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01/02 2026
Salute Oncologia

Tumori dell'area testa-collo: dalla prevenzione alle nuove terapie

— di Ilaria Coro, con la consulenza scientifica degli specialisti del Policlinico di Milano

Poco conosciuti nonostante il forte impatto clinico, i tumori dell’area testa collo colpiscono ogni anno circa 6mila italiani. La prevenzione primaria è possibile, grazie alla conoscenza dei principali fattori di rischio, come fumo, consumo di alcol e infezione da papilloma virus (HPV). Accanto alla prevenzione, negli ultimi anni le terapie mediche hanno conosciuto un’evoluzione significativa, con l’introduzione dell’immunoterapia e con strategie di trattamento sempre più personalizzate, integrate con le altre opzioni terapeutiche.
Per conoscere in modo più approfondito questi tumori, ne parliamo con le oncologhe Nerina Denaro e Ornella Garrone - direttrice dell’Oncologia Medica del Policlinico di Milano.

 

Perché oggi è così importante parlare di prevenzione dei tumori dell’area testa-collo?

I tumori di questo distretto hanno un impatto molto rilevante perché possono compromettere funzioni fondamentali come la respirazione, la deglutizione e la voce. La prevenzione primaria è possibile, perché conosciamo bene i principali fattori di rischio: fumo, consumo di alcol e infezione da papilloma virus (HPV).
Ridurre o eliminare questi fattori può incidere in modo significativo sull’insorgenza della malattia e rappresenta il primo vero strumento di contrasto a queste neoplasie.

 

Qual è oggi il ruolo delle terapie mediche nei tumori testa-collo?

Nei tumori dell’area testa-collo, soprattutto nelle forme localmente avanzate o metastatiche, la terapia medica ha un ruolo centrale e negli ultimi anni ha conosciuto un’evoluzione molto importante. Oggi disponiamo non solo della chemioterapia tradizionale, ma anche dell’immunoterapia e, in casi selezionati, di terapie a bersaglio molecolare.
L’approccio terapeutico viene sempre definito all’interno di un percorso multidisciplinare e personalizzato, tenendo conto delle caratteristiche del tumore e delle condizioni cliniche del paziente.

 

Che cosa ha cambiato l’introduzione dell’immunoterapia?

In circa l’85% dei tumori testa-collo è presente l’espressione di una proteina chiamata PD-L1. In questi casi l’immunoterapia, da sola o in associazione alla chemioterapia, ha dimostrato di migliorare in modo significativo i risultati di trattamento.
La sopravvivenza mediana oggi si attesta intorno ai 15 mesi, ma il dato più rilevante è la presenza di una quota di pazienti – tra il 20 e il 30% – che ottiene risposte durature nel tempo. Nei tumori con elevata espressione di PD-L1, in alcuni casi è possibile utilizzare la sola immunoterapia, evitando gli effetti collaterali della chemioterapia.
Nei pazienti che non presentano questa espressione, invece, il trattamento resta basato sulla chemioterapia, che consente comunque un controllo della malattia.

 

Quali sono le prospettive future e l’importanza del follow-up?

La ricerca è molto attiva, sia per migliorare ulteriormente l’efficacia dell’immunoterapia sia per sviluppare nuove terapie mirate contro specifiche alterazioni genetiche. Al momento solo una piccola percentuale di pazienti presenta mutazioni per cui esistono farmaci dedicati.
La ricerca mira a superare l’immunoresistenza sia attraverso la modulazione del microbiota (in corso studi di fase III in combinazione con il Pembrolizumab) sia con l’associazione con anticorpi bispecifici oppure con l’anticipazione del trattamento immunoterapico in fase preoperatoria.
Un altro elemento fondamentale è il follow-up: i pazienti devono essere seguiti nel tempo con controlli regolari, perché in alcuni casi selezionati è possibile intervenire nuovamente sulla malattia e ottenere buoni risultati. L’obiettivo resta sempre quello di aumentare la sopravvivenza, riducendo al contempo l’impatto delle terapie sulla qualità di vita.

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