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29/06 2021
Salute e Ricerca

Tumore all'ovaio, la diagnosi precoce è fondamentale. Percorsi ad hoc al Policlinico di Milano

— di Lino Grossano

Sono circa 30mila le donne che in Italia sono in cura per un tumore alle ovaie, due piccoli organi importanti non solo per la riproduzione ma anche perché secernono ormoni fondamentali (gli estrogeni e il progesterone). Quello alle ovaie è un tipo di cancro insidioso, perché negli stadi iniziali non presenta particolari sintomi o 'campanelli d'allarme' e anche nelle fasi più avanzate questi spesso non sono specifici. Inoltre, al momento non esistono strumenti di prevenzione o test di screening: spesso quindi la diagnosi avviene quando la malattia è in fase già avanzata e le possibilità di cura sono minori. Anche per questo la diagnosi precoce è fondamentale: ne abbiamo parlato con Giovanna Scarfone, referente per i tumori in gravidanza alla Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano.

Quanto è diffuso il tumore all'ovaio?        

Si contano circa 5.000 nuovi casi di malattia all'anno in Italia. Il cancro ovarico rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile e occupa il decimo posto tra tutti i tumori nelle donne.

Ne esiste un solo tipo?         

In realtà i tumori maligni dell'ovaio hanno una natura eterogenea. Il termine "cancro ovarico" non si riferisce a una singola malattia ma ad un diverso gruppo di neoplasie che possono originare dall'ovaio. Distinguiamo tumori epiteliali (90%), tumori dei cordoni sessuali, dello stroma e tumori germinali (10%), ma ci sono varianti più rare come il carcinosarcoma e il carcinoma a piccole cellule. Il carcinoma ovarico, in particolare, è meno frequente ma è la forma più aggressiva tra i tumori epiteliali.

I carcinomi epiteliali dell’ovaio possono essere suddivisi in due grandi categorie, denominate di Tipo 1 (25%) e di Tipo 2 (75%), sulla base di dati clinico-patologici e di genetica molecolare. Il Tipo 1 è un carcinoma a lenta crescita, voluminoso, diagnosticato più frequentemente in stadio iniziale, mentre il Tipo 2 è un carcinoma a rapida crescita, di volume variabile, più frequentemente diagnosticato in stadio avanzato.

Chi colpisce il carcinoma ovarico?

E' la sesta neoplasia più frequente nelle donne e risulta al secondo posto tra quelle dell'apparato genitale femminile dopo il carcinoma dell'endometrio e dopo il carcinoma della cervice uterina, a seconda che si tratti di Paesi industrializzati o in via di sviluppo. Il picco di incidenza si ha dai 50 ai 75 anni, e l’elevata mortalità è dovuta essenzialmente alla mancanza di una diagnosi precoce. In un numero ristretto numero di donne ha origine familiare (5-10%), mentre nella stragrande maggioranza dei casi è sporadico (non è, cioè, ereditario). La forma ereditaria si manifesta in donne più giovani di circa dieci anni rispetto al cancro sporadico.

Quali sono i sintomi?

I sintomi differiscono a seconda che il tumore, al momento della diagnosi, sia confinato all'ovaio o si sia già disseminato provocando metastasi nella pelvi o nell'addome. La neoplasia in fase iniziale può provocare dolori e talvolta è visibile e palpabile una tumefazione addominale, ma più spesso è asintomatica e la diagnosi è generalmente occasionale. Se la neoplasia è invece in fase avanzata si evidenzia frequentemente un aumento del volume dell'addome dovuto alla massa tumorale, accompagnata spesso da una raccolta di liquido chiamata ascite neoplastica. La rapida formazione di una ascite in una donna in pieno benessere è un evento che deve far sospettare la presenza di una patologia neoplastica dell'ovaio.

Altri sintomi possono essere un decadimento organico generale rapido, dolori addominali o pelvici, disturbi dell'alvo e della minzione dovuti alla compressione tumorale.

Esistono fattori che proteggono da questi tumori, o al contrario che ne aumentano il rischio?

L'uso di contraccettivi orali, le gravidanze e l'allattamento al seno sono i maggiori fattori protettivi. Proprio ad un maggiore utilizzo della pillola anticoncezionale può essere attribuito il lieve calo di incidenza del carcinoma ovarico rilevato negli ultimi decenni.

Invece un elevato indice di massa corporea (BMI), la menopausa tardiva e l'impiego di una terapia ormonale sostitutiva in post-menopausa sono fattori di rischio per il cancro ovarico di Tipo 1. Al contrario, la rimozione chirurgica di tube e ovaie è un fattore protettivo conosciuto. La condizione di infertilità sembra aumentare il rischio per questi tumori, ma è controverso se questo sia dovuto a un incremento della produzione di ormoni androgeni o, più probabilmente, ai farmaci utilizzati per indurre l'ovulazione in caso di procreazione medicalmente assistita.

Come avviene la diagnosi precoce?

