di Milano e tanta generosità si è riusciti a garantire a questa famiglia un rientro sicuro e sereno.
“Grazie all’expertise che rende il Policlinico di Milano un centro all’avanguardia nel trattamento di diverse patologie attraverso la diagnosi prenatale e la chirurgia fetale, è possibile creare sinergie e dare forza a collaborazioni tra professionisti che superano le distanze – ha commentato il direttore generale del Policlinico di Milano Matteo Stocco – per un’assistenza e una idea di cura volte a individuare sempre, di fronte a qualsiasi situazione, la risposta terapeutica più adeguata per la salute del paziente e, in questo caso specifico, di un’intera famiglia”.
I due gemellini sono nati nel mese di luglio alla 29esima settimana, sono accuditi nella Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale cosentino mentre mamma e papà vegliano sui loro primi sogni.