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04/03 2022
Salute e Ricerca

Se il bebè cresce poco: un’ecografia per scoprire l’accrescimento fetale ridotto

— Gaia Gualco, con la consulenza scientifica di Manuela Ossola, ginecologa

La gravidanza è un periodo in cui il corpo della donna si trasforma per fare posto ad una nuova vita. Un cambiamento che si vede anche nell’agenda fitta di visite e controlli per monitorare la salute della mamma e del nascituro. Alcune volte però, durante una semplice ecografia si scopre che il bebè non cresce abbastanza e rimane più piccolo di quanto dovrebbe. Di questa particolare condizione, per la quale esistono percorsi dedicati, ne parliamo con Manuela Ossola, ginecologa e responsabile della “Patologia della Gravidanza” al Policlinico di Milano.


Se sul referto si legge “accrescimento fetale ridotto” cosa vuol dire?

Si riferisce ad una condizione in cui il nascituro, pur avendone le potenzialità, non si sviluppa come ci si aspetterebbe dalle curve di accrescimento. Queste sono dei grafici-guida che servono per capire se il feto si sviluppa “nella norma”. Nel nostro caso, si parla di accrescimento fetale ridotto quando viene stimato che il suo peso è sotto il decimo percentile: significa che meno del 10% dei nascituri, peraltro sani, ha quella particolare caratteristica a parità di epoca gestazionale.

Quali sono i fattori che rendono un bebè “troppo piccolo”?

Dobbiamo distinguere due categorie di nascituri piccoli: nella prima troviamo quelli che lo sono per costituzione, perché hanno ereditato quella caratteristica dai loro genitori, e non è necessario preoccuparsi per la loro crescita. Nella seconda, invece, lo sviluppo rallentato può essere dovuto o all'intervento di fattori ambientali placentari (il micro-ambiente delle cellule che compongono la placenta), che sono la maggior parte dei casi, oppure a problemi intrinseci, come ad esempio patologie cromosomiche, sindromi genetiche, infezioni o malformazioni.

Come si misura lo sviluppo di un bebè in crescita?

Durante le visite ecografiche di controllo, che ogni mamma fa nel suo percorso di gravidanza, vengono raccolte diverse informazioni utili sullo sviluppo del bebè: ad esempio il peso, e la misura dei distretti corporei in relazione all’epoca gestazionale. Queste misurazioni sono confrontate periodicamente con le curve di accrescimento, che ci permettono di stabilire con precisione se questi parametri rientrano nella media, oppure di quanto si discostano.

Un passo dopo l’altro per la diagnosi. Da dove partire?

Innanzitutto bisogna risalire con certezza alla data di inizio della gravidanza, indagando sull’ultima mestruazione avuta dalla donna. Questo ci permette di calcolare con più esattezza l’età in settimane del feto e verificare se la sua crescita è corretta, anche con il supporto delle ecografie del primo trimestre. Inoltre, alla mamma, vengono fatti degli esami del sangue per escludere infezioni e analisi specifiche per scartare la presenza di patologie che potrebbero influenzare la crescita fetale, come ipertensione, cardiopatie, patologie legate ai reni o diabete.

Ci sono esami specifici che invece valutano la salute del feto?

In questo caso ci concentriamo sull’esclusione di patologie cromosomiche (una alterazione nel numero o nella forma dei cromosomi) che possono portare ad un accrescimento fetale ridotto. Ci si basa sia su un ulteriore controllo ecografico più mirato, sia sulla raccolta di materiale biologico che permette di analizzare i cromosomi fetali: tra questi esami, che sono però più invasivi, ci sono il prelievo del liquido amniotico (amniocentesi) o dei villi coriali della placenta (villocentesi).

L’ecografia: un esame non banale. Perché si usa?

L’aspetto fondamentale dell’analisi ecografica è che oltre a misurare con precisione le dimensioni e lo sviluppo degli organi del nascituro, può anche dirci come il suo sangue si ridistribuisce nel corpo e con quale velocità. Tutto questo permette al ginecologo di monitorare con ancora più attenzione lo sviluppo del feto, e di poterlo confrontare con le misure che ci aspetteremmo in quel periodo della gravidanza.

Si può fare qualcosa durante la gravidanza contro un accrescimento ridotto?

Di fondamentale importanza è controllare periodicamente il benessere del nascituro, in modo da poter valutare il momento più adeguato per la nascita. Inoltre, è stato dimostrato che uno stile di vita sano e una alimentazione in linea con la dieta mediterranea possano influire positivamente sull'accrescimento fetale.

Quale percorso dedicato offre il Policlinico di Milano?

Il Mangiagalli Center è una struttura specializzata del Policlinico: qui i nascituri e le mamme vengono accolti e accompagnati durante tutto il percorso di diagnosi e cura delle diverse patologie che possono riguardare una gravidanza. Attraverso percorsi dedicati siamo in grado di seguire ogni futura mamma con attenzione, potendo contare su un team multidisciplinare e su un reparto ad hoc per i casi più complessi.