notizia
08/03 2020
Salute e Ricerca

Storia di un coronavirus

— di Francesca Dall’Ara, psicologa e psicoterapeuta, Neuropsichiatria infantile, Policlinico di Milano

È già sera ma Margherita non ha nessuna intenzione di andare a dormire, seduta alla scrivania disegna mostri e cancella mostri.
“È tardi ragazzina, smettila di consumare fogli e andiamo a dormire!” Dice la mamma con voce seria. “Ma cosa stai disegnando?” aggiunge.
“Disegno il coronavirus mamma” risponde candida Margherita.
“Ma il coronavirus non è così grande amore mio” sorride la mamma.
“Davvero??? E allora come mai tutti quanti ne avete così tanta paura?” Margherita è un po’ perplessa, era proprio sicura che la cosa che fa così tanto spaventare gli adulti, che chiude le scuole e getta scompiglio nelle giornate di tutti doveva essere almeno 10 metri più grande del suo papà.
“Se vieni nel letto con me ti spiego qualcosa in più di questo mostriciattolo”.
Al calduccio sotto il piumone con la voce dolce della mamma nelle orecchie la spiegazione del Coronavirus sembra quasi una storia. 
”C’era una volta un piccolo mostriciattolo di nome: Coronavirus. È nato qualche mese fa in un paese lontano dalla nostra casa, è minuscolo e vive nello sputacchio delle persone” comincia la mamma.
“Bleee, nello sputacchio?” inorridisce Margherita.
“Certo, nello sputacchio e anche nel moccio del naso” continua la mamma ridacchiando.
“Ma povero Coronavirus!” commenta Margherita.
“Non ti devi dispiacere per lui perché è un tipo piuttosto dispettoso e come a tutti i virus anche a lui piace stare in questi posti un po’ schifosi! È così che si sposta da un posto ad un altro e viaggia per tutto il mondo a bordo delle persone! Ed è così che è arrivato qui da noi”.
“E come fa a spostarsi tra le persone?” chiede curiosa Margherita.
“Con le goccioline di saliva, con gli starnuti, con i colpi di tosse… è per questo che in questi giorni ti ho chiesto di lavarti le mani più spesso e di non sbaciucchiare i tuoi fratelli, i tuoi amici, i nonni ...”
“Ma io non ho il Coronavirus nel mio sputacchio!!” puntualizza Margherita un po’ arrabbiata.
“Hai ragione ragazzina, ma l’unico modo per farlo smettere di viaggiare per il mondo è evitare di far viaggiare i nostri sputacchi. È proprio per questo motivo che i grandi hanno deciso di chiudere le scuole e che tante persone vanno in giro con la mascherina, anche se è già finito carnevale!”
“Mamma… però io oggi ho dato un bacino a te e uno a papà… cosa succede se ho preso il Coronavirus?” domanda Margherita preoccupata.
“I baci alla mamma e papà sono obbligatori! Non lo sapevi?? E poi non sono stati mica baci sputacchiosi! Non ti devi preoccupare troppo, però, ci stanno pensando le persone grandi e i dottori a conoscere e combattere il mostriciattolo e infatti lo sai cosa hanno scoperto?”
“Cosa mamma dimmelo, sono curiosa!” incalza Margherita.
“Hanno scoperto che i bambini e i ragazzini, nonostante abbiano un sacco di moccio, non piacciono tanto al Coronavirus… e anche se dovessero prenderselo guariscono molto prima e stanno molto meno male delle persone grandi”.
“Questa scoperta è un po’ bella e un po’ brutta secondo me, mamma...”
“Perché piccola mia?” chiede stupita la mamma, a cui questa sembra l’unica vera notizia bellissima!
“Perché noi piccoli da soli sappiamo fare poche cose… chi ci preparerà da mangiare, chi ci aiuterà a vestirci e a lavarci, chi ci farà le coccole, chi si prenderà cura di noi quando i grandi staranno tutti molto male?”
“Noooo Margherita, non deve succedere che tutte le persone grandi stiano molto male e tutte insieme! Ecco perché in alcune città, dove ci sono tante persone già ammalate, tutti devono rimanere in casa per alcuni giorni anche se è mooolto noioso e abbastanza faticoso. Il loro sputacchio non deve andarsene in giro per le altre città… se ci ammalassimo tutti insieme contemporaneamente come potrebbero fare i dottori a prendersi cura di noi?”
