Nanna & sonnellini: come favorire un addormentamento sereno del bimbo
— di Valentina Castellano Chiodo
Al Policlinico di Milano un incontro di condivisione, emozioni ed esperienze legate alla gestione dei ritmi sonno-veglia del neonato per tutta la famiglia.
“La mia bambina non vuole dormire e fa i capricci quando la sdraio nella culla” racconta una mamma e un’altra ribatte “Il mio bebè dopo cena salta e balla davanti alla tv e farlo addormentare è una impresa!”: benvenuti all’incontro del gruppo Sogni d’oro del Policlinico di Milano, un appuntamento mensile dedicato alle famiglie che hanno un bebè da 0 ai 12 mesi, per condividere pensieri e buone pratiche legate al sonno del bambino e della sua famiglia, in una sala del Consultorio Familiare di via Pace 15 (1°piano).
Questo incontro in presenza, dove i neonati sono i benvenuti e sempre protagonisti, viene condotto una volta al mese, grazie alla passione e ai consigli pluriennali di una parte del team del Mangiagalli Center: negli appuntamenti, sempre piacevolmente popolati da neomamme e papà in compagnia dei loro piccoli, l’infermiera Elvira Curci insieme a Dalila Guenzani, psicologa psicoterapeuta, accolgono i racconti dei genitori sulle routine serali e condividono riflessioni legate al benessere dei neonati. Entrambe tengono a sottolineare che ci sono molte dinamiche comuni e altre individuali del bambino per l’addormentamento. Il sonno viene raccontato come un momento in cui l’osservazione del bambino e la risposta ai suoi segnali assumono un ruolo centrale, favorendo un clima di maggiore serenità. Una cosa è certa e la battuta viene spontanea: “Ogni bambino è unico e i genitori non avranno mai la bacchetta magica: l’importante è imparare a conoscerli e all’inizio se non dorme fatevene una ragione!”.
Al di là dell’ironia, che aiuta le mamme a sdrammatizzare su notti insonni e passeggiate interminabili dei papà col pargolo in braccio, le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità forniscono alcune raccomandazioni utili, come per esempio l’indicazione di tenere il bimbo in stanza con i genitori fino all’anno di vita. Inoltre è bene ricordare che nei primi due mesi di vita il sonno è distribuito in tante fasi di sonno e veglia nell’arco delle 24 ore. Questo avviene perché il ritmo circadiano, che regola l’alternanza riposo-veglia in base alla luce e al buio, non è ancora maturo. Il neonato si addormenta e si risveglia soprattutto in risposta ai bisogni primari, come la fame o il bisogno di contatto. Con il passare delle settimane, il sonno inizia gradualmente a organizzarsi, con una maggiore concentrazione delle ore di riposo durante la notte. I risvegli restano comunque frequenti ed è normale che il bambino cerchi l’adulto per mangiare o per sentirsi confortato e al sicuro.
Esistono, inoltre, alcuni elementi che possono aiutare a rassicurare i genitori: in genere, con l’allattamento mamma e bambino si sincronizzano e le notti piano piano diventeranno più calme e con sempre meno risvegli. Poi dall’8° e 9° mese subentrano altri fattori, come l’ansia da separazione e nuove dinamiche nella vita del neonato che possono rendere il sonno più difficoltoso, come lo svezzamento, i disturbi gastrointestinali o la comparsa dei dentini, i nuovi movimenti fisici con lo sviluppo dei muscoli già dal 4° mese, le prime malattie, la somministrazione dei primi vaccini o l’ingresso al nido. Incidono anche l’esposizione alle luci blu, la stanchezza accumulata o il luogo in cui il neonato si addormenta. A queste difficoltà è importante rispondere con atteggiamenti ispirati a una genitorialità responsiva, che significa essere presenti, osservare e ascoltare il proprio bambino, aiutandolo gradualmente a trovare il suo equilibrio.
Per questi e molti altri consigli su Genitori e bambini resta aggiornato sulla pagina Eventi del Policlinico di Milano e leggi le proposte per la salute della mamma, della donna e della coppia sulla sezione Mangiagalli Center.