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20/01 2020
Salute e Ricerca

#HIV. PrEP-ariamoci. Una compressa per prevenire potenziali contagi

— di Lino Grossano

Giada ha 30 anni e un sogno nel cassetto: diventare mamma. Ha anche un mostro da combattere che si chiama HIV. Un mostro che 15 anni fa sarebbe stato invincibile, ma che oggi può affrontare con serenità e con armi molto, molto affilate. Invece il suo compagno, Andrea, non è sieropositivo. E per diventare papà avrebbe dovuto, ovviamente, accantonare le protezioni. Quando un anno fa lui e Giada volevano iniziare ad avere rapporti sessuali non protetti, lui un po’ di dubbi li aveva. Poi, i medici glielo confermarono: i rapporti sessuali con un partner sieropositivo che assume la terapia in modo efficace (e ha una replicazione virale controllata) sono sicuri, e non c’è rischio di passare il virus al bambino, che nascerà sano. Fantascienza? Miracolo? No, è solo che le cure sono migliorate molto, rispetto al passato. E questo è straordinariamente bello.

Più del 90% delle persone sieropositive in Italia che seguono correttamente la terapia anti-HIV non è contagioso. Questo perché le cure mediche abbassano così  tanto la replicazione del virus nel sangue da renderla praticamente pari a zero e non più rilevabile. E quindi, azzerando la contagiosità si riesce a interrompere la  catena di trasmissione della malattia ad un'altra persona. Perché allora l'AIDS continua a fare (giustamente) paura?

"Perché in italia sono circa 4 mila l’anno le nuove diagnosi di positività all'HIV - spiega Andrea Gori, direttore delle Malattie Infettive al Policlinico di Milano - un numero che sostanzialmente non è mai calato negli anni. A questo dato si aggiunge un ulteriore 30% di casi 'sommersi', ovvero di persone già sieropositive ma che non sanno ancora di esserlo". Ad oggi il maggior numero di pazienti HIV positivi è tra i maschi dai 25 ai 29 anni, anche se in media scoprono la diagnosi solo intorno ai 39 anni, ben 10 anni dopo. "Più di 8 volte su 10 il contagio avviene con rapporti non protetti: il preservativo resta uno dei mezzi principali di prevenzione dall’infezione".

Qual è allora la differenza tra queste storie e quella di Giada? È la terapia. È il seguire il giusto percorso: una strada che porta a una vita normale, una quotidianità normale ma anche una vita sentimentale normale.

"L'obiettivo - continua Gori - è permettere di ridurre le nuove infezioni, solo azzerando il numero delle nuove infezioni sarà possibile arrivare ad un controllo dell’infezione da HIV. È però necessario che aumenti il numero di persone che fa il test, perché è fondamentale conoscere il loro stato di salute e accedere alle cure il prima possibile. Stiamo parlando di un progresso che era inimmaginabile solo pochi anni fa, capace di cambiare per sempre la prospettiva di vita ma anche la vita di relazione. Conosco migliaia di persone che si erano negate una vita di coppia per paura di contagiare il partner. Possiamo dire serenamente che oggi non è più così".

Un'altra straordinaria arma contro l'HIV, ancora poco conosciuta, è la profilassi pre-esposizione, per gli amici semplicemente 'PrEP'. Consiste in una compressa contenente due farmaci antiretrovirali che può essere prescritta alle persone sieronegative (quindi senza infezione da HIV) che prevedono di avere rapporti promiscui, e per questo potenzialmente a rischio. La PrEP è una sorta di 'preservativo farmacologico', che crea una barriera virtuale alla diffusione del virus.

"Questa terapia funziona praticamente al 100%, se assunta correttamente, e costa circa 70 euro al mese". Come tutte le armi, però, anche la PrEP ha un doppio taglio. Se da una parte è in grado di prevenire il contagio, e quindi di portare a un netto calo per i nuovi casi di HIV, dall'altro potrebbe far abbassare la guardia a chi la utilizza, aumentando di fatto i comportamenti sessuali a rischio e aprendo la strada alle altre malattie a trasmissione sessuale, prima su tutte la sifilide. "Per questo - conclude Gori - la strategia migliore è sempre un programma di prevenzione combinato, che affianchi la PrEP a regolari test per la sieropositività. Inoltre, non bisogna mai dimenticare l'importanza di sostenere l'uso del preservativo, iniziando con i ragazzi delle superiori. Il consiglio che do sempre a loro è anche quello di fare l'auto-test, reperibile in farmacia a pochi euro: permette di conoscere subito il risultato in modo da poter eventualmente iniziare la terapia il prima possibile. Un ventenne sano che inizia la terapia antiretrovirale, che oggi consta di una sola compressa al giorno, ha un’aspettativa di vita praticamente normale".

Per sensibilizzare sull'importanza della prevenzione e fornire le giuste informazioni sulla malattia, il 1° dicembre di ogni anno si tiene la Giornata mondiale contro l'AIDS: un'occasione in più per lasciarsi alle spalle ogni timore e affrontare la vita con più consapevolezza.

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Tratto da Blister, il magazine del Policlinico per curare l'attesa