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11/12 2018
Salute e Ricerca

Il sesto beatle lavora in Mangiagalli

I Beatles sono notoriamente quattro, ma da sempre i fan hanno giocato ad attribuire la carica di "quinto Beatle" a persone che in qualche modo hanno contribuito a rendere grande la band di Liverpool. Tra i tanti ci sono Brian Epstein, vero scopritore del loro talento, e George Martin, produttore e anima di tutti i loro dischi (eccetto uno). Il prof. Vercellini è ai vertici della ricerca sull’Endometriosi, ma anche della lista dei fan di Paul, John, George e Ringo: accanto al quinto Beatle (scegliete voi quale) noi gli diamo volentieri il posto numero sei.

Siamo andati a intervistare il Prof. Paolo Vercellini, Monica con una vistosa t-shirt rosa dei Pink Floyd, io con una traccia di domande personali. Ci avevano detto che Vercellini, oltre a essere il ricercatore più citato al mondo per le patologie dell’endometrio (e il più seguito su Youtube) è un appassionato di rock. Ma siamo stati subito cassati. “Sono bravi i Pink Floyd, ma non è proprio il mio genere…”.

Della sua attività clinica, sapevamo quasi tutto: insieme al suo staff, visita circa 2000 donne l’anno, senza contare le centinaia di interventi. Volevamo scoprire qualcosa della sua vita privata. Ma lui, sorridendo, dice di essere una persona “noiosa”. Scopriamo poi che non è proprio così… Come quella volta che facendo moto cross, senza guardare l’orologio, si è trovato col buio in mezzo ai boschi e ha dovuto abbandonare la moto e dirigersi a piedi fino alla statale… “La mattina però ho potuto godere di uno splendida alba…” – C’è sempre un lato positivo! E poi, naturalmente, è venuto a lavoro, in Ospedale.

Già, perché la cosa che più di tutte emerge parlando con Paolo Vercellini è l’amore per il suo lavoro e per questo Ospedale, dove, prima come studente, poi come medico e docente universitario, lavora da 40 anni.

“In effetti, a parte una parentesi negli USA, tutta la mia vita è racchiusa in un km quadrato”. Dalla piazzetta Umanitaria, dove è nato, alle scuole medie, al Liceo Berchet, poi l’Università degli Studi e la Mangiagalli.”  Ora vive a un paio di isolati da qui, ma si sente lontano!

“Sono uno stanziale. Negli Stati Uniti andai per fare ricerca. Erano anni pionieristici, gli studi sulle patologie dell’endometrio erano agli albori. L’America era più avanti, aveva laboratori all’avanguardia. Ma noi avevamo le idee, le intuizioni…”

“Quando ho iniziato a occuparmene, l’endometriosi era un ambito ancora da definire. Oggi, insieme agli Sati Uniti, l’Italia è ai vertici per lo studio e la cura di questa tematica.”

Studio e cura, ricerca e clinica, per il Prof. Vercellini sono termini inscindibili. “Un bravo ricercatore deve essere anche un bravo medico” ci spiega. Il suo staff segue la linea della “medicina condivisa”, perché il paziente è parte attiva del percorso di cura. “Ci sono approcci diversi nell’indagine e nella cura delle patologie dell’endometrio: è importante calibrarle sulla persona che hai davanti.”

Eravamo andati a intervistare il Prof. Vercellini, anche per un’altra ragione: ci aveva colpito l’attività editoriale di cui è stato promotore con alcuni colleghi: il Mangiagalli Journal Club. Quando ne accenniamo, si illumina. “E’ stata un’esperienza bellissima. Eravamo un gruppo affiatato. Quando ci incontriamo, ripensiamo con nostalgia a questa esperienza.” Leggendo qualche numero, ci siamo resi conto del lavoro e della passione che li animava. E questa è una delle ragioni per cui al momento le pubblicazioni sono cessate. Distoglieva dal lavoro e dall’attività di ricerca.

“Ma quando andrò in pensione, spero il più tardi possibile, riprenderò senz’altro l’attività editoriale!”.

Si perché il Prof. Vercellini è fiducioso nel futuro. “Ho visto i progetti per il nuovo Ospedale, e non avrei mai immaginato… E’ un progetto bello e ambizioso, al quale voglio contribuire.”

Salutandoci, promette di inviarci la sua play list di canzoni rock.

Facciamo due calcoli, Paolo Vercellini non è famoso come i Beatles, ma nella sua carriera ha visitato molte più pazienti di quelle che riempirebbero gli spalti di una rock star.

Mica male, per una persona “noiosa”!

 

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