#SCATTIDIUNTEMPO W la mamma! Poesia e pittura per celebrare la maternità al Policlinico di Milano
— di Valentina Castellano Chiodo
Opere d’arte per raccontare l’origine della vita e quel legame profondo lì dove “nascono” le mamme
Esiste un legame profondo, quasi ancestrale, tra il luogo dove la vita sboccia e l’arte che tenta di raccontarla. In occasione della Festa della Mamma, rispolveriamo una pagina affascinante della storia del Policlinico di Milano negli anni ‘60: il Premio d’arte Maternità, un’iniziativa che trasformava i corridoi della Clinica Mangiagalli in una galleria contemporanea.
Un concorso per la mamma e il prestigio delle grandi firme come giurati
Tra il 1966 e il 1968, gli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano (oggi parte del Policlinico di Milano) decisero di celebrare il tema materno attraverso la pittura e la poesia. Il progetto fu un polo d’attrazione per la cultura dell’epoca tanto che a giudicare le opere c’erano personalità del calibro di Dino Buzzati che mise la sua sensibilità di scrittore e giornalista al servizio delle giurie insieme ad altri personaggi del tempo come il critico Marziano Bernardi o il vignettista umorista Giovanni Mosca.
Quando l’ospedale diventò museo: giovani emergenti o famosi artisti uniti per la mamma
La risposta fu molto positiva tanto che circa trecento artisti risposero alla chiamata, inviando tele che ritraevano madri, allattamenti e gesti di tenerezza quotidiana. Le opere non rimasero chiuse in un archivio, ma vennero esposte tra le pareti della Mangiagalli per essere ammirate da chi quel miracolo della nascita lo stava vivendo in prima persona. Alcuni dei più grandi nomi dell’arte italiana del Novecento parteciparono con entusiasmo. Fra i maestri premiati più conosciuti parteciparono Trento Longaretti, Cristoforo De Amicis e Francesco Tabusso, le cui opere furono acquisite dalla Clinica, andando a formare una collezione permanente che ancora oggi impreziosisce il patrimonio dell’Ospedale. Altre grandi firme come Aldo Carpi, Giacomo Manzù e Aligi Sassu decisero di partecipare fuori concorso, donando generosamente i propri lavori per sostenere l’iniziativa.
Tra tradizione e poesia: un’eredità da raccontare
Se la prima edizione fu dominata dal colore, la seconda (nel 1968) aprì le porte anche alla poesia, confermando quanto il tema della maternità sia capace di contaminare ogni forma espressiva. Le opere raccolte in quegli anni, come il dipinto Primo Nutrimento di Oreste Zuccoli, prediligevano uno stile figurativo, dolce e delicato, lontano dalle asprezze delle avanguardie più radicali: era un’arte che parlava al cuore, fatta di sguardi, linee morbide e di quella "tradizione" che non stancava mai, perché specchio di un sentimento eterno.
Oggi ricordando il Premio Maternità celebriamo le madri di ieri e di oggi, ma anche l’idea che la cura passi attraverso la bellezza. Quei dipinti, nati per un concorso, restano testimoni silenziosi di milioni di storie nate tra le mura della storica Mangiagalli.
E allora W la mamma, oggi e sempre!