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24/11 2020
Salute e Ricerca

Calcoli salivari: cosa sono e come intervenire. L'esperto risponde

— di Valentina Meschia

Le ghiandole salivari possono essere sede di diverse patologie, alcune note come gli ‘orecchioni’ (parotite epidemica) e altre meno frequenti come la calcolosi salivare. I calcoli salivari nella maggior parte dei casi sono di piccole dimensioni e si sbriciolano da soli, ma in alcune situazioni, invece, è necessario l’intervento dello specialista.
L’unità di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Milano, diretta dal Prof. Lorenzo Pignataro, è punto di riferimento nazionale e internazionale per il trattamento dei calcoli salivari in età pediatrica e adulta. L’esperienza maturata dal team e la presenza di tecniche mini-invasive all’avanguardia, consentono nel 95% dei casi di salvare la ghiandola salivare e di evitare i rischi di una chirurgia tradizionale (paralisi del nervo facciale, paralisi del nervo linguale, paralisi del nervo ipoglosso, brutte cicatrici sul collo).

Perché si formano i calcoli salivari e come si può intervenire? Lo abbiamo chiesto a Pasquale Capaccio, chirurgo otorinolaringoiatra del Policlinico di Milano.

Cosa sono e perché si formano i calcoli salivari?

I calcoli salivari sono dei “sassolini” costituiti da cristalli di calcio. Il calcio è un minerale che viene normalmente prodotto ed espulso dalle ghiandole salivari, ma in alcune condizioni si può depositare e portare alla formazione del calcolo. Questo avviene ad esempio nel caso di anomalie dei dotti salivari, di infezioni o disidratazione, situazioni che favoriscono la stasi della saliva e di conseguenza l’accumularsi dei cristalli di calcio.

I calcoli salivari si formano in particolare nelle ghiandole sottomandibolari (80%) e meno frequentemente in quelle parotidi (20%), mentre estremamente rari sono i calcoli delle ghiandole sottolinguali e delle ghiandole salivari minori della bocca.

Quali sono i sintomi più comuni?

I calcoli salivari causano la cosiddetta “colica salivare”, una condizione caratterizzata da gonfiore della guancia accompagnato da dolore. Questo avviene soprattutto durante i pasti o in presenza di cibi piacevoli responsabili della famosa “acquolina in bocca” poiché viene stimolata la produzione di saliva. La presenza del calcolo impedisce la normale fuoriuscita della saliva che accumulandosi porta a conseguente ingrossamento della ghiandola.


Come si possono prevenire?

Non esiste una prevenzione assoluta, ma come per i calcoli renali, bere almeno 1.5 litro al giorno, aiuta ad evitare che i cristalli di calcio si depositino ostacolando il normale rilascio di saliva.

Come avviene la diagnosi?

Dopo la visita otorinolaringoiatrica, in base al caso, si procede ad un accertamento diagnostico utilizzando differenti apparecchiature:

  • Ecografia ed Eco color Doppler delle ghiandole salivari, per identificare la maggior parte dei calcoli salivari;
  • Radiografia endorale (quella dei dentisti) della bocca e radiografia laterale della mandibola, per i calcoli sottomandibolari;
  • TAC Cone beam 3D (CBCT), per i calcoli non visibili all’ecografia; è una moderna metodologia diagnostica che consente di generare un’immagine tridimensionale del cranio o di alcune sue aree a basso dosaggio di radiazioni;
  • Scialo-RM (risonanza magnetica), se si sospetta una dilatazione o stenosi (restringimento) di un dotto salivare;
  • Scialoendoscopia, se gli esami radiologici non hanno mostrato la causa effettiva del disordine salivare. Si tratta di una nuova metodica che consente di poter esplorare il sistema dei dotti salivari alla ricerca della causa di ostruzione (calcoli, anomalie dei dotti salivari, ecc.) e viene eseguita in anestesia locale o tronculare (come dal dentista). Gli endoscopi utilizzati sono di piccolissime dimensioni per consentire l’accesso nei piccoli dotti (0,8- 1,6 mm).

Come si asportano i calcoli salivari?

I calcoli salivari sotto i 5 mm possono essere asportati in scialoendoscopia sotto anestesia locale, utilizzando piccoli strumenti per la rimozione.

Nel caso di calcoli di dimensioni superiori ai 5 mm, il primo passo è frantumare il calcolo in pezzi più piccoli. La frantumazione, chiamata litotrissia, può essere ottenuta sia con apparecchi extracorporei ad onde d’urto sia con strumenti intracorporei a guida endoscopica come il laser (come avviene anche per i calcoli renali).

Nel caso di calcoli molto grandi (sopra i 7 mm) si procede alla loro rimozione in anestesia generale con intervento chirurgico in endoscopia, eco-guidato o Tac-assistito. La combinazione di più tecniche di diagnostica per immagini consente di poter individuare sia calcoli profondi sia di piccole dimensioni.

L’impiego di queste nuove tecniche mini-invasive consente, nella maggior parte dei casi (circa il 95%), di rimuovere il calcolo senza dover asportare la ghiandola salivare.

Esistono delle terapie alternative alla chirurgia?

Allo scopo di bloccare la secrezione di saliva, soprattutto nel caso di parotiti (infiammazioni) ricorrenti senza una causa evidente oppure di scialorrea (produzione eccesiva di saliva) o tutte le volte in cui è necessario ridurre la quantità di saliva prodotta (fistole salivari, scialocele…), si può ricorrere al trattamento botulinico. Nelle ghiandole salivari del paziente viene iniettata la tossina botulinica per favore il riposo funzionale (silenziamento) della ghiandola salivare sotto guida ecografica o elettromiografica.

Qual è il percorso di cura in Policlinico?

In Policlinico è possibile seguire un percorso diagnostico che si avvale di tecnologia all’avanguardia non disponibile ovunque in Italia come: la scialo-RMN, la Cone bean 3D TC massiccio facciale e la scialoendoscopia. Grazie a queste metodiche il paziente ha una diagnosi precisa che consente quindi di programmare una cura mirata finalizzata a salvare la ghiandola salivare, evitando così i rischi di una chirurgia tradizionale (paralisi del nervo facciale, paralisi del nervo linguale, paralisi del nervo ipoglosso, brutte cicatrici sul collo).