La strategia utilizzata ad oggi nella diagnosi precoce del carcinoma ovarico consiste nell'eseguire un'ecografia transvaginale (TVS) associata al dosaggio del biomarcatore tumorale CA 125, che si effettua tramite un prelievo di sangue. Lo screening del cancro dell'ovaio è però attualmente diretto solo verso i tumori di Tipo 1 di basso grado: la maggior parte delle neoplasie ovariche, che sono di tipo 2 di alto grado, non presentano infatti precursori evidenziabili e non vengono perciò diagnosticate in tempo utile. Per questo motivo, per i tumori di Tipo 2 l'obiettivo dello screening dovrebbe ricercare un piccolo volume tumorale piuttosto che la malattia in fase iniziale; i risultati di uno studio molto importante però concludono che uno screening sistematico sulla popolazione senza fattori di rischio non è attualmente giustificato in termini di riduzione della mortalità per questa neoplasia.

Si può parlare di prevenzione?

Data la difficoltà nella diagnosi precoce, particolare attenzione dovrebbe essere posta alla prevenzione primaria nella popolazione generale. Recentemente si è visto che i carcinomi ovarici sierosi, endometrioidi e a cellule chiare derivano rispettivamente dalla tuba e dall'endometrio e non direttamente dall'ovaio. Una prima possibilità di prevenzione consiste nella prevenzione chirurgica primaria con la sola salpingectomia (la rimozione delle tube) senza asportare l'ovaio: questo porta a evidenti benefici per la paziente e potrebbe essere una delle strategie per evitare l'insorgenza di tumori ovarici di Tipo 2, che incidono per il 90% dei decessi per carcinoma ovarico.

Una seconda possibilità è rappresentata da una prevenzione primaria farmacologica, assumendo la pillola anticoncezionale per 5 o più anni: questa strategia riduce il rischio di carcinoma ovarico di circa il 50%.

Come si può trattare il carcinoma ovarico?

Il trattamento standard del carcinoma ovarico è costituito dalla chirurgia. Il primo obiettivo è una stadiazione (rimozione dell’apparato genitale e di organi o superfici che rivestono le sedi tipicamente interessate dalla malattia) ottimale della neoplasia, che si attua attraverso una sistematica esplorazione degli organi addominali, asportazione di utero, ovaie e tube, biopsia di tutte le lesioni sospette, asportazione dell’omento (un tessuto che fa da 'grembiule' agli organi addominali) e, quando necessario, la rimozione dei linfonodi.

A seguito della chirurgia il trattamento di elezione è la chemioterapia (il tumore dell’ovaio è molto chemiosensibile), in particolare associando i farmaci carboplatino e taxolo, a cui si possono aggiungere farmaci specifici per personalizzare sempre più il trattamento medico.

Nonostante ci sia un'ottima risposta a questi trattamenti di prima linea, circa il 60% delle pazienti allo stadio III andranno incontro a una recidiva di tumore, generalmente in un tempo variabile tra i 6 mesi e i 3 anni.

Il 70% circa dei casi si presenta allo stadio III e IV alla diagnosi e questo spiega la bassa percentuale di sopravvivenza per le pazienti con questo tumore se confrontate con le altre neoplasie dell'apparato genitale femminile. Nonostante gli sforzi chirurgici e di terapia medica, la sopravvivenza a 5 anni varia dall'80-90% del I stadio, al 35-20% del III/IV stadio.

Anche per questo la diagnosi il più possibile tempestiva può incidere positivamente sulle probabilità di sopravvivenza.


Tumore dell'ovaio 

- Quali sono i campanelli d'allarme?

Se il tumore è a uno stadio iniziale,

- può provocare dolori e talvolta è visibile e palpabile una tumefazione addominale. Più spesso è asintomatico e la diagnosi è generalmente occasionale;
 

Se è già in fase avanzata,

- può causare un aumento del volume dell'addome dovuto alla massa tumorale, accompagnato da una raccolta di liquido chiamata ascite neoplastica.
 

Altri sintomi possono essere un decadimento organico generale rapido, dolori addominali o pelvici, disturbi dell'alvo e della minzione dovuti alla compressione che causa la massa del tumore.
 

- Esistono fattori protettivi, o che ne aumentano il rischio?

Sono fattori protettivi:

- l'uso di contraccettivi orali, le gravidanze e l'allattamento al seno, la rimozione chirurgica di tube e ovaie
 

Aumentano invece il rischio:

- un elevato indice di massa corporea (BMI), la menopausa tardiva e l'impiego di una terapia ormonale sostitutiva in post-menopausa
 

- Si può fare prevenzione?

Non vi sono ad oggi linee guida, ma è possibile dare alcune indicazioni:

- farmacologico, attraverso la pillola anticoncezionale: se assunta per 5 o più anni, riduce il rischio di carcinoma ovarico di circa il 50%

- chirurgico, in casi selezionati, con la rimozione delle tube senza asportare l'ovaio: questo evita l'insorgenza di tumori ovarici di Tipo 2, che incidono per il 90% dei decessi per carcinoma ovarico.

Ricorda: la diagnosi il più possibile tempestiva in centri selezionati può incidere positivamente sulle probabilità di sopravvivenza!