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09/02 2026
Salute

#DONAZIONEORGANI. Maria Teresa e il suo fegato: una vita per curarlo e la donazione inaspettata

— di Valentina Castellano Chiodo

Una lezione di sorrisi e dedizione: la storia di un organo malato, tenuto sotto controllo e infine donato a chi era in attesa di trapianto.

Fegato odi et amo, un organo non semplice da curare e che se danneggiato prevede trattamenti e terapie. Per chi è gravemente malato è l’organo che trapiantato significa futuro, per qualcun altro può diventare l’ultimo segno di altruismo, l’ultimo dono. Questa è la storia di Maria Teresa Medolago Albani, o Titti, come la chiamavano teneramente i cari, punto di riferimento per tante persone sole e bisognose, che non faceva mai mancare il suo aiuto concreto in parrocchia, vicina agli anziani e ai bambini, da tutti ricordata per il sorriso genuino e l’appassionata dedizione. Da giovane si era ammalata di Epatite C da trasfusione: all’epoca aveva fatto alcuni trattamenti, una terapia un po’ pesante che non amava. Gli esami di quel fegato, che sempre aveva odiato e curato mal volentieri, pian pianino si erano normalizzati così aveva potuto sospendere la terapia (pur continuando a convivere con il virus che non era stato sconfitto) e negli ultimi anni era sotto controllo regolarmente al Policlinico di Milano.

Il virus dell’Epatite C può dare problemi cronici trasformando il fegato in fibrosi o cirrosi, dando problemi di ipertensione portale e di rischio di tumore del fegato, oppure può convivere con il paziente, come accade per i donatori di fegato HCV RNA positivi.

I pazienti affetti da virus dell’Epatite C, in assenza di riscontro di patologia significativa al fegato, possono contribuire alla salvezza di pazienti in lista per trapianto di fegato aumentando il numero di donatori, nonostante la presenza di virus circolante: una volta proponibili solo a pazienti in gravi condizioni, questi organi possono oggi essere utilizzati sia in pazienti affetti da Epatite C attiva, che guariti dopo terapia antivirale ad azione diretta (DAA) e dall’anno scorso anche in pazienti senza Epatite C, grazie proprio alla disponibilità di questi farmaci estremamente efficaci (e rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale) che permettono di sconfiggere il virus nel post trapianto.

La vita continua, Titti ha 76 anni, ma durante la messa del sabato sera arriva il malore, proprio mentre si trova dietro l’altare, nella chiesa del Santissimo Redentore di Milano, dove da anni era considerata preziosa da sacerdoti e parrocchiani. Sono attimi difficili, l’organista chiede al microfono se qualche medico è disponibile e prontamente qualcuno la raggiunge, cominciano a farle il massaggio cardiaco, poi in breve tempo l’arrivo dei soccorsi che la portano in ospedale, dove i medici sono da subito chiari: Titti è grave, il cuore è andato più volte in arresto e il suo malore era dovuto alla rottura di un aneurisma cerebrale.  

A raccontare i suoi ultimi istanti è la sorella Luisa che ricorda: “Al mattino mi hanno comunicato per telefono che Titti era mancata e quando sono tornata in ospedale ho incontrato molti operatori cortesi e gentili: non avendo una sua dichiarazione formale, mi hanno chiesto se la famiglia era favorevole a donare gli organi, senza precisare quali. E noi fratelli, che siamo sempre stati tutti donatori di sangue, abbiamo scelto la donazione dando l’autorizzazione. È quasi incredibile che proprio quell’organo che aveva sempre odiato e che nessuno di noi pensava potesse essere donato sia stato il prescelto: il giorno dopo mi hanno comunicato che durante la notte avevano fatto un trapianto di fegato e quell’organo che lei aveva sempre curato e creduto malato è diventato vitale per qualcun altro! Questo dà una speranza a chi è in attesa: curarsi serve non solo per sopravvivere, ma anche per far sopravvivere gli altri e si può essere utili anche quando apparentemente non c'è più niente da fare. Mia sorella si è sempre data per gli altri e sono certa che sarebbe stata contenta di questa nostra scelta, anzi conoscendola ci avrebbe pure scherzato sopra quel “famoso” fegato, regalandoci uno dei suoi indimenticabili sorrisi”.

 

Al Policlinico di Milano nel 2025 sono stati eseguiti 83 Trapianti fegato, ovvero +20 trapianti rispetto all’anno precedente.

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