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05/03 2020
Salute e Ricerca

Il Coronavirus spiegato ai bambini. Intervista ad Antonella Costantino

— di Lino Grossano

Le scuole chiuse potrebbero trasmettere un po' l'aria della vacanza: del resto chiudono in estate, alle feste comandate come il Natale, e in poche altre occasioni. Poi, però, guardando dalla finestra lo scenario è molto diverso: le poche persone che si vedono per strada indossano una mascherina. I negozi hanno le serrande abbassate. E tutti i posti divertenti, come le biblioteche, i cinema, i giardinetti, sono chiusi o deserti. Come si spiega l'allerta coronavirus a un bambino? Come si possono raccontare le precauzioni, le preoccupazioni, ma anche la situazione che evolve quotidianamente, quando anche gli adulti non hanno mai sperimentato qualcosa di simile? Ne abbiamo parlato con Antonella Costantino, direttrice dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza e presidente della società scientifica Sinpia.

   "E' importante poter parlare ai bambini in modo tranquillo e diretto - spiega l'esperta - trovando il giusto equilibrio tra le spiegazioni di cosa sta accadendo e l'insegnamento delle norme base per la prevenzione del contagio. Ma soprattutto, è indispensabile riuscire a trasmettere fiducia. Anche perché i piccoli non aspettano le spiegazioni degli adulti per interpretare il mondo, ma si creano una loro personale idea. Per questo è fondamentale parlare con loro, anche per evitare che la loro idea si formi sbagliata o confusa".

Partire da una situazione che già conoscono, come l'influenza stagionale, può essere d'aiuto. "Perchè i bimbi possono avere già avuto familiarità con i suoi sintomi, aver sperimentato un raffreddore o un mal di gola, o la febbre. E possono comprendere facilmente che il virus si trasmette stando a contatto con le altre persone e frequentando luoghi affollati". Poi è vero, una banale influenza non fa chiudere le scuole per settimane e non convince intere città a usare le mascherine, cambiando di molto la quotidianità. Come si racconta questo, ai bambini?

"Lo spunto migliore è quello di raccontare che è una situazione nuova, per la quale non abbiamo ancora soluzioni adatte, e che giustamente quindi ci preoccupa, perché potrebbe fare ammalare tante persone, troppe tutte in una volta. Non sappiamo ancora quali siano le medicine giuste, e quando avremo disponibile un vaccino efficace. Questo è un punto di partenza anche per spiegare ai più piccoli l'importanza delle regole di prevenzione, come lavarsi spesso le mani e utilizzare fazzoletti usa e getta. Tutte azioni che possiamo trasformare in gioco, in complicità con gli adulti, dando piccoli incarichi importanti ai bimbi e facendoli sentire coinvolti ma soprattutto che permettono di sentirsi un po’ meno impotenti, c’è qualcosa che possiamo fare che diminuisce il rischio, anche se non lo azzera". Un'altra cosa fondamentale è evidenziare gli aspetti che ci possono sostenere e rassicurare: l'Italia ha una sanità che funziona bene, e ci sono tanti esperti che stanno lavorando per trovare una soluzione. Rispettare le norme igieniche, quindi, è il contributo che ciascuno di noi (compresi i più piccoli!) può dare per diminuire il numero di quelli che si ammalano e tornare al più presto alla vita di tutti i giorni.

Anche il comportamento degli adulti, in ogni caso, è importante: perché non è facile trasmettere tranquillità e sicurezza quando si è a propria volta preoccupati per sé stessi o per la salute di un proprio caro. Un'ansia che, a volte, si può addirittura trasmettere anche senza esserne consapevoli. "Per questo gli adulti devono imparare a gestire la propria ansia - aggiunge Antonella Costantino - perché se non siamo in grado di controllare il panico, i nostri figli lo capiscono subito. Serve mettere in campo strategie che abbassano il nostro stress, come concentrarsi sul respiro, o spostare l’attenzione sulle cose che ci aiutano a stare bene, per riuscire a dare spiegazioni semplici e realistiche, ovviamente adattate all'età del bimbo, ma che non devono dare l'impressione di minimizzare il problema o peggio di sembrare 'onnipotenti'. E' meglio essere chiari e dire la verità, e cioè che non sempre quello che accade è sotto il nostro controllo. Il messaggio più fondamentale da trasmettere è questo: è un momento difficile, ciascuno deve poter fare il proprio meglio, e bisogna avere fiducia e gratitudine per tutti coloro che stanno lavorando sodo per risolvere il problema, in particolare per chi è nella zona rossa". Alla fine, l'obiettivo è far vivere ai bimbi questo periodo di crisi il più possibile con serenità e ottimismo, e trovando nuovi modi per mantenere le relazioni anche a distanza: "Anche per questo non dobbiamo trasmettere ansie ingiustificate, o false illusioni che non esista alcun pericolo, o peggio che il pericolo si annidi su qualsiasi maniglia toccata o stando vicino a una persona cara. Se riusciamo a fare questo, a dare loro la migliore serenità - conclude l'esperta - avremo lasciato una traccia che darà loro nuovi strumenti per il futuro".