notizia
20/10 2022
Salute e Ricerca

Quanto ne sai sul tuo ‘grasso’? Bianco, bruno e beige: il ruolo protettivo del tessuto adiposo

— Valentina Meschia, con la consulenza scientifica di Anna Fracanzani, Direttore Medicina a Indirizzo Metabolico

Quando si parla di grasso, subito si pensa a sovrappeso ed obesità, e il tessuto adiposo viene considerato come qualcosa di negativo. In realtà, questo tessuto come tutti gli altri è fondamentale per il corretto funzionamento dell’intero organismo e viene considerato un organo, formato da tre tipi di cellule (bianche, brune e beige), in grado di produrre sostanze biologicamente attive.

Ma come può un tessuto essere associato a malattie come l’obesità e il fegato grasso, e allo stesso tempo avere una funzione di prevenzione contro patologie come diabete e infarto?

Ne abbiamo parlato con Anna Fracanzani direttore della Medicina a Indirizzo Metabolico del Policlinico di Milano e docente di Medicina Interna all'Università degli Studi di Milano.

 

Che cos’è il tessuto adiposo?

Il tessuto adiposo, per la sua capacità di produrre e secernere specifiche sostanze, le adipochine, è considerato un organo endocrino. Ne sono esempi la leptina, l’adiponectina, le resistina e le numerose citochine infiammatorie. Hanno differenti funzioni e sono responsabili della risposta all'insulina ma anche dell’attivazione dei processi di infiammazione cronica in diversi organi. Possiamo quindi definire due tipi distinti di tessuto adiposo “quello sano e quello non sano”.

 

Perché può avere funzioni diverse?

Non tutti i depositi di grasso sono uguali. I mammiferi, infatti, possiedono due tipi di grasso: quello bianco e quello bruno. Il primo è specializzato nell’immagazzinamento e mobilizzazione dei lipidi, è costituito da grosse cellule bianche e funziona come una sorta di magazzino per tutta l'energia in eccesso che ricaviamo dalla digestione del cibo. In caso di necessità di calorie, gli adipociti bianchi forniscono un carburante tramite lipolisi e il rilascio di acidi grassi. Il secondo invece, si dice che brucia l'energia poiché utilizza i lipidi e parte degli zuccheri circolanti evitando che si depositino; è formato da piccole cellule scure ed è indispensabile per la termoregolazione del corpo. Nell’uomo è presente in modeste quantità attorno al cuore, alla colonna vertebrale e alla base del cranio, viceversa negli animali che vanno in letargo, è molto più esteso. Recentemente, gli studi hanno evidenziato una terza tipologia intermedia, quella del tessuto adiposo beige. Il grasso beige si forma proprio per ‘imbrunimento' del grasso bianco e ha un'attività simile a quello bruno".
 

Abbiamo detto che tessuto adiposo bianco immagazzina energia, mentre quello bruno e beige bruciano energia. Ma il ruolo protettivo a chi è associato?

Secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine, il grasso bruno e il grasso beige sono in grado di proteggere dalle malattie metaboliche e cardiache. I ricercatori hanno preso in esame 52mila persone e constatato come chi presentava quantità superiori di tessuto adiposo bruno avesse meno rischi di soffrire di diabete di tipo 2 (4,6% in confronto al 9,5%) e colesterolo alto (18,9% contro i 22,2% dell'altro gruppo). Ma il brown fat ha dato prova di essere protettivo anche contro ipertensione, scompenso cardiaco e malattie delle arterie coronariche, migliorando l’omeostasi del glucosio e la sensibilità all’insulina.
 

È  possibile attivarlo?

Sono molti anni che si conosce l’importante ruolo del grasso bruno e si sta studiando come attivarlo e favorire la trasformazione di quello bianco in beige. Si tratta di modelli sperimentali che non sono ancora applicati alla vita quotidiana ma che potrebbero esserlo a breve. Al momento, gli studi sono orientanti nel valutare l’effetto positivo di dieta, attività fisica e di nuovi farmaci contro obesità, diabete e steatoepatite non-alcolica.

 

Qual è il grasso più pericoloso?

