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04/04 2024
Salute

Solida, sfuggente o multiforme? Ecco com'è fatta la nostra memoria, e come possiamo allenarla al meglio

— Lino Grossano, con la consulenza scientifica di Stefano Zago, specialista delle funzioni cognitive

   La memoria è un concetto semplice, e allo stesso tempo è uno dei più difficili da definire. Intuitivamente tutti sappiamo che cos’è, ma se tentiamo di darne una definizione completa ci troviamo in difficoltà. Il nostro cervello non usa lo stesso sistema per ricordare la capitale del Brasile o cosa abbiamo mangiato a pranzo il giorno prima, e ha meccanismi diversi anche quando dobbiamo ricordarci un appuntamento, quando studiamo per un esame, o se abbiamo bisogno di memorizzare un codice per il tempo necessario a digitarlo. Non esiste quindi la ‘memoria’, ma esistono molte memorie fra loro distinte e dissociabili: ne abbiamo scoperto i segreti con Stefano Zago, psicologo e specialista delle funzioni cognitive alla Neurologia del Policlinico di Milano.

Che cos'è esattamente la memoria?

La memoria umana non è una ‘cosa’ unitaria, ma piuttosto una collezione di 'sottocomponenti' che interagiscono tra loro. Ciascuna componente ha una base neuroanatomica, ovvero si basa su determinati neuroni: questi hanno il compito di immagazzinare e successivamente di recuperare le informazioni. 

La memoria è quindi utilizzata per trattenere informazioni per brevi periodi di tempo o per periodi illimitati, così come per codificare informazioni di vario tipo. E' in grado anche di creare e integrare nuovi ricordi con conoscenze già presenti in memoria, o di riattivare, in modo parziale o totale, veridico o erroneo, avvenimenti relativi al passato, oppure mettere in atto azioni neuromotorie apprese in precedenza.

Quanti tipi di memoria esistono?

La ricerca scientifica in ambito neuropsicologico ha individuato diversi tipi di memoria. Una prima necessaria distinzione è fra memoria a breve termine e memoria a lungo termine. La memoria a breve termine è specifica per ciascuna modalità sensoriale (es. uditivo verbale, visuo-spaziale). Consente di memorizzare informazioni per poterle rievocare immediatamente ed è caratterizzata da una capacità limitata in quanto conserva poco materiale e per breve tempo, nell’ordine di secondi. La memoria a breve termine ci permette, per esempio, di tenere a mente un nuovo numero di telefono il tempo necessario per appuntarlo, la usiamo per ripetere una frase, ma ci aiuta anche a giocare a scacchi o a risolvere un calcolo mentale. 

Per contro, la memoria a lungo termine ci consente di mantenere un’enorme quantità di svariate informazioni per lunghi periodi, da qualche minuto ad un tempo indefinito. Teoricamente è infinita sia rispetto alla quantità di materiale che possiamo memorizzare, sia rispetto al tempo di permanenza in memoria: per mesi o addirittura anni. 

C'è poi una classificazione relativa alla tipologia di informazioni che vengono immagazzinate. All’interno della memoria a lungo termine ritroviamo la memoria episodica che permette di recuperare l’informazione inserita nel contesto del tempo e dello spazio (es. rievocare il primo giorno di scuola), la memoria semantica coinvolta nella conoscenza di fatti e concetti che non sono legati a un contesto (ad es. qual è la capitale della Francia). Due ulteriori tipologie sono la memoria prospettica (memoria per il futuro) e la memoria procedurale (fondamentale nel ricordare le sequenze di azioni da mettere in atto); e due sistemi della memoria a breve termine: memoria verbale (numero telefonico sentito) e memoria visuo-spaziale (numero telefonico letto, con le caratteristiche fisiche del numero). Quindi non tutte le memorie si equivalgono, ma sono distinte sulla base del tipo di materiale che conservano.


Dove vengono immagazzinati i ricordi nel nostro cervello?

Grazie a studi condotti su pazienti con amnesia (cioè una grave compromissione del ricordo) e circoscritte lesioni cerebrali, oggi sappiamo che la memoria si svolge attraverso l’interazione e la modulazione di sistemi e circuiti disseminati nel cervello, ognuno con una sua funzione. 

