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15/04 2022
Salute e Ricerca

Una vita sana per combattere il fegato grasso, patologia che colpisce sia adulti che bambini

— Matteo Rimoldi, con la consulenza scientifica di Anna Fracanzani e Mirella Fraquelli, epatologhe

Almeno 3 persone su 10 ce l’hanno, e perfino i bambini ne soffrono. Stiamo parlando della steatosi epatica, meglio conosciuta come fegato grasso. Quindi è una patologia molto diffusa, e le cifre tendono a salire nei soggetti a rischio come gli obesi (50%) e i diabetici (60%). Al momento, seguire uno stile di vita sano sembra essere l’unica soluzione per combattere questa condizione, ma diversi studi condotti al Policlinico di Milano stanno cercando di individuare nuove terapie. Ne abbiamo parlato con Anna Fracanzani, direttore della Medicina a Indirizzo Metabolico e Mirella Fraquelli, referente del Centro di riferimento per l’Ecografia Gastroenterologica del Policlinico di Milano.

Nella steatosi epatica il grasso si accumula nel fegato compromettendone progressivamente le funzionalità. In medicina è chiamata anche NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease) “ed è una patologia che non dipende dal consumo di alcolici – spiegano le esperte -. Generalmente non manifesta sintomi specifici, ma accorgersi della malattia per tempo può evitare che si evolva in forme più gravi come la steatoepatite o la fibrosi, che possono causare la cirrosi o addirittura il tumore al fegato”.

L’assenza di sintomi specifici, inoltre, rende necessaria la prevenzione e la diagnosi precoce di questa malattia nei pazienti a rischio. “In un normale esame del sangue, avere i valori del fegato alterati può rappresentare un campanello d’allarme; eppure alcune forme gravi di steatosi possono nascondersi anche dietro esami nella norma”. Per questo motivo, se si vuole confermare un sospetto diagnostico molto spesso ci si affida all’ecografia per avere risultati più chiari.

Al Policlinico di Milano in particolare viene utilizzato il FibroScan, uno strumento all’avanguardia che “ci permette di avere parametri molto attendibili nella misurazione dei valori del fegato. Si tratta – aggiungono le specialiste - di un esame non invasivo e indolore. L’apparecchio invia al fegato delle onde elastiche attraverso una sonda poggiata sulla parete toracica, tra gli spazi intercostali, esattamente come avviene in un’ecografia. In questo modo viene valutato il grado di fibrosi del fegato misurandone la sua durezza: infatti questo organo più è ‘morbido’ ed elastico più è sano”. Inoltre, lo stesso apparecchio è in grado di fornire un parametro (CAP) che dà una misura dell’entità della steatosi con alta efficacia diagnostica. Il risultato consente al medico di valutare la presenza di steatosi e di classificarla come assente, lieve, moderata o severa. in base al risultato.

Nel percorso dedicato al paziente con steatosi, gli esperti del Policlinico prevedono anche una visita specialistica approfondita, per scoprire se soffre di altre patologie che richiedono un trattamento specifico come malattie cardiovascolari, metaboliche o il diabete. In questo modo non viene considerato e trattato solo il fegato, ma la persona nella sua globalità.

Al Policlinico ci sono diversi team che si occupano dei vari aspetti della patologia, lavorando tra loro in sinergia: la Medicina ad Indirizzo Metabolico con i suoi Ambulatori di Malattie Metaboliche del Fegato, la Gastroenterologia ed Endoscopia con il suo Centro di riferimento per l’Ecografia Gastroenterologica, la Gastroenterologia ed Epatologia con il suo Centro di riferimento per lo studio delle malattie del fegato (Centro Migliavacca), la Medicina Trasfusionale con gli ambulatori per i donatori di sangue e la Pediatria che segue i bambini/adolescenti con obesità e steatosi epatica.

Il lavoro dei diversi team si concentra sulla diagnosi di NAFLD, sui diversi gradi di severità della malattia epatica, delle sue complicanze cardiovascolari e metaboliche, sulla valutazione della malattia epatica e sulla valutazione delle forme di patologie precliniche, favorendone anche la prevenzione, e sulla terapia.

Ancora oggi non esiste una cura farmacologica per la steatosi; ma seguire uno stile di vita corretto, che consiste in una dieta sana e nella regolare attività fisica, rimane la condizione necessaria per far regredire la malattia. Al Policlinico di Milano lo sguardo dei ricercatori è indirizzato verso il futuro. Gli esperti infatti stanno studiando le cause della malattia, la predisposizione genetica, i fattori che possono portare a sviluppare le forme più gravi della steatosi ed infine la sperimentazione clinica di nuove terapie farmacologiche. Rimangono come sempre fondamentali la prevenzione e la diagnosi precoce.