Non tutto il grasso è uguale, il grasso viscerale, rispetto al tessuto adiposo sottocutaneo, produce una maggiore quantità di marker infiammatori, una maggiore produzione di adipochine pro infiammatorie e pro trombotiche ed è direttamente correlato con l’aumentato rischio di patologie cardiovascolari. È veramente facile valutarlo, basta il “metro della sarta” e misurare la circonferenza addominale.
Inoltre, proprio recentemente abbiamo appreso che l’esercizio fisico, ad esempio, è in grado di favorire l’espansione del tessuto adiposo sano a discapito di quello non sano. 

 

Invece, da cosa dipendono obesità, sovrappeso e fegato grasso?

L'obesità è una malattia metabolica cronica causata da fattori genetici, ambientali, psicologici e sociali. È caratterizzata dallo squilibrio tra il tessuto adiposo bianco (white adipose tissue WAT) e tessuto adiposo bruno (brown adipose tissue BAT). Le prime fasi della vita sono fondamentali per lo sviluppo dei tessuti adiposi sottocutaneo e bruno che gestiscono gli eccessi energetici. È stato recentemente dimostrato che la dieta della mamma durante la gravidanza influenza, attraverso una modifica del microbiota intestinale, la distribuzione del tessuto adiposo del bambino, vale a dire che le mamme che durante la gravidanza hanno una dieta ricca di grassi possono condizionare lo sviluppo dell’obesità del loro bambino anche dopo la nascita. Sappiamo quanto l’obesità del bambino e adolescente sia oggi un problema mondiale.

Tra i fattori ambientali una dieta inadeguata, ricca di carboidrati raffinati, soprattutto fruttosio, e grassi saturi, hanno un ruolo chiave per lo sviluppo della steatosi epatica viceversa la dieta mediterranea caratterizzata da un ridotto apporto di carboidrati e di grassi saturi è uno dei regimi dietetici maggiormente suggeriti per prevenire l’obesità e ridurre il fegato grasso.

Il fruttosio che si trova naturalmente nella frutta ma anche nei prodotti derivati dalla frutta (succhi), o sotto forma di zucchero aggiunto (dolcificante di bibite, biscotti e prodotti da forno in forma di saccarosio) è stato dimostrato come il principale carboidrato determinante l'accumulo di grasso epatico. Le cellule adipose sono “golose di zuccheri” che, quando in eccesso, vengono trasformati in trigliceridi, ecco perché una dieta ricca di zuccheri determina anche un aumento dei grassi. Tuttavia solo l’eccesso di trigliceridi è dannoso perché come abbiamo detto prima il tessuto adiposo ha funzioni indispensabili per la vita dell’uomo.


Ma cos’è il fegato grasso?

La steatosi epatica non alcolica, o fegato grasso, è una patologia caratterizzata da un accumulo di grassi principalmente nel fegato, ma anche attorno ad altri organi quali cuore, pancreas, rene e nel muscolo e vasi. Oggi è una delle patologie più diffuse, colpisce il 20-35% della popolazione adulta ed il 15-25% di bambini ed adolescenti, in forte relazione con l’aumento nel mondo di sovrappeso, obesità, e diabete. Spesso si pensa che le malattie del fegato dipendano dall’alcol o da infezioni virali, mentre tra le cause più frequenti di malattia di fegato c’è la steatosi epatica. Si ipotizza che nei prossimi anni le forme più severe della malattia legata all’accumulo di grassi (steatoepatite, cirrosi ed tumore epatico) diventeranno la principale indicazione al trapianto di fegato.  
 

Infine, è possibile prevenire la steatosi epatica?

Come per molte patologie, una sana alimentazione e l’attività fisica regolare, hanno un ruolo protettivo sia nel prevenire la steatosi sia nel favorire la regressione della malattia, quando ancora in forma non avanzata, e di ridurne le complicanze cardiovascolari. Il consumo eccesivo di junk food, di bibite zuccherate e l’attività sedentaria contribuiscono all’insorgenza di steatosi. Gli studi, infatti, mostrano una maggior predisposizione al fegato grasso in persone obese e diabetiche, sedentarie, soprattutto in caso di predisposizione ereditaria. La malattia può decorrere senza sintomi per molti anni (è una patologia silenziosa!) e può dar segno di sé quando in fase già avanzata oppure può essere diagnosticata per caso in corso di esami routinari (valutazione delle transaminasi) o all’ecografia addominale (fegato brillante). Tuttavia nei pazienti “a rischio”, soggetti sovrappeso, obesi, dislipidemici e con diabete deve essere ricercata per evitare una diagnosi tardiva quando sono già presenti complicanze cardiovascolari ed epatiche.