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21/10 2021
Salute e Ricerca

Così comune, così dolorosa. E' la prostatite, principale patologia urologica sotto i 50 anni. I consigli dell'esperto

— Lino Grossano, con la consulenza scientifica di Lorenzo Rocchini - urologo

   Andrea ha questo dolore al pube da qualche giorno che non accenna a passare. All'inizio pensa sia dovuto a quel movimento brusco fatto l'altra sera a calcetto: ormai ha passato la soglia dei 40, non è più scattante come una volta... Eppure no, non può essere il calcetto: sente anche un discreto bruciore quando fa pipì, e ultimamente gli sembra di farla un po' troppo spesso. Non si sente così vecchio da dover dare una controllata alla prostata; eppure i suoi sintomi sembrano proprio far pensare a un problema di questo tipo.

Per capire però di quale problema si tratta esattamente abbiamo parlato con Lorenzo Rocchini, specialista dell'Unità di Urologia al Policlinico di Milano.


Prima di tutto, facciamo un passo indietro: cos'è la prostata?

La prostata è la ghiandola più grande del sistema riproduttivo maschile e può sviluppare diverse situazioni patologiche nel corso della vita di un uomo: solo per fare qualche esempio ci sono le prostatiti, l'iperplasia prostatica benigna, il tumore. La causa più comune in un maschio con meno di 50 anni è proprio la prostatite: ne esistono di diversi tipi, e non tutte sono causate da un'infezione batterica.

 

Di che patologia parliamo esattamente?

Come abbiamo detto ne esistono diversi tipi, dovute a cause batteriche o non. Nello specifico vengono suddivise in:

- prostatiti di categoria I: sono prostatiti acute batteriche e rappresentano una grave infezione. Di solito si manifestano con dolore nella zona del pube, dei genitali esterni e nella regione perineale, e si associano a dolore improvviso associato alla minzione, alla necessità di andare in bagno molto spesso e, in alcuni casi, a ritenzione urinaria. Accanto a questi sintomi, data l'infezione batterica, di solito si presentano anche febbre, malessere generale, nausea e vomito. E' un'infezione che non va trascurata: si calcola infatti che una persona su 20 con prostatite acuta possa sviluppare in futuro una forma cronica.

- prostatiti di categoria II: sono prostatiti batteriche croniche: sono definite tali quando il paziente riferisce di avere avuto in passato diverse infezioni alle vie urinarie. Di solito può esserci un relativo benessere tra un episodio di prostatite e l’altro, oppure dolori fissi o ricorrenti che vanno avanti da diverso tempo.

- prostatiti di categoria III: prostatiti non batteriche o sindromi da dolore cronico pelvico. Questo tipo di prostatite si manifesta con un dolore fisso o ricorrente, localizzato di solito sopra il pube, oppure a carico del pene e dei testicoli; spesso si presenta con un forte dolore in fase di eiaculazione e subito dopo. Inoltre, può essere associata anche alla necessità di urinare più frequentemente, al bisogno di correre in bagno al minimo stimolo, ed a una diminuzione della potenza del getto urinario. In alcuni casi si possono insorgere anche deficit di erezione ed eiaculazione precoce.

- prostatiti di categoria IV: sono definite prostatiti infiammatorie asintomatiche: la loro peculiarità è quella di non mostrare particolari sintomi, tanto che la diagnosi è fatta attraverso una biopsia della prostata, grazie a cui si possono trovare batteri non rilevabili con altri esami.

 

Qual è il batterio responsabile delle prostatiti batteriche?

Possiamo dire che la maggior parte delle prostatiti acute è causata da batteri intestinali, in particolare Escherichia coli, che possono originare sia da contatto esterno (via esogena) sia dal paziente stesso (via endogena). Non è semplice scoprire l'agente patogeno coinvolto. I batteri, infatti, spesso si annidano all'interno dei dotti prostatici o si aggrappano fortemente alle loro cellule, e non vengono ritrovati negli esami colturali.
 

Quali sono i controlli da fare in caso di prostatite?

Il punto di partenza è sempre una valutazione attenta della storia clinica: bisogna innanzitutto stabilire quali sono i sintomi, quando sono iniziati, se ci sono differenze durante il giorno e durante la notte, e se ci sono eventuali limitazioni alla vita quotidiana. E' importante anche capire quali altri sintomi si associano, come ad esempio la presenza di febbre, nausea o vomito.
Inoltre, bisogna tenere in considerazione eventuali fattori di rischio come precedenti infezioni urinarie trascurate, rapporti sessuali non protetti e a rischio, e le condizioni dell'alvo.
Lo specialista dovrà valutare anche le condizioni dei genitali esterni, del perineo, ed della prostata per via rettale. Vanno considerati anche gli esami di laboratorio, in particolare la coltura del liquido seminale e delle urine, eventualmente completati da un tampone uretrale.
E' sempre utile valutare anche la salute del paziente attraverso dei semplici esami del sangue, in modo da stabilire la presenza di eventuali stati infiammatori; a questi esami si può anche associare la valutazione dell'antigene prostatico specifico (PSA), che spesso risulta elevato durante le prostatiti batteriche e solitamente si normalizza in circa 4 settimane dopo un trattamento efficace.
Infine, l'ecografia prostatica può evidenziare la presenza di ascessi, calcificazioni ed eventuali dilatazioni delle vescicole seminali, che contribuiranno ad aiutare lo specialista con la diagnosi.

Come si curano le prostatiti?

Per trattare le prostatiti batteriche acute o croniche si devono assumere antibiotici ad alte dosi per un lungo periodo di tempo. In particolare, per la variante acuta si può arrivare ad una terapia che dura fino a 4 settimane dopo la scomparsa della febbre.
Gli antibiotici sono raccomandati anche nelle prostatiti in cui non sono rilevati i batteri: è stato dimostrato in alcuni studi che questi farmaci portano beneficio in un'ampia percentuale di pazienti con prostatiti di categoria III.
In aggiunta agli antibiotici e a seconda degli altri sintomi associati alla prostatite, lo specialista potrà affiancare anche dei farmaci antinfiammatori, alcuni preparati fitoterapici, che hanno dimostrato un miglioramento dei sintomi dolorosi, e dei farmaci alfa-litici, solitamente utilizzati per l'iperplasia prostatica sintomatica ma che possono avere un ruolo anche nel controllo di altre problematiche urinarie.

Parliamo infine di prevenzione. Le prostatiti si possono evitare?

Una persona sana dovrebbe, come prima cosa, evitare i comportamenti a rischio come l'avere rapporti sessuali non protetti con partner non stabili. Questo tipo di relazioni può esporre infatti, ad un maggior rischio di infezioni che possono poi dar luogo anche (ma non solo) alle prostatiti. E' importante inoltre evitare tutte ciò che altera le nostre difese immunitarie: è fondamentale quindi limitare lo stress, mantenere un alvo regolare, consumare tanta frutta e verdura, bere almeno 1,5 litri di acqua al giorno, non fumare, limitare l’assunzione di alcolici ed evitare quanto più possibile una vita sedentaria.
Una persona con prostatite, invece, dovrebbe seguire tutti questi consigli e anche evitare di assumere alimenti 'irritanti' che possano peggiorare i sintomi: ad esempio limitando l'assunzione di caffè, tè, cioccolato, bevande gassate o zuccherate, alcolici, cibi piccanti; in ultimo, bisognerebbe limitare quanto possibile l'uso di biciclette e moto, per non sollecitare inutilmente una prostata già in difficoltà.