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16/07 2019
Salute e Ricerca

Russamento e chirurgia mini-invasiva

— di Lino Grossano, con la consulenza scientifica di Lorenzo Pignataro, direttore del Dipartimento di Chirurgia del Policlinico di Milano

Alla voce ‘ronfare’ sul dizionario c’è scritto “russare rumorosamente”. Non a caso nei fumetti chi russa fa ‘ronf, ronf’, a indicare proprio quel rumore fastidioso e ripetitivo che rovina molte cose: come la salute di chi russa, ma anche il sonno del partner. Un problema che fa sorridere? Non proprio. Russa il 50% degli italiani e il dato è in costante crescita: sono soprattutto i maschi a farlo, specie dopo i 50-60 anni (e c’è anche un 1% dei bambini in età prescolare). Di per
sé non è un problema a meno che non si associ ad apnee notturne, e cioè ad arresti improvvisi del respiro. Che, tra le altre cose, provocano sonnolenza diurna e quindi aumentano di 7 volte il rischio di incidenti stradali. Negli Stati Uniti, comunque, il russamento è tra le prime cause di divorzio.

 

Perché la gente russa?
Perché le pareti del palato molle, dell’ugola e della faringe vibrano in modo anomalo: il respiro notturno porta queste pareti a ‘scontrarsi’ tra loro, provocando
il russamento.

Quali sono le cause?
Il sovrappeso, l’obesità, l’età, l’ipertrofia delle tonsille, la posizione della mandibola, e tutte le variabili di un individuo (come la forma del palato o della lingua) che restringono le vie aeree superiori. Fumo e alcool contribuiscono a peggiorare il problema.

Quali sono i rischi?
Russare è un disturbo respiratorio nel sonno, ma se non si verificano apnee non ci sono ripercussioni particolari sulla salute. I problemi sono soprattutto relazionali: non è facile dormire accanto a un partner che russa forte tutte le notti. Se però si verificano apnee (tecnicamente si chiamano OSAS, e le ha il 2-4% delle popolazione tra 40 e 65 anni), l’arresto improvviso del respiro per almeno 10 secondi riduce l’ossigenazione del sangue. Questo può favorire infarti,
ipertensione, ictus, epilessia, decadimento cognitivo. Inoltre le apnee possono portare a cefalea, disturbi di concentrazione e memoria, problemi nelle prestazioni sessuali. E anche sonnolenza diurna: un vero pericolo per chi si mette alla guida. Per i bimbi i rischi si moltiplicano, perché potrebbero emergere difetti di crescita e di sviluppo neuropsichico e motorio.

A chi chiedere aiuto?
Al Policlinico c’è un team di esperti in grado di curare il paziente a 360 gradi: otorinolaringoiatra, pneumologo, neurologo, chirurgo maxillo-facciale, odontoiatra, cardiologo. In particolare l’otorinolaringoiatra può utilizzare strumenti e test dedicati per valutare le vie aeree superiori e capire come si comportano durante il sonno. 

Russamento e apnee si possono curare?
Ci sono diversi trattamenti possibili, basati su modifiche allo stile di vita, sui farmaci o sulla chirurgia. Ad esempio è dimostrato che ridurre il sovrappeso fa diminuire gli episodi di apnea notturna. È importante anche scegliere la posizione migliore per dormire e seguire una corretta ‘igiene del sonno’ (dormire la giusta quantità di ore, abolire alcolici e sedativi, e così via). L’opzione più indicata è la CPAP, una macchinetta con una mascherina che crea una pressione positiva a livello delle vie aeree. Questo trattamento riduce i rischi di incidenti stradali e sul lavoro così come i rischi di patologie cardiovascolari. Non fa però guarire dalla patologia, perché si limita a tenerla sotto controllo.

Con la chirurgia si può guarire definitivamente?
Sono state sviluppate tante tecniche chirurgiche per risolvere il problema del russamento e delle apnee. Il Policlinico, in particolare, ha inventato una tecnica unica al mondo che è mini-invasiva e reversibile, non taglia nulla ed è ripetibile, rivoluzionando il trattamento di questa patologia. È la tecnica delle ‘tende a pacchetto’: i chirurghi, utilizzando uno speciale filo, sono in grado di rendere più rigido e sollevato il palato molle e le pareti della faringe riducendo sia il russamento sia le apnee. L’intervento si fa in anestesia generale, dura circa 45 minuti e di solito richiede una/due notti di ricovero: viene calibrato su ogni singolo paziente ed oggi è replicato anche a livello internazionale. La percentuale di successo supera l’80%: su oltre 50 interventi eseguiti finora non è stata riscontrata alcuna complicanza post-operatoria, al contrario di quanto accade con le tecniche chirurgiche più tradizionali.