#DONAZIONEORGANI. Pierandrea: tutta una vita (e il dopo) all’insegna del bene smisurato
"Papà lo avrebbe voluto e ne sarebbe stato orgoglioso". Mentre lo dicono, Margherita e Benedetta si guardano e ne percepisci tutta la complicità di sorelle che, insieme alla loro mamma hanno fatto qualcosa di inusuale persino per chi lavora in Ospedale e ne vede tante ogni giorno: in sala operatoria come figlie e moglie di un uomo, Pierandrea Maestro-Cottini nei suoi ultimi istanti di vita per accompagnarlo nel gesto dell'estrema generosità, la donazione di organi e tessuti post mortem. Uniti fino in fondo, come la famiglia che sono sempre stati.
Ogni ricordo è straripante di vitalità. L'allegria e l'altruismo sono due tratti che ricorrono spesso mentre sedute a un tavolo, ci sforziamo di fare una sintesi esaustiva di un'esistenza spesa per il bene comune dentro e fuori le righe: che si tratti dell'uomo, del professionista o del genitore, di Pierandrea è la risata irresistibile, il carisma magnetico tanto tra i compagni di scuola delle due sorelle che di chi ha lavorato con lui a catturare l'attenzione.
Mai avrebbe smesso di autoinvitarsi alla pizzata di classe delle figlie così come lo avrebbe rifatto mille volte di farsi largo in moto in un folto corteo in centro tra i manifestanti per scortare insieme ai vigili la figlia diretta alla Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano, dove sarebbe diventato nonno.
Ascoltando e ascoltando, ne deduci che Pierandrea Maestro-Cottini non lo potevi contenere, e nessuno della sua cerchia di affetti più cari avrebbe mai avuto alcuna intenzione di farlo, perché certi "soggetti" li si ama così, senza argini. Un "Umarell" sui generis, monitorava che tutto in quartiere filasse liscio a modo suo, preoccupandosi che i più fragili non fossero dimenticati e che se qualcosa si potesse fare per migliorare le cose, che la si facesse! Non ha dunque stupito moglie e figlie che al funerale ci fosse così tanta gente da perdersi nelle amicizie e affetti inediti di un uomo particolarmente generoso e attento al prossimo. Chiunque fosse. Tanto ritrovarsi a commuoversi insieme a persone per loro perfettamente sconosciute.
Ogni eroe - come solo così un papà è per le proprie figlie - ha un punto debole. Nel caso di Pierandrea la salute non è mai stata tanto solida, al contrario della sua voglia di vivere. Affermato professionista nel campo della Comunicazione e del Marketing, al suo lavoro dava l'anima con creatività e coraggio, lo stesso con cui affrontava le sue non poche malattie: un tumore alla prostata, un infarto, 5 stent e una patologia che ha comportato importanti problemi di deglutizione. Gli ospedali li conosceva bene ma guai a considerarlo come un paziente: sempre in giro sulla sua inseparabile moto e in quella forma di incoscienza, forse la paura di mancare un giorno alla sua compagna di una vita, la moglie, e alle sue letteralmente adorate figlie, oggi giovani valorose donne. Forse Pierandrea conosceva qualcosa del suo destino che non avrebbe saputo spiegare. Odiava il sushi e poi quella cena, il primo assaggio e quel boccone che non è voluto andare giù.
La legge non prevede si possano conoscere i destinatari di un dono come quello degli organi di un proprio caro che oggi non c'è più, ma sognare non costa nulla. Chissà se quelle cornee, quel rene e quel fegato che sono stati valutati idonei alla donazione dalla rete Nord Italia Transplant program (NITp) e che in Policlinico di Milano ha la sua centrale organizzativa, oggi corrono in sella su un'altra due ruote. Ce lo immaginiamo così almeno uno di questi sconosciuti riceventi, come qualcuno di riconoscente alla persona cui deve la vita. Anche noi tutti ci uniamo con il nostro grazie perché la generosità che permette di dire sì alla volontà di donare non salva solo chi è in inserito in una lista d'attesa per ricevere organi e tessuti, ma è un bene per la società tutta.