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24/05 2021
Salute e Ricerca

Uno stent per guarire dall'ipertensione grave: al Policlinico di Milano un team di specialisti dedicato alle patologie dei bambini

— di Lino Grossano

A volte basta un tubicino di metallo per salvare un bambino. Un tubicino, e la competenza di un team di medici che sappia riconoscere la causa di una ipertensione diagnosticata quasi per caso, durante un controllo di routine. La storia di Manuele, 12enne di una Regione del Sud Italia, inizia così: con una visita sportiva per poter giocare a calcio, durante la quale scopre che la sua pressione arteriosa è così alta da mettere a rischio la sua vita. Per tenere la situazione sotto controllo deve assumere, ogni giorno, ben 4 diversi farmaci, finché un giorno il suo nefrologo pediatra lo mette in contatto col Centro Ipertensione Pediatrica del Policlinico di Milano, dove da qualche anno risolvono la sua patologia con un intervento mininvasivo. E Manuele, che oggi sta bene ed è già a casa, non solo non deve più prendere farmaci, ma non ha più quella rischiosa ipertensione che gli impediva di vivere una vita come gli altri ragazzini della sua età. Ed è tornato a giocare a calcio.

Manuele, seguito inizialmente nella sua Regione, è stato curato con i farmaci per i primi sei mesi senza avere ancora una diagnosi precisa; poi è stato indirizzato al Policlinico di Milano e qui, grazie a diversi accertamenti, è stata individuata la causa della sua ipertensione: un grave restringimento dell’arteria che porta il sangue al rene destro. La situazione era però ancora più complicata, perché accanto a questo restringimento c'era un aneurisma, ovvero una dilatazione di 2 centimetri che metteva l'arteria a rischio di rottura. Il caso ha messo insieme diverse competenze: dalla Cardiologia guidata da Stefano Carugo, alla Nefrologia, Dialisi e Trapianto Pediatrico diretta da Giovanni Montini, fino alla Chirurgia Generale - Trapianti di Rene di cui è responsabile Mariano Ferraresso, e alla Radiologia interventistica. Gli esperti decidono di operare Manuele, posizionando uno stent nell'area più critica dell'arteria.

Lo stent è un piccolo tubicino di metallo ricoperto da una membrana impermeabile, che è in grado allo stesso tempo di "allargare" il restringimento che provoca l'ipertensione ma anche di stabilizzare l'aneurisma, evitandone la rottura. L'operazione si è svolta ad aprile in modo mininvasivo, introducendo nell’arteria femorale un sottile catetere che ha permesso di posizionare lo stent là dove serviva: a condurla sono stati i medici della Radiologia (Anna Maria Ierardi) e della Cardiologia Interventistica del Policlinico (Luca Mircoli). Tutto è andato per il meglio: Manuele è già tornato a casa, con una pressione assolutamente normale, e ha potuto riprendere sia la scuola sia l'attività sportiva.

L’ipertensione da stenosi delle arterie renali (nefrovascolare) è una malattia rara che può interessare anche i bambini, e se compare nei primi mesi di vita è spesso mortale. Ma anche quando si manifesta dopo i 10 anni, come spesso succede, se non viene curata efficacemente porta a morte entro i 30-35 anni di età. La causa è una malformazione della struttura delle arterie: questa è presente in diverse patologie come la displasia fibromuscolare, ma può essere anche associata a malattie genetiche come la sindrome di Williams, la Neurofibromatosi di tipo 1, la sindrome di Alagille o malattie infiammatorie come la sindrome di Takayasu.

Il restringimento delle arterie renali riduce l’apporto di sangue al rene; l'organo reagisce liberando elevate quantità di renina, una sostanza in grado di aumentare di molto la pressione arteriosa. Fino a qualche tempo fa l'unica possibilità era l'intervento chirurgico; da qualche anno, invece, il trattamento cardine della patologia è diventata l’angioplastica percutanea delle arterie renali, proprio come nel caso di Manuele.

"E' molto difficile affrontare tutti gli aspetti di questa rara e complessa patologia - spiega Patrizia Salice, coordinatrice della sezione Pediatrica del Centro Ipertensione - che richiede una stretta collaborazione di personale con professionalità diverse. Fino a qualche anno fa in Italia non esisteva un gruppo dedicato, per cui i pazienti dovevano rivolgersi all’Ospedale dei Bambini di Great Hormond Street a Londra. Dal 2012 questa possibilità è presente anche al Policlinico di Milano, che vanta la presenza di tutte le competenze necessarie". Qui il gruppo CHIld (Children with Hypertension in Italy) fondato da Gianluigi Ardissino si occupa di studiare e curare l’ipertensione pediatrica, grazie a un insieme multidisciplinare di medici e infermieri (che comprende nefrologi, cardiologi, genetisti, ematologi, chirurghi dei trapianti di rene, chirurghi vascolari, radiologi e anestesisti pediatri con la collaborazione di cardiologi e radiologi interventisti) in grado di affrontare a 360 gradi tutti gli aspetti di questa rara e complessa patologia. "Tale attività richiama pazienti da numerosi centri nazionali - conclude Patrizia Salice, che insieme ad Antonio Mastrangelo è il riferimento per l'Ambulatorio Ipertensione dei Bambini - e ha permesso di trattare con successo più di 500 bambini ipertesi di cui 20 con questa patologia rara. Un'attività che, dopo l'emergenza sanitaria dovuta a Covid-19, è già ripresa con forza".