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15/02 2022
Salute e Ricerca

La menopausa spiegata bene: cause, rimedi e terapie (anche per sfatare dubbi e paure)

— Lino Grossano, con la consulenza scientifica di Laura Buggio ginecologa esperta in menopausa

È una tappa naturale della vita di ogni donna, nessuna esclusa: eppure porta sempre con sé qualche dubbio, a volte qualche paura (per fortuna, spesso infondata). Parliamo della menopausa, ed è il momento di raccontarla come si deve: per questo ne abbiamo approfondito i principali aspetti con Laura Buggio, esperta di menopausa e specialista della Ginecologia del Policlinico di Milano.


Cos'è la menopausa, e perché si presenta in tutte le donne con diverse caratteristiche?

La menopausa è definita come la cessazione delle mestruazioni spontanee per 12 mesi. La maggior parte delle donne entra in menopausa tra i 49 e i 52 anni, ma alcuni fattori sono associati al suo inizio ad un’età inferiore, come il fumo, un basso indice di massa corporea (BMI), la nulliparità (non avere cioè avuto figli) e un basso livello di istruzione.

La menopausa si verifica quando le ovaie smettono di produrre gli ormoni riproduttivi (estrogeni), e quindi non rilasciano più gli ovociti. Sebbene sia spesso vista come un singolo momento, in realtà è una transizione che si verifica nell'arco di diversi anni: è un periodo dinamico in cui le donne sperimentano cambiamenti del loro ciclo mestruale e non solo, che possono differire da donna a donna ed essere presenti in modalità variabile.

 

Quali sono i sintomi della menopausa?

Il periodo di transizione che precede la menopausa vera e propria può presentare sintomi come irregolarità mestruali, le cosiddette ‘vampate’, sudorazioni notturne e insonnia. Nella post-menopausa, invece, sintomi tipici sono l’atrofia vulvovaginale e urogenitale, la dispareunia superficiale (cioè dolore al rapporto sessuale), la secchezza vaginale e problemi al basso tratto urinario come le cistiti ricorrenti.
 

Cosa sono di preciso le vampate di calore?

Le vampate e le sudorazioni notturne sono entrambi sintomi vasomotori e colpiscono circa il 65% delle donne in menopausa. Le vampate vengono descritte come sensazioni spontanee di calore, di solito avvertite sul petto, sul collo e sul viso, spesso associate a sudorazione e poi a brividi, e talvolta a palpitazioni e ansia. Di solito durano meno di 5 minuti, ma a volte possono durano fino a mezz’ora. Fattori scatenanti associati alla comparsa delle vampate comprendono il trovarsi in ambienti caldi, lo stress o l’assunzione di cibi e bevande caldi. Le sudorazioni notturne invece sono vampate di calore che si verificano durante la notte e spesso interferiscono con il sonno. La causa precisa di questi sintomi vasomotori non è nota, ma si pensa che sia correlata a bassi livelli di estrogeni (e a possibili cambiamenti in altre due molecole chiamate FSH e inibina B), che influenzano le concentrazioni di endorfine nell'ipotalamo. I sintomi vasomotori in genere persistono per 4 anni, ma questo è variabile. Infatti, una donna su tre a 60 anni riferisce la presenza di vampate di calore persistenti.

 

E i sintomi urinari, in cosa consistono?

La sindrome genitourinaria è un insieme di sintomi che comprende l'atrofia vulvovaginale (riguarda circa il 45% delle donne in post-menopausa) e i sintomi del tratto urinario inferiore associati alla menopausa e all'invecchiamento.
La secchezza vaginale è il sintomo più comunemente riportato, seguito da dispareunia e irritazione. Prima della menopausa il rivestimento della vagina è ispessito, rugoso, ben vascolarizzato e lubrificato. Dopo la menopausa, quando i livelli di estrogeni diminuiscono, il rivestimento vaginale si assottiglia e diventa secco e pallido. I tessuti vaginali diventano meno elastici e il canale vaginale può restringersi. Possono verificarsi episodi di vaginite atrofica o infiammazione della vagina, con presenza di perdite vaginali brunastre o gialle. Inoltre, si modifica la composizione dei batteri che abitano naturalmente nella vagina verso bacilli che producono meno acido: questo porta alla presenza di un pH vaginale più elevato, in genere maggiore di 5.0, il che favorisce la comparsa di infezioni. Questi cambiamenti nella vagina e nella vulva possono provocare una varietà di sintomi che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita e sulla funzione sessuale di una donna, come secchezza, prurito, dolore ai rapporti, perdite vaginali e irritazione.

