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02/04 2021
Salute e Ricerca

#GiornataMondialeAutismo. Il viaggio nello spazio di Viola

— di Francesca Dall'Ara

Mia sorella si chiama Viola, ha 4 anni ed è un’extraterrestre.

Non immaginatevi proprio un’extraterrestre vera, però, perché in realtà se la incontri per la strada non ti sembra di vedere niente di strano, devi fissarla molto bene per capire di cosa sto parlando. Penso sia per questo che tantissime persone la guardano a lungo quando la vedono passare, cosa che a Viola non piace per niente e nemmeno a me, se devo essere sincero.

È solo che per lei, le cose sono diverse da come le vediamo e sentiamo noi, o almeno, questo è quello che mi hanno spiegato mamma e papà. Non so come facciano a saperlo, perché Viola non parla, ma i rumori per lei sono più forti, le luci più brillanti, e certe cose le danno così fastidio che non può proprio sopportarle o ha bisogno di rassicurarsi ripetendo dei gesti sempre uguali e a volte un po’ bizzarri.

Quando ero piccolo pensavo che fossero tutti capricci, e che se solo mia sorella lo avesse voluto, avrebbe potuto comportarsi come tutti gli altri bambini, e tutto avrebbe ripreso a scorrere normalmente.

Poi, però, sono diventato grande e ho cominciato a capire che Viola ha davvero bisogno di viaggiare nello spazio e non può proprio scegliere di essere diversa da come è, anche se a volte non mi piace.

Vi confesso, infatti, che all’inizio questa cosa mi faceva parecchio arrabbiare. Non solo per i miei giocattoli rotti dalle sue rabbie improvvise o per i capelli tirati senza motivo ma soprattutto perché mi sembrava che tutte le attenzioni della mia mamma e del mio papà fossero per lei, sempre.

I miei genitori ci hanno provato un sacco di volte a spiegarmi il perché dei pomeriggi passati al giardinetto vicino alla Neuropsichiatria, invece che in quello dove c'erano i miei amici, per aspettare che Viola finisse le sue sedute di riabilitazione o per quale motivo avesse un maestro tutto per sé e sempre pochissimi compiti, ma io ci ho impiegato un bel po’ a capirlo per davvero e ancora un po’ di più per accettarlo.

La cosa più sorprendente è che a farmi vedere le cose in modo nuovo, alla fine, è stata proprio Viola.

Tutto è cominciato quando la mamma e il papà hanno tappezzato la casa di bizzarre figurine plastificate. Per me era misterioso il motivo per cui sopra il frigorifero, che lo sapete tutti è parecchio grosso ed evidente, ci dovesse stare attaccato un simbolo come questo:

  Frigorifero

E di questa roba se ne trovava ovunque per casa, sul lavandino, sull’armadio, perfino sul water, appicciati con una specie di colla attacca e stacca.

Anche i libri hanno cominciato ad essere invasi di questi simboli,

Libri
che i miei genitori chiamavano Comunicazione Aumentativa e utilizzavano con Viola per spiegarle e parlarle di qualsiasi cosa.

Azioni

Devo confessarvi che non mi sono subito reso conto di come le cose stessero cominciando a cambiare, ed onestamente non comprendevo benissimo l’entusiasmo di mamma e papà per questa faccenda dei simboli, anche se mi ero accorto, questo lo devo ammettere, di come da un po’ di tempo le arrabbiature della mia sorellina si fossero fatte meno frequenti e anche molto meno rumorose.

Poi, una domenica mattina, mentre mi esercitavo per il saggio di musica, ovviamente con la porta spalancata perché anche se non sono proprio bravissimo mi piace che tutti ascoltino la musica del mio flauto, Viola è entrata con l’aria seria e mi ha consegnato uno dei suoi bizzarri simboli, rigorosamente senza guardarmi in faccia.

Basta

Il disegno era strano ma il messaggio molto chiaro, Viola mi stava chiedendo di smettere di suonare.
Da allora un sacco di cose sono cambiate e anche se Viola resta un’extraterrestre adesso io sto imparando a viaggiare nello spazio insieme a lei.