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28/12 2020
Salute e Ricerca

Covid-19 e bambini con problemi renali. Uno studio conferma la rarità del contagio e nessun rischio per le terapie

— di Redazione

Ci sono bambini più fragili di altri a causa del sistema immunitario compromesso dalla loro malattia. E quando ci si trova nel pieno di una pandemia si alza il livello di attenzione nei loro confronti per capire quali rischi possano pregiudicare la salute e il loro percorso di cura.

Quali rischi corrono quindi i giovani pazienti  affetti da malattia renale cronica  cioè  bambini in dialisi o trapiantati di rene,  con un sistema immunitario depresso, sottoposti a frequenti visite e terapie in ospedale e  quindi potenzialmente più esposti al contagio da Coronavirus?

Un team di ricercatori guidati da Giovanni Montini, direttore della Nefrologia, Dialisi e Trapianto Pediatrico, del Policlinico di Milano e Professore ordinario alla Università degli Studi di Milano, ha trovato la risposta a questo quesito clinico, attraverso uno studio nazionale condotto dalla Società Italiana di Nefrologia Pediatrica .

Lo studio, pubblicato in questi giorni sulla rivista internazionale Clinical Journal of American Society of Nephrology ha dimostrato  come questi bambini, nonostante siano più esposti, hanno un rischio quasi nullo di contagiarsi.

Il team di ricercatori aveva come obiettivo identificare la  trasmissione del virus in questa popolazione di bambini fragili durante il primo picco della pandemia, dal 20 febbraio al 15 aprile, e valutarne le conseguenze sulla salute : decesso, ricovero in terapia intensiva, utilizzo di assistenza ventilatoria, necessità di modificare il trattamento immunosoppressivo in corso.

Sono stati analizzati 1.572 pazienti di età compresa tra i 1 e i 18 anni, provenienti dalla rete nazionale di centri di Nefrologia Pediatrica italiani. In tutta la popolazione sono stati identificati solo tre casi di bambini affetti da Coronavirus e in nessuno di questi i sintomi sono stati gravi o preoccupanti.

Dai dati emerge che “nonostante l’uso di immunosoppressione o la presenza di insufficienza renale, questi bambini hanno un basso rischio di infezione e di complicanze da Covid19 ed è pertanto possibile mantenere le terapie immunosoppressive anche durante gli ulteriori picchi di questa pandemia, senza vanificare il nostro impegno per la cura delle malattie renali in bambini così complessi e delicati” spiega Giovanni Montini.

Lo studio è stato realizzato grazie al supporto della Rete del Ma.Re. (Rete Italiana per le Malattie Renali in Età Pediatrica) che promuove la salute dei pazienti pediatrici affetti da malattie renali attraverso attività di carattere scientifico, momenti formativi e di aggregazione per pazienti e famiglie e da ABN Associazione Bambino Nefropatico.

 

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