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28/07 2021
Salute e Ricerca

Epatite C patologia spesso silenziosa. Coi nuovi antivirali al Policlinico di Milano guariti più di 2.700 pazienti

— di Valentina Meschia con la consulenza scientifica di Roberta D'Ambrosio, gastroenterologo

In Italia si stima che ci siano tra 600mila e 1,2 milioni persone con l'epatite C, e molte di esse non sanno di averla

Fino a pochi anni fa l’epatite C era una malattia difficilmente curabile, e negli stadi più avanzati poteva portare anche a patologie gravi come la cirrosi epatica o il tumore del fegato.

Eppure negli ultimi 3 anni sono stati migliaia i pazienti guariti definitivamente da questa epatite: più di 2.700 solo all'Unità di Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico di Milano, il centro che ha curato più malati in Italia e in Europa. Una vera rivoluzione.

Per saperne di più su questa patologia abbiamo incontrato Roberta D’Ambrosio, medico gastroenterologo dell’unità di Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico di Milano.


Come viene diagnostica l’epatite C?

La diagnosi è piuttosto semplice, basta un esame del sangue, e si basa sulla ricerca degli anticorpi specifici contro il virus (anti-HCV). Se risulta positivo, la conferma di infezione viene fatta attraverso il test HCV-RNA, ossia la ricerca del virus stesso. Al Policlinico di Milano, tutti i soggetti con infezione HCV certa vengono seguiti al Centro di riferimento Migliavacca, dove viene prescritto il trattamento antivirale in grado di eliminare in maniera definitiva l’infezione. 

Come si contrae il virus dell’epatite C?

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) si trasmette per via parenterale, cioè attraverso contatto con sangue infetto. La scoperta di HCV è avvenuta nel 1989, pertanto le trasfusioni di sangue ed emoderivati e tutte le procedure mediche e odontoiatriche eseguite prima degli anni ’90 sono state potenziali fattori di rischio di questa infezione. A questi vanno aggiunti altri fattori di rischio come la tossicodipendenza e l’esecuzione di tatuaggi, piercing e cure estetiche in ambienti non sterili. Mentre la trasmissione per via sessuale di questo virus è piuttosto inefficace, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità non raccomanda di utilizzare mezzi di barriera in caso di rapporti sessuali con un partner fisso.

Quali effetti ha l’infezione da HCV sulla salute?

Fino a qualche anno fa, l’infezione da HCV era la principale causa di cirrosi e trapianto di fegato, in Italia e nel mondo. Si tratta di un’infezione per lo più silente, che rischia di essere diagnosticata al momento della comparsa dei primi sintomi legati alla cirrosi. Negli anni passati se ne parlava poco, e non c’era una adeguata attenzione alle campagne di screening.

Abbiamo detto che fino a qualche anno fa l’epatite C era la principale causa di cirrosi e trapianto di fegato. Oggi quindi non è più così?

Esatto. Alla fine del 2014 in Italia sono stati approvati i primi farmaci ad azione antivirale diretta (DAA; Direct-Acting Antivirals). Essi permettono un tasso di guarigione superiore al 98% (in alcuni casi al 99%) e consentono di eliminare il virus in sole 8-12 settimane senza effetti collaterali significativi. Per la prima volta era possibile somministrare terapie orali, efficaci, e ben tollerate. Fino ad allora, infatti, l’unico farmaco a disposizione era l’interferone, caratterizzato da bassa efficacia e molti effetti collaterali, veniva somministrato per via sottocutanea fino a una durata massima di un anno e mezzo, richiedeva controlli frequenti ed era controindicato nei pazienti più gravi. Molti pazienti, spesso a rinunciavano il follow-up specialistico, per paura che venisse loro proposto tale trattamento. Lo sviluppo di farmaci nuovi, orali, ad azione antivirale diretta ha profondamente modificato questo scenario.

Quanti pazienti sono stati curati in Policlinico?

Dal 2015 a oggi, al Centro Migliavacca del Policlinico di Milano sono stati trattati oltre 2.700 pazienti, di cui circa 1.000 cirrotici. Sono numeri che ci rendono orgogliosi: siamo il primo Centro in Italia per numero di trattamenti, e probabilmente anche il primo in Europa. Grazie a questi nuovi farmaci, abbiamo potuto trattare tutti i pazienti con infezione HCV in cura al nostro Centro, anche chi presentava una malattia avanzata e cirrosi scompensata, o era in lista per trapianto di fegato. E poi i pazienti hanno ripreso a fare controlli ed è aumentato il referral dal territorio (es. Medici di Medicina Generale e altri Specialisti).

Infine, come ‘smascherare’ questa infezione troppo spesso silente?

Attraverso attività di screening. In Regione Lombardia nei 4 Centri Epatologici di riferimento, tra cui quello del Policlinico, è stato avviato un progetto pilota di screening per HCV, gratuito, contestuale alla vaccinazione anti-COVID-19, per la fascia di età che va dal 1969 al 1989.

A parte questo progetto, però, sono molte le proposte di screening su larga scala al vaglio delle Autorità competenti e delle Società Scientifiche. Ad oggi molte di esse sono rivolte ad alcune categorie di soggetti a elevato rischio di infezione e di reinfezione post-guarigione (es. pazienti afferenti ai SERT, alle carceri…).

Obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2030 è l’eliminazione di HCV su scala globale. Per raggiungerlo dobbiamo mettere insieme le forze: noi Specialisti, i medici sul territorio e gli organi di informazione.   

BOX DI APPROFONDIMENTO
 

È vero che si tratta di farmaci molto costosi?

Il prezzo dei farmaci era molto alto al momento dell’arrivo sul mercato. La loro prescrivibilità era regolamentata da norme ministeriali piuttosto rigide. Fino a circa la metà del 2017 i DAA erano prescrivibili solo nei pazienti più gravi: cirrotici, pre-cirrotici, pazienti trapiantati o in lista trapianto, e altre poche eccezioni.

La strategia che è stata utilizzata, però, è stata piuttosto efficace: il prezzo dei farmaci si è progressivamente ridotto all’aumentare del numero di trattamenti prescritti in tutta Italia. Questa strategia commerciale, tutta “italiana”, è stata copiata anche in altre aree del mondo, ed è stata vincente. Sapevamo che trattare velocemente i pazienti più gravi non solo rispondeva a un criterio di “urgenza”, etico e piuttosto logico, ma permetteva di accelerare il momento dell’acceso alle cure per chi era ancora in attesa di terapia.

I pazienti meno gravi che a quei tempi erano in attesa di trattamento hanno comunque beneficiato del nostro counseling, proseguendo i controlli al Centro. Alcuni tra i più impazienti hanno comunque deciso di comprarsi il farmaco: qualcuno tramite le Assicurazioni private, qualcuno sfruttando il neonato business del turismo sanitario: viaggi più o meno economici comprensivi di visita specialistica e acquisto farmaco in Paesi extra-Europei nei quali i DAA erano venduti a prezzo basso per l’assenza di brevetti. Conoscevamo i tariffari dei DAA in tutta Europa. Oggi fa un po’ sorridere, ma siamo fortunatamente riusciti ad andare velocemente oltre. 

Per concludere, ad oggi i 3 tipi di regimi antivirali disponibili costano poco, molto meno di alcuni farmaci il cui utilizzo è in netta espansione, come ad esempio alcuni farmaci biologici o le immunoterapie.

 

28 luglio Giornata Mondiale contro l'epatite