#RASSEGNASTAMPA. Il "fegato grasso" fa male anche al cuore: Anna Fracanzani ne parla sulle colonne del Corriere della Sera
Il "fegato grasso" è la malattia epatica più diffusa al mondo, ma seppur sia considerato un disturbo benigno o reversibile è importante saper distinguere tra la steatosi e le forme potenzialmente progressive: ciò, non soltanto per modificare le abitudini che possono migliorare la propria condizione, ma anche per individuare i rischi associati ed eventuali terapie mirate.
Anna Fracanzani, direttrice della Medicina a Indirizzo Metabolico del Policlinico di Milano e docente all'Università degli Studi di Milano, è stata intervistata dal Corriere della Sera sulle associazioni riconosciute tra l’accumulo eccessivo di grasso nelle cellule epatiche, e le disfunzioni cardiometaboliche: "La nuova definizione di malattia del fegato steatosico associata a disfunzione metabolica vuole rimarcare la presenza, accanto alla steatosi (accumulo di grasso), di alterazioni metaboliche, in particolare di almeno uno dei fattori di rischio cardiometabolico tra quelli che sono i costituenti della sindrome metabolica, ossia sovrappeso od obesità viscerale, diabete o ridotta tolleranza al glucosio (prediabete), ipertensione, colesterolo e/o trigliceridi troppo alti".
Come si può intervenire? "Le modifiche comportamentali sono il trattamento di prima linea per la malattia del fegato steatosico associata a disfunzione metabolica (MASLD) e sono indispensabili anche in presenza di nuove terapie farmacologiche - puntualizza Anna Fracanzani -. Attualmente sono poi in fase di studio numerose molecole e due terapie farmacologiche".