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notizia
17/12 2018
Attualità

Una città che fa stare bene: il racconto di Stefano Boeri

— di Stefano Boeri - a cura di Monica Cremonesi

E' commovente scoprire la straordinaria qualità umana delle persone che, con il loro lavoro, sanno trasformare spazi “tecnici” in luoghi ricchi di affetti. E’ una dote che ho scoperto anni fa, quando da bambino andavo a trovare mio padre all’Istituto Neurologico Besta, nel suo studio di Direttore Scientifico. E la ritrovo sempre viva e vitale, nella cultura sanitaria italiana. Da architetto ho coltivato questo amore genuino per i luoghi della salute portando il mio punto di vista, arricchendo il lato umano di queste realtà con gli elementi che l’ambiente regala. È la mia versione personale di cura, che si costruisce con la dimensione degli spazi, il colore, i materiali e il verde. Sì, il verde di piante e giardini. Oggi molti studi scientifici dimostrano quanto la presenza delle piante possa condizionare positivamente sia le terapie sia in generale la qualità della vita dei pazienti, così come quella di chi lavora nei luoghi di cura. E poi entrare in luoghi ricchi di verde favorisce una condizione di benessere che va al di là della presenza della malattia. Lo abbiamo sperimentato con la realizzazione degli spazi abitativi del Bosco Verticale.

Quello che, per esempio, credo sia il carattere più innovativo del progetto del Nuovo Policlinico è il giardino pensile posto al centro della nuova struttura; è un giardino speciale perché ospiterà piante note, come la Melissa o la Valeriana, ma anche piante che oggi vengono utilizzate nell’attività ospedaliera e nella farmacopea e che la ricerca sta studiando, perché possono essere promettenti anche nelle terapie antitumorali come la Vinca Rosea o il Cortico. La natura è una medicina potentissima ed è bello sapere che il Gingko ci aiuta a non perdere la memoria, il Salice viene usato per fare uno degli anti-infiammatori più usati, la Amamelide aiuta il sistema circolatorio… Il Nuovo Policlinico*  sarà quindi caratterizzato da questo spazio verde, che oltre ad essere uno spazio ricreativo, aperto alla città, sarà anche il primo giardino pensile terapeutico al mondo, di ben 6.000 mq, costruito a 20 metri di altezza dal suolo. Sarà come camminare in un bosco nel cielo della città. Bellissimo. E tutto questo succederà nella Ca’ Granda, la vera anima di Milano, forse più del Duomo.

Milano è la mia città, e le riconosco una grande generosità architettonica. E gli elementi della natura, di cui è ricca, la possono
trasformare. Ancora e di più. Per esempio l’acqua. Milano è una città d’acqua, non solo per i Navigli, ma soprattutto perché la linea delle sorgive passa esattamente nel suo centro storico. È una città ricca di canali, e la sua storia affonda le radici in una solida relazione con questo elemento; i sistemi di irrigazione delle sue campagne hanno fatto scuola e sono ancora solidi ed efficaci. E quando sono stati chiusi i grandi impianti industriali l’acqua nella sua falda è addirittura uscita, come segno imponente della grande trasformazione che la città stava vivendo. Nella timeline del futuro, insieme al verde, c’è l‘acqua perché ad essa corrisponde anche una questione energetica.

Il “Fiume Verde”, il mio progetto per la Milano del futuro, assembla proprio questi due elementi: verde e acqua. In quel progetto che è connesso alla riqualificazione degli ex Scali Ferroviari, noi proponiamo che ad ogni fermata del nuovo sistema del trasporto pubblico che scorrerà in questo “Fiume Verde”, tra parchi e colline, corrisponda un elemento di impianto geotermico, e questo anche con l’intento di ridurre enormemente i consumi energetici. Milano è una città che ha sempre dato il meglio quando lavorava sulla discontinuità consapevole piuttosto che sull’armonia; un esempio è la Torre Velasca, che fu accolta come uno sgarbo e che invece oggi finalmente viene capita come uno dei capolavori del ‘900. Cosa c’è di più discontinuo, nel nostro immaginario, del verde a Milano? Ora la città sta già lavorando sulla forestazione urbana, per moltiplicare il numero dei suoi alberi, tre milioni in più nei prossimi anni. Tutti questi progetti sono molto più che un cambiamento dell’arredo urbano, sono una rivoluzione culturale, che pone Milano sullo stesso piano delle grandi città “ecologiche” europee. Qui sarà possibile che il
paesaggio e l’architettura si incontrino. Anzi, che coincidano. Volete sapere quando una città è sana e capace di farci stare bene? Guardate Milano.

*Il Nuovo Policlinico è l'opera che rappresenta il futuro del nostro Ospedale.
Un progetto a cui Stefano Boeri ha preso parte.

Per scoprire di più, cerca "Chi siamo > Il Nuovo Policlinico su www.policlinico.mi.it"

                                                                                                                                  Tratto da Blister05, lo trovi in giro per l'Ospedale