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16/01 2020
Salute e Ricerca

Nella mente dei bambini

— di Monica Cremonesi

E’ la più grande di una famiglia numerosa e fin da bambina le veniva spontaneo occuparsi dei più piccoli. All'Università la sua passione per la mente e per il cervello l’ha portata a specializzarsi in Neuropsichiatria Infantile. E poi a metterci lo zampino c’è stato anche suo papà, uno che di “problem solving” coi bimbi ne sapeva qualcosa. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Antonella Costantino, direttrice della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'Adolescenza (UONPIA), che per passione e per lavoro dirige un gruppo di “agenti speciali” contro le paure che hanno i bambini. E non solo ai tempi del coronavirus

Si è portati a pensare che in ospedale si curino soltanto gli organi, il corpo, il fisico, ma in realtà ci sono dei medici “speciali” che si prendono cura dei bambini e dei ragazzi, dei loro comportamenti e soprattutto delle loro emozioni. Un tema particolarmente d’attualità ai tempi del coronavirus, ma in realtà sono tanti e diversi, purtroppo, i momenti della vita in cui si viene a contatto con emozioni faticose come la paura. Per esempio, la malattia e la morte, propria e altrui.

 

Che ruolo giocano le paure nelle tappe dello sviluppo di un bambino?

Accompagnare i bambini fin da piccoli a fare i conti con le emozioni che si muovono dentro di loro, compresa la paura, è un elemento importante della crescita. Le emozioni non sono sotto il nostro controllo, si muovono come vogliono dentro di noi, non possiamo accenderle e spegnerle a nostro piacimento. Possiamo però imparare ad ascoltarle, capire da dove vengono e cosa ci stanno dicendo, e questo ce le fa sentire meno minacciose e più amiche. Per un bambino, come per un adulto, acquisire consapevolezza di quanto può controllare e quanto no, è un passaggio importantissimo. La vita, in buona parte, non è sotto il nostro controllo, mentre i nostri comportamenti e le risposte che diamo a ciò che succede lo sono, possiamo sempre fare delle cose che ci consentono di non essere travolti e trovare modi per “starci dentro”.

 

Le emozioni sono quindi un patrimonio che bisogna imparare a gestire?

Certo, la parola patrimonio è perfetta, perché le emozioni sono una ricchezza che ci è stata affidata e che possiamo far rifiorire. Il mio team accompagna fin da piccoli i bambini a fare i conti con le emozioni che si muovono dentro di loro, soprattutto quelli che le sentono in modo particolarmente intenso. È importante dare a un bambino un “kit di strumenti” che lo possa aiutare a riconoscere le emozioni, a non sentirsene travolto, a non trasformarle in comportamenti automatici e a vivere in modo più pieno la sua vita. Guardare le cose da un altro punto di vista, essere empatici e sviluppare flessibilità emotiva e cognitiva, è fondamentale per affrontare paura, rabbia e angoscia.
Spesso gli adulti considerano emozioni e comportamenti come se fossero una cosa sola. Tendono a dire “non ti devi arrabbiare, non devi avere paura”, ma così facendo viene dato un comando impossibile. Non funziona. La paura non è sotto il nostro controllo: è una protezione importante e dobbiamo imparare ad ascoltarla e capire da dove viene, per evitare che si trasformi in ansia e angoscia. Inoltre dire “non devi avere paura” ci fa sentire sbagliati e insicuri e ci priva di quelle "antenne” naturali che ci aiutano ad orientarci.

 

E ai tempi di Covid-19 cosa fare?

La paura e l’ansia sono dettate dal senso di impotenza che abbiamo davanti a questa pandemia, così lontana da ciò che conoscevamo prima. Capire qual è lo scenario generale e come rispondere al rischio, con la consapevolezza che non siamo mai in grado di controllare tutto, già modifica il quadro. Il bambino deve sentire che è ragionevole avere paura, perché c’è una cosa nuova che non conosciamo e che non sappiamo come evolverà, su cui dobbiamo essere cauti, e deve percepire che tutti sono disorientati, anche gli adulti. E, tutti insieme, sentire che ci sono tante piccole cose che possiamo fare per proteggere noi e gli altri.

