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10/01 2020
Salute e Ricerca

Diventa cintura nera di svezzamento. 6 consigli per togliere dubbi e timori

— di Lino Grossano

Il latte della propria mamma è l’alimento migliore per ciascun neonato. Non solo per il legame unico che si crea con il proprio bimbo, ma anche per la crescita, lo sviluppo cognitivo, le difese immunitarie, e per innumerevoli altre cose. Arriva un momento però in cui bisogna fare il grande passo: il bimbo deve imparare a mangiare anche altri alimenti. Arriva lo svezzamento. Una cosa apparentemente semplice (e lo è, con i consigli giusti), ma che riempie tante mamme di dubbi e timori: “Quando è il momento giusto di iniziare? Con quali cibi si comincia? Intanto devo continuare ad allattarlo come prima?” e così via.
La parola svezzamento significa “far perdere il vezzo, l’abitudine”: quella del bimbo di poppare il latte. È un’abitudine che però è importante non interrompere, ma che va ridotta in modo graduale (L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di proseguire con l’allattamento al seno fino ai due anni di vita del bambino e anche oltre, per massimizzare protezione e benefici), per accompagnare il bimbo in una serie di cambiamenti che lo porteranno a prendere confidenza con sapori e cibi via via più solidi. Per diventare cintura nera di svezzamento ogni mamma può seguire i consigli di Carlo Agostoni, direttore della Pediatria a Media Intensità di cura del Policlinico di Milano.


Perché è importante lo svezzamento?
Perché il latte materno è un alimento completo per il proprio bimbo, ma solo fino ai sei mesi di vita. Passato questo tempo, non è più in grado di fornire in modo adeguato alcuni nutrienti fondamentali come proteine, vitamine, zinco e ferro. Ecco perché si cominciano a introdurre anche altri cibi, e a variare la dieta, affiancando all’allattamento i cibi nuovi. Non a caso lo svezzamento oggi è più correttamente definito “alimentazione complementare”.

Qual è il momento migliore per cominciare?
Il momento giusto è dopo il quarto mese, secondo alcuni già dal terzo mese compiuto, ma comunque prima del sesto mese di vita del bambino: i segnali per iniziare sono quando il bimbo è in grado di tenere la testa dritta, stare seduto e apre la bocca quando vede avvicinare del cibo. Inoltre, in questa fase dovrebbe essere già in grado di mangiare con un cucchiaino.

Da quali cibi è meglio iniziare?
Le indicazioni sono un po’ cambiate rispetto al passato, e ovviamente sono identiche sia per i bambini allattati al seno sia per quelli che assumono latte in formula. Oggi si consiglia di far mangiare di tutto al bambino, e lo stesso vale per la mamma che allatta, senza timori che questi cibi alterino il sapore del latte. La dieta del bimbo deve essere quindi molto varia e comprendere cibi di sapore e consistenza diversi. I vari tipi di cereali, dalla crema di riso alle farine contenenti glutine, vanno alternati tra loro così come i vari tipi di frutta, verdura, carne, pesce e legumi.
Si comincia con consistenze omogenee e senza grumi, aumentando progressivamente la densità. Dal decimo mese di vita si può cominciare a dare cibi triturati o a pezzetti molto piccoli.

Come bisogna gestire lo svezzamento?
Non ci sono schemi da seguire, per quanto riguarda il momento in cui questi alimenti vanno introdotti, e soprattutto non è necessario escluderne qualcuno. Tra le pochissime eccezioni ci sono il latte di mucca, che non deve essere utilizzato come bevanda principale prima dei 12 mesi perché ha un basso contenuto di ferro e un eccessivo apporto di proteine, e il sale e lo zucchero aggiunti, compreso il miele.
Lo svezzamento deve essere però pro-attivo, bisogna cioè proporre cibi differenti e riproporre più volte anche quelli che il piccolo rifiuta, senza imposizioni. Il trucco è arrivare a decifrare quando il bambino ha fame e quando è sazio, o quando non intende accettare in quel momento un nuovo alimento.

Ma non bisogna stare attenti a eventuali cibi che possano provocare allergie?
Diversi studi scientifici hanno chiarito che non c’è bisogno di rimandare l’introduzione di cibi “allergizzanti”, perché questo non cambia il rischio di sviluppare eventuali allergie alimentari. La stessa cosa vale anche per il glutine: introdurlo da subito non modifica il rischio di sviluppare celiachia negli individui predisposti. Se però il bimbo mostra segni o sintomi che possano far pensare a un’allergia, è possibile introdurre un alimento allergizzante alla volta (ad es. l’uovo), per poter valutare le eventuali reazioni.

E se il bambino rifiuta alcuni cibi che gli si propone?
È normale che accada, ma è importante ricordare che le preferenze per determinati cibi non sono innate, anzi si possono modificare. Il comportamento alimentare di ciascuno è la somma delle esperienze che viviamo e dell’apprendimento. È quindi indispensabile continuare uno svezzamento pro-attivo e riproporre in futuro gli alimenti che sono stati rifiutati, perché è il modo migliore per favore la migliore alimentazione.
 

Tratto da Blister, il magazine del Policlinico per curare l'attesa