“Hai ragione mamma, non ci avevo pensato. Se si ammalasse anche la nostra dottoressa chi ci direbbe che medicine ci servono per guarire?” domanda Margherita stupita dall’idea, mai avuta prima, che anche i dottori potrebbero ammalarsi.
“Esatto amore mio, è questo che preoccupa noi grandi in questo momento: riuscire a curare le persone ammalate e cercare di non far andare troppo in giro il mostriciattolo. Però devi sapere anche un’altra cosa: il coronavirus ad alcune persone fa venire solo un po’ di mal di gola, di tosse e raffreddore e qualche linea di febbre, bastano pochi giorni e le giuste medicine e tutto si risolve senza problemi...”
“E alle altre persone? Quelle a cui il mostriciattolo fa stare molto male?” incalza Margherita che proprio non riesce a dimenticarsi di questa preoccupazione. “Sono le persone più fragili a rischiare di più nell’incontro con il virus: quelle un po’ più vecchiette o che già hanno qualche altra malattia, sono loro che dobbiamo proteggere.”
“Capito mamma, tipo la nonna bis…che non è più tanto giovane e cammina abbastanza male… ma le persone fragili come lei possono morire?”
“Sì amore, proprio tipo la nonna bis e le persone come lei, se si dovessero ammalare, possono aver bisogno di andare in ospedale, per fare cure lunghe e complicate, ed alcune potrebbero anche non guarire dal virus e morire purtroppo”.
“Capito mamma… puoi dire alla nonna bis di non uscire più di casa?” sentenzia Margherita che ha già trovato la soluzione.
“Lo sa già amore mio! Ed ecco perché in questi giorni abbiamo deciso di non andarla a trovare, ma per fortuna c'è tua sorella Agnese che le fa 2 ore di telefonata tutti i giorni con le sue chiacchiere senza senso...”
“E allora perché papà va al lavoro?” viene in mente di chiedere a Margherita.
“Perché molte persone grandi devono continuare a lavorare, come il tuo papà e la tua dottoressa per esempio, ma sanno che devono stare attenti e si stanno proteggendo in tanti modi: si lavano le mani, si mettono le mascherine, a volte anche i guanti, e cercano di non stare troppo vicini. Se ci pensi c’è anche una cosa positiva che ci ha portato il mostriciattolo: in questi giorni tante mamme, come me, possono passare più tempo insieme ai loro bambini e fare le cose con più calma del solito…”
“E noi mamma, possiamo uscire?” insiste Margherita, perché a lei piace proprio tanto stare all’aria aperta.
“Stare all’aria aperta non è troppo pericoloso, però dobbiamo anche noi fare un po’ più di attenzione del solito, ma non ti preoccupare ci penso io quando usciamo a ricordarti quali sono le regole… facciamo così: che ne dici se domani facciamo un giretto al parco a vedere se incontriamo qualche tuo amico?” “Mi piacerebbe tanto mamma, mi mancano i miei amici... mi annoio tutto il giorno a casa, oggi pensavo che mi mancano persino le maestre…” dichiara timidamente Margherita.
“Bene, allora è deciso! Domani mattina facciamo colazione con calma con le frittelle, facciamo un paio di pagine di compiti, mi aiutate a stendere i panni e poi ce ne andiamo al parchetto con i tuoi fratelli a caccia di amici con cui giocare… stavo pensando che nel pomeriggio potremmo anche metterci a fare l’impasto per la pizza così quando torna papà dal lavoro gli facciamo una sorpresa, a che gusto la vorresti: wurstel o prosciutto cotto? Margherita?”
Ma Margherita non risponde, si è addormentata senza mostriciattoli nei pensieri e con un mucchio di bei progetti in testa per il giorno dopo.
”Buona notte amore mio, fai bei sogni!” sussurra la mamma con un bel bacio non sputacchioso sulla fronte della sua bambina!

 

 

Un’idea nata, all’interno del gruppo di lavoro dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Policlinico di Milano, per trovare un modo concreto e immediatamente fruibile per facilitare genitori e bambini nell’affrontare nel miglior modo possibile l’emergenza generata dal coronavirus e le emozioni che questa scaturisce.

La storia è raccontata anche con i simboli per i bambini con disabilità o disturbi del neurosviluppo (scarica l'ebook) ed è stata tradotta in molte lingue.
Puoi scaricare la storia nella lingua che preferisci: