Costruire relazioni di salute e serenità: le Cure Palliative in Policlinico di Milano
“Ogni pena può essere sopportata, se la si narra”. Queste parole di Isak Dinesen, pseudonimo di Karen Blixen, sembrano state scritte apposta per visualizzare la portata del supporto offerto dall'accesso alle cure palliative, basate proprio sulla condivisione, sulla relazione e sulla profonda lettura dei bisogni del malato e della sua famiglia.
E allora, da vicino, ogni "narrazione" assume un significato: c’è il paziente che vuole sentire la diagnosi, il paziente che non vuole scoprirla. C’è il paziente che la conosce e preferisce non parlarne, il paziente che sa di cosa soffre e sente il bisogno di saperne di più. C’è il paziente che vuole essere consolato, il paziente che vuole essere lasciato solo, il paziente che vorrebbe fosse sempre il medico a decidere per lui, il paziente che esige che sia sempre rispettata fino in fondo ogni sua convinzione.
Modi diversi di vivere la propria malattia che richiedono capacità professionali ed umane di elevatissimo spessore che sappiano affiancare alle diagnosi e alla corretta terapia dei sintomi (il dolore, ad esempio) la capacità di costruire “relazioni terapeutiche” che possano “accompagnare” il malato lungo il percorso della malattia grave.
Questa necessità di “costruire relazioni di cura” richiede un approccio tempestivo al malato ed è per questo motivo che il mondo delle cure palliative è sempre più indirizzato a un approccio precoce lungo la traiettoria di malattia, oncologica o non oncologica. Una prospettiva multidisciplinare che sappia integrare le competenze dello specialista di branca (come ad esempio la figura dello pneumologo, l’oncologo, l’internista, il nefrologo…) con la specializzazione dell’équipe di Cure Palliative. Un'équipe interdisciplinare che si prenda cura del paziente complesso integrando expertise medica con la capacità di lettura globale dei bisogni - psicologici, sociali, spirituali - del malato e della sua famiglia.
Scopo ultimo di questa integrazione è la cura dei sintomi non disgiunta dalla valorizzazione della qualità di vita e delle scelte del malato al fine di trovare tracce di salute e di serenità anche nella malattia severa.
Le evidenze ci dicono che un percorso di cura condiviso, dall’identificazione del bisogno del paziente alla qualità di cura, comporta un impatto favorevole nella qualità di vita del paziente che comprende una riduzione dei livelli di ansia, depressione e distress anche per la famiglia che gli è accanto.
“Abbiamo assistito a un cambiamento demografico che oggi chiama le cure palliative ad assumere un ruolo molto più strategico e molto più importante di quello per cui sono nate – chiarisce Roberto Moroni, direttore dell’Hospice e Cure Palliative - Cascina Brandezzata del Policlinico di Milano –. Questo vuol dire allargare la popolazione presa in carico, ampliare lo sguardo orientandoci non soltanto sui malati oncologici ma su una fascia più ampia di pazienti, vuol dire aumentare il tempo della presa in carico, vuol dire sempre di più integrare i soggetti del sistema sanitario. Medici, infermieri, oss, psicologi e assistenti sociali sono componenti nevralgici di un approccio che possa curare con competenza e umanità ogni paziente fino alla conclusione della sua vita”.
Una mostra sul tema delle Cure Palliative
La mostra “Prendersi cura: uno sguardo poetico sull’arte dell’aiuto” rappresenta il tentativo di stimolare, attraverso la presentazione delle opere selezionate ad alto significato simbolico e metaforico, l’idea di una Cura che possa “abitare” e che “sia abitata” dalle nostre vite, dai nostri timori e dai nostri desideri.
Il percorso espositivo si articola in più momenti, tra cui:
Il primo momento è legato al concetto di cura dal punto di vista della Medicina, attraverso fotografie storiche dell'Ospedale.
Il secondo momento riguarda le illustrazioni di Elisa Talentino che rimandano a un’idea di cura che include la vicinanza, la complicità, la collaborazione, la gentilezza, la fiducia, l’amore di sé e dell’altro.
Opere diverse fra loro, che declinano il tema della cura in vari modi e significati, portando lo sguardo del visitatore anche sulla fatica e sul dolore quotidiano di un malato e della comunità che gli è accanto.(Dalla curatrice Valentina Ippolito)
DOVE
Archivio Storico
Via F. Sforza, 28QUANDO
Dal 25 maggio all’8 giugno
(dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18; chiuso domenica e nei giorni 1 e 2 giugno 2026).
31 maggio: Giornata Nazionale del Sollievo