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19/12 2025
Salute

Trapianti: chi più di qualcuno che attende un organo, conosce l’importanza di donare? La storia di don Fabio

Tante volte i suoi parrocchiani gli ricordavano di farsi visitare, di prendersi del tempo e non trascurare quell’acciacco, quella ferita al piede, quel gonfiore alla gamba. Ma Don Fabio era sempre troppo preso e assorto, forse anche un po’ poco accorto ai segnali che il suo corpo gli stava mandando.

I primi problemi al fegato sono cominciati con l’arrivo dell’estate, il periodo dell’anno in cui in parrocchia sono numerosissime le attività che coinvolgono soprattutto i più piccoli: l’oratorio feriale, la vacanza in montagna con i bambini e i ragazzi, la progettazione delle iniziative in vista dell’autunno, per non parlare di tutto ciò che non si può programmare. Il suo temperamento forte lo ha spesso messo di fronte a relazioni impegnate e impegnative con la comunità, in cui poco spazio era lasciato a quei tratti del suo carattere più intimi e vulnerabili. Anche per questo motivo era un po’ difficile farsi ascoltare da quel parroco un po’ brusco, che il tempo per andare dal dottore non lo trovava mai.

La complessità del suo quadro clinico si era fatta più chiara soltanto con l’avanzare di luglio, un breve ricovero, la necessità di alcuni approfondimenti e la conferma che a livello epatico qualcosa non stava funzionando bene da qualche tempo. Prima, una segnalazione degli specialisti che lo hanno visto in prima istanza e poi l’arrivo in Policlinico di Milano, nella settimana di Ferragosto, quando le città sonnecchiano e molti parrocchiani sono in vacanza.

Il fegato è affaticato e un’infezione era già in corso: subito le terapie per stabilizzare nel miglior modo la situazione e l’avvio dell’iter per capire se don Fabio potesse essere idoneo a essere inserito nella lista dei riceventi di un possibile trapianto d’organo. Certe diagnosi cambiano il punto di vista sulle cose o sulle persone e don Fabio, che mai era stato un tipo così tanto aperto nell’esternare aspetti della propria sfera personale, ha iniziato a condividere molto di quel che gli stava accadendo. I referti letti insieme a qualche parrocchiano, le visite accompagnato dalla sua famiglia. Tutto questo, senza mai dimenticare le incombenze della parrocchia, da uomo attento a quella casa da riparare. Le sue attenzioni guardavano a lasciare alla sua comunità una situazione “stabile”, anche nella concretezza dei giorni. I conti devono tornare, le opere devono durare. L’immagine più significativa di questo impegno era la sua instancabile esortazione a donare le monetine ramate. Non c’è tasca in cui tutti i parrocchiani non abbiano frugato tutti alla ricerca di un piccolo “mattoncino” per rendere più solida e solidale la parrocchia.

A ottobre, nonostante le febbri e l’aggravarsi della sua salute, non perdeva vigore nella sua indole sfidante. La celebrazione delle cresime al cospetto delle reliquie di un santo fresco di canonizzazione, Carlo Acutis e nel frattempo altre visite, controlli, nuovi esami. La sua patologia dalle gambe veloci non ha lasciato tempo affinché l’attesa di un nuovo fegato potesse salvargli la vita, ma ha dato a don Fabio la possibilità di fare un dono grande a qualcuno che non saprà mai chi è stato questo parroco cocciuto. Le sue cornee, unico tessuto ritenuto idoneo alla donazione, sono state prelevate per essere donate a qualcuno che potrà d’ora in poi guardare alla vita con occhi nuovi. Non è dare per ricevere che insegna il Vangelo, non è dare per ricevere che ha mai contraddistinto la vita di don Fabio.

Scegliere di dire sì alla donazione degli organi è un atto di profonda fiducia nel prossimo ed è un invito accolto alla pienezza di ogni giorno.

Scopri come scegliere di diventare donatore.

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