Oncologia, neurologia, infezioni e malattie infiammatorie: al Policlinico di Milano fabbrica hi-tech e radiofarmaci “in casa” per diagnosi rapide e cure personalizzate
— di Ilaria Coro, con la consulenza scientifica di Massimo Castellani - medico nucleare e Elisa Galli - radiofarmacista del Policlinico di Milano
C’è una piccola fabbrica hi-tech, poco conosciuta e nascosta nei sotterranei del Policlinico di Milano già all’opera nel cuore della notte, per rendere possibili diagnosi e cure sempre più rapide e precise. Si tratta del ciclotrone, una strumentazione poco conosciuta ma una vera e propria risorsa strategica presente in pochissimi ospedali pubblici italiani, fondamentale nel percorso diagnostico e terapeutico in diversi ambiti: dall’oncologia alla neurologia fino alle malattie infiammatorie e infettive.
Per capire come questa tecnologia così avanzata si traduca in un vantaggio concreto per i pazienti, ne abbiamo parlato con Massimo Castellani, direttore della Medicina Nucleare, ed Elisa Galli, radiofarmacista responsabile dell’attività del ciclotrone dell’Ospedale.
Che cos'è il ciclotrone e perché è così importante?
Possiamo dire che è una sorta di “fabbrica” di precisione a chilometro zero, che produce radionuclidi, cuore dei radiofarmaci utilizzati in Medicina Nucleare. Queste sostanze permettono di individuare tumori, metastasi, processi infiammatori e neurodegenerativi, spesso caratterizzati da alterazioni metaboliche e recettoriali, attraverso esami come la PET - Tomografia a emissione di positroni. Avere un ciclotrone direttamente in ospedale significa poter produrre i radiofarmaci necessari senza dipendere totalmente da fornitori esterni. Questo garantisce continuità operativa, maggiore flessibilità organizzativa e una risposta più rapida alle esigenze cliniche.
Che cosa sono i radiofarmaci?
Possiamo immaginarli come una sorta di "GPS biologico". Una volta somministrati al paziente, partecipano a processi biologici o si legano a specifici recettori consentendone la visualizzazione. L’esempio più comune è il fluoro-deossiglucosio legato al fluoro-18 che tende ad accumularsi nelle cellule con un metabolismo glucidico elevato quale quello di molte cellule tumorali che vengono rese così visibili.
A differenza dei farmaci tradizionali, i radiofarmaci hanno una finestra di utilizzo strettissima a causa del rapido decadimento radioattivo del radionuclide (l'FDG perde metà della sua attività ogni due ore circa). Non possono quindi essere immagazzinati o prodotti in anticipo. La macchina organizzativa deve perciò muoversi con precisione millimetrica. Grazie alla presenza di personale specializzato, è possibile iniziare la produzione all’alba per permettere di avere i radiofarmaci pronti fin dalle prime ore del mattino, quando iniziano gli esami dei pazienti.
Per quali malattie vengono utilizzati?
L'impiego più noto è quello oncologico, dove i radiofarmaci consentono di individuare tumori, valutarne l'estensione, monitorare la risposta precoce alle terapie, fornendo addirittura indicazioni prognostiche. Le applicazioni però non si limitano all’oncologia. I radiofarmaci vengono anche utilizzati nello studio di infezioni, malattie infiammatorie, patologie neurologiche come alcune forme di demenza e alcune malattie cardiache.
Qual è il vantaggio concreto per i pazienti?
La possibilità di produrre internamente i radiofarmaci garantisce continuità operativa, flessibilità organizzativa e tempi più rapidi», conclude Castellani. Grazie a questa autonomia, la Medicina Nucleare del Policlinico di Milano esegue fino a 18 esami PET al giorno. Dietro ogni esame lavora un team multidisciplinare composto da medici nucleari, radiofarmacisti, radiochimici, fisici sanitari, tecnici e infermieri, con l'obiettivo di offrire una medicina sempre più precisa, tempestiva e personalizzata.