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24/12 2019
Salute e Ricerca

Due menti, due rivoluzioni, una sindrome. Asperger, ancora oggi diagnosi difficili

— di Francesca Granata

Al mondo sono vissuti due fratelli con due secoli e mezzo di differenza d’età. Attenzione però: questa non è un racconto legato alla scoperta dell’immortalità, ma a un’associazione fuori dal comune tra due dei più grandi fisici della storia, Isaac Newton (nato nel 1642) ed Albert Einstein (nato nel 1879).
Di sicuro ciò che li ha resi fratelli non è il loro DNA ma le loro menti: che da un lato hanno elaborato teorie rivoluzionarie, e dall’altro sono state entrambe associate alla sindrome di Asperger. Una sindrome di cui si è tanto parlato anche di recente, in relazione alla giovanissima ambientalista Greta Thunberg.
La sindrome di Asperger è un disturbo dello sviluppo neuropsichico appartenente allo spettro autistico.
Le biografie dei due scienziati citano diverse loro caratteristiche comportamentali che sarebbero riconducibili proprio ai principali sintomi dell’Asperger. Uno dei biografi di Newton lo descrisse ad esempio come un bambino “singolarmente incapace di stringere amicizie intime”, mentre Einstein “non ha mai avuto realmente bisogno di contatti umani” ed è stato descritto come un “bambino solo e sognante”.
Le persone con Asperger hanno uno sviluppo cognitivo normale, ma difficoltà nelle interazioni sociali e nella comunicazione verbale e non verbale. Possono mostrare stranezze nel loro comportamento sociale ed avere interessi limitati, quasi ossessivi verso un singolo argomento. Qualcuno ha ipotizzato che è stata proprio quest’ultima la caratteristica che ha portato Newton ed Einstein a dedicarsi anima e corpo ai loro studi.
La diagnosi di questa sindrome, però, è ancora oggi una sfida, basata sulla somministrazione di test specifici che non sempre sono sufficienti a definire pienamente il quadro Asperger.
I sintomi infatti non solo devono essere presenti, ma devono determinare limitazioni rilevanti nella vita quotidiana della persona. Inoltre, ogni individuo ha caratteristiche singolari, dettate dalla propria personalità. Per queste ragioni e per il buon funzionamento cognitivo, che nei primi anni di scuola può mascherare le difficoltà presenti, il ritardo nel fare una corretta diagnosi è ancora ampio. Se la sindrome non viene inquadrata in modo tempestivo i sintomi possono aggravarsi e rendere insopportabile la vita delle persone che ne sono colpite. Come accadde presumibilmente a Newton che, secondo i biografi, “fu soggetto a gravi episodi di irascibilità, persino contro i suoi migliori amici. In tali occasioni si spingeva verso atti deplorevoli che lo portavano ad una serie di dolorose controversie, e queste finirono per rovinargli la vita”.
Utilizzare esempi di persone straordinarie per raccontare una malattia può essere un utile strumento divulgativo, però allo stesso tempo può ingannare: ad esempio portando a pensare che tutte le persone con la sindrome di Asperger siano dei geni. O portando, come a volte capita, a minimizzare la patologia, oscurando il duro lavoro che invece si deve affrontare per anni al fine di garantire alle persone con Asperger interazioni sociali positive e una buona qualità di vita.
Forse Einstein e Newton superarono i loro problemi e andarono avanti, diventando uomini eccezionali, ma ovviamente questo non vale per tutti. Perché non bisogna mai dimenticare che dietro una malattia, dietro ogni paziente, ci sono persone, medici, infermieri, genitori che cercano di rendere la vita di questi piccoli pazienti la migliore possibile. E spesso, ne siamo certi, ci riescono appieno.

 

Tratto da Blister, il magazine del Policlinico per curare l'attesa


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