notizia
18/11 2020
Salute e Ricerca

Giulia e il coraggio di tornare a respirare.

Era già successo. Una volta, perché ero tornata tardi. Un’altra perché avevo preso una multa. Una non mi ricordo nemmeno perché, una discussione qualunque: mi ha buttata sul letto e tenendomi per il collo mi ha presa a schiaffi.
Era già successo, ma ogni volta riuscivo a dimenticare. Ci riuscivo perché volevo: magari passava un giorno e lui ritornava il mio solito Alberto. Anzi, migliore del solito: mi faceva qualche piccola sorpresa, molti complimenti, si offriva di aiutarmi con le commissioni. Cose così. Mi bastavano per convincermi che non sarebbe più successo. D’altra parte fino a quel momento le ferite non lasciavano segni: quando mi guardavo allo specchio sembravo sempre la stessa. E invece stavo lasciando che la mia vita venisse spezzata.

Ma durante la pandemia è cambiato tutto. Da un giorno all’altro sia io che Alberto eravamo in casa tutti i giorni, tutto il giorno. Era consumato dall’ansia per quello che stava succedendo, per la possibilità di perdere il lavoro. Quando andava al supermercato, tornava con casse intere di birra. Diceva, scherzando, che erano per i nostri aperitivi in videochiamata con gli amici e invece pian piano ha iniziato a bersele tutte lui, da solo. Beveva, giocava al cellulare, si lamentava. E da capo. Beveva, giocava al cellulare, si lamentava. Beveva, giocava al cellulare, si lamentava. Il problema è che a un certo punto iniziava a lamentarsi di me. E allora bastava una cosa qualunque perché alzasse le mani. Quando sono arrivata al Pronto Soccorso Antiviolenza con una contusione alla testa mi hanno chiesto cosa fosse successo. È stato strano dover rispondere: “ho solo fatto cadere un cucchiaio”. Mi aspettavo che la Dottoressa si mettesse a ridere, invece ha preso molto seriamente le mie parole. Le mie ferite sono state curate e sono guarite, ma quello che ho trovato al Pronto Soccorso Antiviolenza è stato molto di più. Grazie al sostegno dell’équipe del Policlinico ho trovato il coraggio per dire basta: mi hanno accompagnata in ogni passo, dalla denuncia alla costruzione di una nuova vita senza paura. Ora quando mi guardo allo specchio mi vedo diversa, sì: mi vedo libera.