A tutto questo possono aggiungersi sintomi del tratto urinario inferiore come l’urgenza a urinare e diversi disturbi della minzione (fare pipì un numero elevato di volte, o sentire il bisogno più volte per notte, o incontinenza). Non è chiaro se questi sintomi siano causati dall'invecchiamento o dai bassi livelli di estrogeni. È stato ipotizzato che bassi livelli di estrogeni alterino la flora e il pH vaginale, consentendo ai batteri intestinali di colonizzare più facilmente le vie urinarie, aumentando la suscettibilità alle infezioni.

 

È vero che la menopausa può influire anche sull’umore?

La menopausa può portare a cambiamenti nel tono dell’umore, a depressione, ansia, a modificazioni della libido e a disturbi della concentrazione. Diversi studi hanno evidenziato che le donne hanno da 2 a 4 volte più probabilità di manifestare sintomi depressivi durante la transizione menopausale rispetto alla pre-menopausa. Sintomi depressivi sono stati associati alle fluttuazioni dei livelli ormonali e alla presenza di sintomi vasomotori.
 

È possibile che una malattia o una terapia causino una menopausa anticipata?

Sì è possibile, ed è definita come menopausa iatrogena. La causa più frequente è quella chirurgica dovuta alla rimozione di entrambe le ovaie. Questo può accadere ad esempio in caso di endometriomi bilaterali di grandi dimensioni, la cui rimozione non consente di salvare frammenti di tessuto ovarico. Anche trattamenti chemioterapici per trattare neoplasie come leucemie e linfomi di Hodgkin o trattamenti radioterapici possono portare alla comparsa di una menopausa precoce.
Che sia naturale o iatrogena, però, i sintomi e lo sviluppo della menopausa sono sostanzialmente sovrapponibili.
 

Come si possono gestire i disturbi legati alla menopausa? Con il tempo potrebbero migliorare, o saranno sempre così?

I sintomi sono diversi, e ciascuno può essere gestito in base alle sue caratteristiche.

I sintomi vasomotori, come vampate e sudorazioni notturne, per molte donne diminuiscono dopo la menopausa. Quando presenti si possono gestire iniziando da modifiche allo stile di vita. Ad esempio abbassando la temperatura ambiente, vestendosi a strati, tenendo un ventilatore a portata di mano ed evitando quando possibile bevande calde, caffeina e cibi caldi o piccanti; infine, se si è fumatrici, smettendo con le sigarette.
L’intervento più efficace per ridurre ed eliminare le vampate di calore rimane la terapia ormonale sostitutiva con estrogeni, in grado anche di migliorare i sintomi atrofici vaginali e urogenitali. Gli estrogeni assunti per via orale riducono la frequenza delle vampate di calore del 75%, ed esistono anche formulazioni per via transdermica (cerotti) o vaginale. A meno che la paziente abbia subìto un’isterectomia (l’intervento chirurgico per la rimozione dell’utero) la terapia ormonale deve sempre essere associata ad una terapia progestinica per via orale o con spirale medicata, per evitare il rischio di iperplasia endometriale e cancro endometriale.
La terapia ormonale a breve termine (fino a 5 anni) è ragionevole per la maggior parte delle pazienti con vampate disabilitanti. Dato che i sintomi vasomotori possono diminuire dopo la menopausa, è ragionevole provare a interrompere la terapia ormonale ogni 6-12 mesi e ricominciare se necessario in caso di ricomparsa dei sintomi.



Esistono terapie alternative efficaci?

Le terapie alternative sono utilizzate dal 50-75% delle donne in post-menopausa, che ricorrono a rimedi come la soia, la cimicifuga racemosa (detta anche cohosh nero) e l’agopuntura. Queste pratiche però non hanno mostrato di essere più efficaci del placebo nel contrastare le vampate di calore. Al momento, nella letteratura scientifica sono riportati solo pochi studi e di scarsa qualità, e questo tipo di terapie alternative non è regolamentato.

 

Cosa si può fare, infine, per i sintomi urinari?

Per contrastare i sintomi urinari e l’atrofia vulvovaginale il primo passo può essere quello di utilizzare lubrificanti per ridurre l’attrito e l’irritazione (in particolare prima di un rapporto sessuale) o l’applicazione di creme idratanti emollienti a base di vitamina E, che possono essere utilizzate quotidianamente per ridurre la secchezza genitale.
Infine, è possibile l'applicazione locale di estrogeni in vagina, che si è dimostrata più efficace degli ormoni assunti per via orale o transdermica nell’alleviare i sintomi sia urinari sia legati all’atrofia. Questo miglioramento è confermato dall’80% delle donne che hanno seguito la terapia, e in genere si verifica entro 1-3 mesi.