notizia
18/11 2020
Salute e Ricerca

Luca e il cuore che non si arrende.

Lavoro in banca da 30 anni ormai ma la mia passione è la scultura. Tutti lo sanno, nella mia famiglia. Di quel giorno mi ricorderò per sempre che stavo abbozzando nel marmo il torso di un uomo: quando lo racconto, una simile coincidenza lascia tutti senza parole. Un torso, io che di solito scolpisco volti, proprio il giorno dell’infarto.

Per primi sono arrivati i tremori: inizialmente ho pensato potessero essere le braccia ormai stanche, il corpo irrigidito dal lavoro. Ma poi sono aumentati ed è iniziato anche il dolore. Di solito cerco di cavarmela da solo, ma questa volta sentivo che qualcosa non andava. Ho chiamato mia figlia tre volte, alla quarta ha finalmente risposto. “Papà, sarà una delle tue solite congestioni. Lascia stare la scultura, torna in casa, prova a stenderti e a stare al caldo.” Le mie solite congestioni sono solite proprio perché sono frequenti: se ne arriva una, la riconosco. Ho chiamato un taxi e mi sono fatto portare al Pronto Soccorso del Policlinico: è l’Ospedale in cui sono nato e ancora oggi è il mio punto di riferimento in città. In dieci minuti ero lì, ma ormai sudavo freddo e respiravo a fatica. Non ho mai avuto così tanta paura. Agli infermieri del triage è bastato guardarmi in faccia. L’ultima cosa che ho sentito è stata: “Signore, perché non ha chiamato un’ambulanza?”. Un’ottima domanda, in effetti. Questo mio vizio di voler fare da me un giorno sarà la mia rovina. Ma grazie all’intervento tempestivo dell'équipe del mio Pronto Soccorso del cuore - ormai lo posso proprio dire -, il giorno non è stato quello. Oggi ho un bypass nel petto, ma sono pieno di gratitudine: quello che conta è la vita. Ed è il regalo di Natale migliore che si possa desiderare.