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30/03 2022
Salute e Ricerca

Tumore al colon-retto, istruzioni per l’uso: come riconoscerlo, trattarlo e prevenirlo

— Gaia Gualco, con la consulenza scientifica di Gian Eugenio Tontini e Maurizio Vecchi, gastroenterologi

I 50 anni sono da tanti considerati come “il giro di boa”, un momento significativo della vita dove si guarda ai traguardi raggiunti e si mettono in lista nuovi obiettivi. Spesso però, in questi elenchi, la difesa della propria salute non è ai primi posti, soprattutto quando si parla di prevenzione al cancro del colon-retto: un tumore molto diffuso negli adulti che spesso comincia a dare sintomi quando ormai è in fase avanzata. Per sapere come riconoscerlo, ma soprattutto come prevenirlo e trattarlo abbiamo intervistato Gian Eugenio Tontini e Maurizio Vecchi, rispettivamente specialista e direttore della Gastroenterologia e Endoscopia del Policlinico di Milano.


Oggi è meno letale, eppure continua a colpire una persona su dieci. Chi è davvero a rischio per questo tumore?

Può colpire gli adulti a qualunque età, tuttavia ci sono persone che sono maggiormente a rischio: chi ha più di 50 anni, chi ha nella propria storia familiare e/o personale diagnosi di polipi, cioè crescite anomale sulla mucosa intestinale che a volte diventano cancerose, ma anche pazienti con sindromi genetiche oppure con malattia infiammatoria cronica intestinale di lunga durata.

Quali segnali di avvertimento possiamo aspettarci?

La maggior parte dei pazienti non presenta sintomi, per questo i programmi di prevenzione in fase ancora asintomatica sono salvavita. Portano, infatti, ad una diagnosi precoce di tumore ed intercettano i polipi da asportare prima che diventino cancerosi. Ricordiamo, però, che se ci sono un ripetuto sanguinamento rettale, un inspiegato dolore all’addome con masse sospette percepibili al tatto o perdita di peso non altrimenti giustificata, un’anemia da carenza di ferro bisogna rivolgersi subito al medico per valutare la necessità di controlli mirati. Anche un recente cambiamento nel funzionamento abituale dell’intestino, sia in senso di recente stitichezza o recente diarrea può considerarsi meritevole di indagini mirate.

Quanto è diffuso e quale fascia di età è più coinvolta?

È un tumore molto diffuso: colpisce circa una persona su venti e l’età di diagnosi oscilla più frequentemente tra i 60 e i 70 anni. Nonostante gli enormi progressi nella diagnosi e nel trattamento è ancora, purtroppo, il secondo tumore più letale nel mondo.

Il tumore colto sul fatto. Quali sono gli esami utili per diagnosticarlo?

La colonscopia è l’esame principale perché individua, oltre al carcinoma, anche i suoi precursori, i polipi intestinali. Poiché nel corso della colonscopia la maggior parte dei polipi può essere rimossa completamente, in quei pazienti si ottiene una vera e propria azione di prevenzione sul tumore, non solo una diagnosi precoce. La colonscopia è consigliata a tutti coloro che presentano sintomi oppure hanno fattori di rischio legati all’età o alla familiarità; tuttavia, non viene eseguita volentieri dai pazienti per la sua invasività e per la necessità di una preparazione intestinale. Invece il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci è meglio accettato dal paziente e si presta più facilmente alle campagne di screening della popolazione generale. Il test è promosso dalle campagne di prevenzione regionali e si è invitati a ripeterlo ogni due anni per una diagnosi il più possibile precoce.

Ridurre il rischio di cancro al colon-retto. Su quali fattori possiamo agire?

Principalmente sulla prevenzione e su uno stile di vita il più possibile sano. La prevenzione consente di rilevare la malattia in una fase iniziale, addirittura nella fase pre-cancerosa dei polipi, aumentando così le possibilità di cura e la sopravvivenza. Per questo è essenziale agire sull’educazione alla salute anche nelle fasce di età più giovani promuovendo abitudini di vita sane così da ridurre ulteriormente i fattori di rischio.

Iniziare dalla prevenzione: sì, ma come?

È sicuramente buona norma effettuare a partire dai 50 anni il test di ricerca di sangue occulto nelle feci ogni 2 anni, o sottoporsi alla colonscopia ogni 5-7 anni in funzione della propria storia medica personale e familiare. Inoltre il confronto con il proprio medico curante o con lo specialista in Gastroenterologia potrebbe portare ad anticipare gli esami o ad intensificare la frequenza dei controlli, in base ai fattori di rischio personali e alla propria storia clinica.

Un aiuto nel piatto: quali alimenti scegliere per prevenire il tumore al colon-retto?

E’ preferibile scegliere alimenti freschi, di stagione e senza conservanti: in questo le verdure sono un ottimo esempio. Il riferimento è sempre quello della dieta mediterranea, che consiglia di diversificare il più possibile la propria alimentazione quotidiana e di evitare il consumo eccessivo di carni rosse e grassi.

Ho il cancro al colon-retto: e ora? Il percorso di cura del Policlinico di Milano

Il nostro è un centro d’avanguardia con percorsi che permettono diagnosi e trattamenti mirati per ogni singolo caso, includendo anche interventi di chirurgia, di chemio-radioterapia e di endoscopia. Inoltre, è presente un team multidisciplinare di esperti in grado di prendersi cura e accompagnare il paziente in ogni aspetto della patologia.

L’impegno della ricerca continua: quali prospettive future per i pazienti?

Il Policlinico di Milano è un importante polo di ricerca scientifica e si avvale di uno strumento preziosissimo: la Biobanca, un deposito di materiali biologici (sangue, fluidi e feci) di pazienti sani e malati, che permette di continuare gli studi su molte patologie promuovendone una applicazione immediata. Le tecniche sperimentali, sviluppate dalla ricerca, consentono già ora di superare alcuni limiti della medicina tradizionale, ma l’obiettivo è di avere terapie specifiche per ogni tipo di tumore in un’ottica di cura veramente personalizzata del paziente. I materiali qui conservati sono di grande supporto per la ricerca contro questa patologia, per la quale il Policlinico è un Centro di riferimento. Una possibile applicazione più pratica ma molto importante riguarda una metodica per facilitare l’esecuzione della colonscopia: la nostra Unità operativa ha coordinato uno studio internazionale su una nuova preparazione di pulizia del colon, che ha avuto molto successo e che potrebbe presto essere disponibile per i pazienti.