La paura, come tutte le emozioni, è dentro di noi, per ciascuno in modo diverso. Un buon modo per non venirne travolti è ascoltarla, capire meglio a cosa è legata. Perché al di là del coronavirus la paura è correlata a sentimenti specifici, come la solitudine, l’ansia di non vedere le persone care. Capire le sfumature ci aiuta a trovare alternative e a smontare le nostre paure.

 

Qual è il consiglio da dare ai genitori per avvicinarsi a comprendere la paura dei propri bimbi?

Ascoltare. Quando un bambino dice “ho paura del coronavirus...” è importante che possa proseguire a raccontare cosa prova. Se lo rassicuriamo subito perdiamo dei pezzi fondamentali, ed è come se gli dicessimo che le sue emozioni non sono importanti. Invece potrebbe proseguire dicendo “perché ho paura che muoiano mamma e papà”, “perché ho paura di ammalarmi”, “perché non vedo più i miei amici”. Sono sfaccettature che stanno sotto alla paura stessa, e a cui possiamo trovare risposte diverse.

 

Ci aiuta a fare un gioco in famiglia per sconfiggere insieme le nostre paure?

Consiglio due attività. La prima è leggere ad alta voce storie. Funziona sempre per entrare in contatto con le paure, per ascoltarle e mettersi in gioco. Pensate a Biancaneve. Coi bambini si leggono e rileggono le storie e tornano i passaggi emozionanti o che spaventano, come quando Biancaneve è nel bosco e il cacciatore sta per ucciderla… e ogni volta però ne esce e si trovano soluzioni possibili.

E poi il “gioco dei punti di vista”. Guardiamo insieme qualcosa, anche solo un tavolo, e chiediamo di descriverlo: "Com'è da sotto? Vai da un lato e dimmi cosa vedi da lì… Alzati in punta di piedi e descrivimi come lo vedi da sopra…". È un gioco che allena la capacità di osservazione, l’attenzione e la concentrazione ma accompagna soprattutto a scoprire che non esiste un unico punto di vista. Questa consapevolezza è una dote molto preziosa, in gergo si chiama “flessibilità cognitiva” ed è la competenza che permette di portare avanti le nostre idee senza entrare in conflitto con gli altri, trovando negoziazioni che mettano insieme i diversi punti di vista.

 

Sembra una pratica semplice ed efficace.

Ne ho un'esperienza personale molto forte. Una volta a tre anni mi svegliai nel cuore della notte, perché ero tornata dall’asilo con un dubbio "amletico". Andai a svegliare mio padre, per dirgli “tu mi hai raccontato questa cosa in un modo e all’asilo me l’hanno raccontata in un altro. Com'è possibile?”. Per me, come per tutti i bambini a quell’età, c’era solo il bianco e il nero. Mio padre si mise le mani nei capelli e si disse “adesso la strozzo…”. E invece ci pensò un attimo, guardò il cassettone davanti a lui  e mi disse “guarda quel cassettone e raccontami cosa vedi". "Due cassetti, le maniglie, tre vasi...”, “Adesso vai di lato, vedi ancora i cassetti?", “No, e vedo solo un vaso, ma le gambe sono sempre due...”, “Ora mettiti sotto e raccontami...", ”Nessun cassetto, nessun vaso, ma quattro gambe e il legno  è brutto...”. “Bene, ora hai capito?”, mi disse. “Sì”, “E adesso torna a dormire...”. Mi è rimasto un imprinting che mi ha accompagnato tutta la vita.

Sì, semplice ed efficace.

 

L'emergenza coronavirus ha avuto un forte impatto su tante persone, ma in special modo su chi dal punto di vista delle emozioni è più fragile, come i bambini e gli adulti con autismo. Per questo la casa editrice Erickson, che da più di 30 anni si occupa della diffusione di testi sul tema della disabilità, ha scelto di pubblicare e diffondere gratuitamente l’e-book “Storia di un coronavirus” scritto da Francesca Dall’Ara (psicologa del Policlinico di Milano) e illustrato da Giada Negri.

E' una storia semplice che racconta una realtà molto complicata, con l’intento di sostenere le mamme e i papà ad affrontare insieme ai più piccoli (e forse anche grazie a loro) questo difficilissimo momento. Il racconto si rivolge a tutti i bambini a partire dai 2 anni, con un’attenzione specifica ai bambini con bisogni comunicativi complessi e disturbi del neurosviluppo, attraverso una versione adattata e tradotta in simboli con gli strumenti della comunicazione aumentativa.

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