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01/02 2026
Salute

Il trapianto fa rifiorire la vita: la storia di Mariolina e Davide

— di Redazione

Quasi 50 anni di matrimonio insieme tra il loro vivaio e la montagna: ora che lei ha donato il rene al marito anche in casa si respira aria di primavera

Spontaneità, leggerezza, naturalezza e bellezza del dono: le parole di Mariolina arrivano dritte al cuore quando racconta con estrema delicatezza la sua storia. Per lei donare un rene al marito è stato un gesto spontaneo e dettato dal profondo amore.

Mariolina e Davide sono sposati da quasi 50 anni e proprietari del vivaio di famiglia a Monza. 70 anni lei e 72 lui, hanno tre figli e un nipote e da sempre condividono la passione per la natura e la montagna. Qualche anno fa però Davide ha notato che le camminate erano diventate sempre più faticose, così si è sottoposto ad alcuni controlli e le sue analisi hanno evidenziato un abbassamento dei globuli rossi e un’anormalità della creatinina: questo problema ai reni lo ha costretto presto alla dialisi e il medico gli ha comunicato l’urgenza di metterlo in lista per un trapianto al Policlinico di Milano. Pur non sapendo se fosse possibile (non essendo consanguinea), Mariolina si è subito offerta lei come donatrice e scoprire questa possibilità ha ridato speranza alla coppia.

L’iter verso il trapianto: dalla pioggia a un raggio di sole
Iniziano così i controlli e gli esami di compatibilità. Davide continua la dialisi e Mariolina si sottopone alle visite di controllo, finché trova il coraggio di chiedere: “Siamo compatibili?” e finalmente arriva la tanto attesa conferma. “La notizia ci è piovuta addosso - racconta Mariolina - e, come la pioggia nutre le nostre amate piante, quell’annuncio decisivo ha riempito i nostri cuori di felicità e acceso un raggio di sole per il nostro futuro”.

Una lettera di ringraziamento per i medici-amici
Il 24 luglio dello scorso anno, in occasione del primo anniversario dall’intervento, Mariolina e Davide hanno scritto una lettera per ringraziare i medici del reparto trapianti e tutto il personale del Policlinico di Milano, grati per la loro accoglienza, professionalità e scrupolosità, ricordando in particolare i chirurghi esperti che hanno collaborato tra loro durante le operazioni, optando per procedure innovative e meno invasive.  “Al momento dell'entrata in ospedale - ricorda Mariolina - ci siamo sentiti davvero accolti. La sera prima del trapianto sono arrivati in stanza i medici che ci avrebbero operato: non erano in camice, ma vestiti normalmente, si sono seduti con noi e abbiamo parlato come fossimo amici. Ci hanno messo a nostro agio e così non abbiamo sentito quella sorta di barriera che si prova quando si è davanti al medico”.

Il ritorno alla normalità e il significato dei fiori
Ora stanno bene e, con la pensione alle porte, i coniugi hanno scelto di godersi la vita: Davide è ancora molto legato al suo vivaio, ma sta imparando a rallentare. Insieme alla moglie ha riscoperto il piacere di dedicare più tempo a tutto ciò che prima non riuscivano fare: piccoli viaggi, serate al cinema e, naturalmente, camminate in montagna, ora che possono godersela senza troppa fatica.
Alcuni fiori del vivaio sembrano raccontare la loro storia: Davide, esperto di agrumi, ama la zagara, simbolo di matrimonio e amore puro, come quello che lo lega alla moglie, mentre Mariolina preferisce il fiordaliso, emblema di leggerezza e che si regala per augurare felicità, una metafora botanica che ricorda il suo gesto di donare un organo vitale al marito.
E se dovessero scegliere un fiore per simboleggiare la donazione? Non hanno dubbi, hanno scelto il botton d’oro, un fiore di montagna: il suo seme ha una forma che ricorda quella di un rene, il suo bocciolo è chiuso e tondeggiante e, quando sboccia, esplode con tantissimi petali rivelando tutta la sua bellezza e il suo accattivante colore giallo.

Il senso della donazione e un messaggio per tutti
Dare qualcosa a mio marito per me è stato importante. Sono proprio contenta di averlo fatto e se tornassi indietro lo rifarei ancora. – conclude Mariolina, aggiungendo: - Non mi sento un’eroina, anzi fatico a capire chi considera la donazione come un gesto eroico. Alcuni conoscenti mi avevano persino spaventato dicendo che sarebbe stato doloroso, ed è vero, un po’ di dolore c’è stato, ma sopportabilissimo. Quindi se una persona si sente di donare con affetto sia coraggiosa e non abbia assolutamente paura dell’intervento. Il mio messaggio è per tutti ed è molto diretto, a loro dico: si può fare!”.

 

UN BEL PRIMATO ITALIANO DELLA DONAZIONE DEGLI ORGANI
L’Italia è il paese con i donatori di organi più anziani al mondo.
C’è un limite di età per donare gli organi? Non ci sono dei limiti di età, quello che conta è lo stato di salute degli organi e non l’età anagrafica. I medici eseguono accurati esami per stabilire l’idoneità degli organi e dei tessuti prelevati a scopo di trapianto. In questo modo si riduce al minimo il rischio di trasmissione di malattie dal donatore al ricevente. Leggi di più

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