Le parti del cervello coinvolte sono diverse. Ad esempio, l’ippocampo è implicato nella formazione dei ricordi a lungo termine così come il talamo, l’amigdala riguarda la memoria emotiva, la corteccia prefrontale è deputata al controllo esecutivo detto working memory, ma ci sono anche il cervelletto e i corpi mammillari. La corteccia è l’archivio dei ricordi, mentre la regione temporale media, formata da amigdala, corteccia temporale e ippocampo, è l’archivista: iscrive le esperienze, trasformandole da fragili memorie di lavoro in memorie durature. E le rimugina per ore, mesi o persino anni, svolgendo un minuzioso lavoro di classificazione, paragone, generalizzazione.

Persone diverse hanno memorie diverse: c’è chi ricorda facilmente date e nomi, e chi invece sembra scordare tutto. Nasciamo con la memoria che abbiamo, o è influenzata anche da altri fattori?

La salute generale del corpo incide moltissimo sull’efficienza del cervello e indirettamente anche sulle capacità di memoria. Il primo punto è quindi lo stato di benessere cerebrale, che dipende in gran parte dall'ossigenazione del tessuto nervoso. Così, per esempio, l’ipertensione e gli scompensi cardiaci possono causare microlesioni cerebrali e sono quindi nemici della memoria. Per non parlare degli effetti collaterali dei farmaci, delle carenze vitaminiche e degli effetti nefasti dell’alcol e delle droghe. Anche lo stress, l’angoscia, i disturbi psicopatologici hanno un’influenza negativa. Inoltre, si possono verificare delle alterazioni cerebrali più gravi e patologiche come ictus, forme tumorali e processi neurodegenerativi che alterano in modo drammatico i processi mnemonici.

In merito alle diversità che si osservano tra individui, esiste sicuramente una componente biologica ereditabile; ma le differenze dipendono in gran parte da come ciascun individuo ha stimolato il proprio cervello durante tutto il corso della vita. Infatti, una regola base è che migliore è l’organizzazione che noi diamo al 'materiale' da memorizzare fin da giovani, migliore sarà la capacità di rievocare questo materiale anche con l’avanzare dell’età. E' come avere una libreria con tantissimi libri mal riposti: una condizione che non ne facilita di certo il recupero, e anzi alcune volte è come se fossero perduti.
Se allenata costantemente, è possibile per alcuni individui anche in età avanzata mantenere una memoria eccellente, sebbene inferiore a quella che li caratterizzava da giovani; al contrario, se poco allenata è possibile osservare dei cinquantenni che arrancano per ricordare il titolo di un film o il nome di un conoscente.

Quali sono i principali trucchi e consigli per mantenere la nostra memoria sempre in forma?

Il cervello col passare del tempo va incontro a modificazioni, e le principali modifiche sembrano verificarsi proprio a carico di quelle parti cerebrali che supportano i processi della memoria, come l’ippocampo e la corteccia frontale. Prima ci si attiva per tenere il cervello allenato, più probabilità ci sono che si mantenga in forma quando saremo anziani.

Il benessere della memoria, e quello cognitivo in generale, derivano da una serie di comportamenti che richiedono un certo impegno e costanza e che non si limitano alla stimolazione cognitiva ma si estendono anche a un'adeguata attività fisica, sonno e riposo adeguati, nutrirsi nel modo giusto, contenimento dello stress e socializzazione. L’esercizio aiuta a mantenere la memoria attiva. Il cervello si può infatti esercitare come un muscolo ed è ormai chiaro che il brain training sia un metodo efficace per il potenziamento e la riabilitazione di aree specifiche della memoria con esercizi mirati. Il consiglio è di applicarsi a esercizi che abbiano una ricaduta pratica nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, impegnarsi a ricordare informazioni utili, che ci interessano davvero. Il nostro interesse per un argomento incide molto sulla selezione che la memoria fa delle informazioni.

Il training cognitivo deve essere qualcosa di non routinario. Le parole crociate non vengono ritenute utili dagli studiosi per migliorare la memoria in quanto sono un mero esercizio, fine a sé stesso e governato dall'automatismo, senza ricadute sulla vita pratica. È meglio, dicono gli studi, impegnarsi in una conversazione il più possibile ad alto livello: argomentare il proprio punto di vista e comprendere quello altrui è molto allenante.

Un'altra pratica utile è quella della cosiddetta neurobica, esercizi che aiutano a rompere gli schemi mentali automatici o abituali per svegliare le aree assopite. Per esempio, imparare parole nuove e includerle nelle conversazioni future, oppure lavarsi i denti con la mano non predominante: un esercizio che comporta l’uso dell’emisfero del nostro cervello opposto a quello che normalmente usiamo.