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notizia
18/10 2017
Salute e Ricerca

Amianto, Policlinico da 50 anni in prima linea con la sua Clinica del Lavoro

La Clinica del Lavoro del Policlinico di Milano è stata la prima struttura fondata nel mondo per lo studio, la prevenzione e la cura delle malattie causate dall’attività professionale. Da oltre 50 anni si occupa di malattie causate dall’amianto, come il mesotelioma: si tratta di un grave tumore che colpisce la sottile pellicola che riveste i polmoni, ed è scatenato soprattutto dall’esposizione professionale a questo materiale. L’amianto è stato bandito a livello nazionale nel 1992, e gli esperti del Policlinico hanno proseguito il loro lavoro con la costante sorveglianza dei lavoratori che ne erano stati esposti in passato.
“Negli ultimi cinque anni – ha ricordato Luciano Riboldi, direttore dell’Unità operativa di Protezione e Promozione Salute dei Lavoratori – abbiamo valutato nel nostro ambulatorio dedicato circa un migliaio di persone”. Dal 2000, presso la Clinica del Lavoro del Policlinico è stato istituito il Registro Regionale dei Mesoteliomi, la cui responsabile è Carolina Mensi. Il registro “è strettamente collegato con il Registro Nazionale costituito nel 2002, e riceve la segnalazione di tutti i nuovi casi di questo tipo di tumore che insorgono in cittadini residenti nel territorio regionale”. Lo scopo è quello della prevenzione, soprattutto in relazione a possibili fonti di esposizione ambientale, ma anche medico-legale con l’assistenza alle singole persone, e statistico-epidemiologica. Sono oltre 6.000 i casi registrati dall’inizio dell’attività ad oggi.
Anche Regione Lombardia “è da tempo impegnata e in prima linea sul tema dell’amianto – ha spiegato l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera,  in un convegno sul tema organizzato da Cgil, Cisl e Uil – abbiamo messo in campo azioni importanti ed efficaci per affrontarlo, che vanno dalla mappatura dei siti, alla presa in carico dei pazienti affetti da mesotelioma. C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto per quanto riguarda la bonifica di manufatti che insistono su proprietà private (l’87,7%). Incoraggia però constatare che il 97% dei circa 205.000 siti censiti al 28 febbraio del 2017 è in ‘matrice compatta’, che non provoca cioè problemi di carattere sanitario”.
“L’azione di Regione Lombardia – ha aggiunto Gallera – punta in particolar modo a giungere a diagnosi tempestive e alla presa in carico delle persone affette da mesotelioma. Per questo dal 2000 è attivo il Centro operativo regionale, istituito presso la Clinica del Lavoro, che mira all’identificazione di tutti i casi di mesotelioma incidenti nel territorio e all’analisi della storia dei soggetti ammalati. Purtroppo questa patologia – ha concluso – resta latente anche per 40 anni, per questo si ritiene che tra 10-15 anni potrebbe esserci il momento di picco. Regione Lombardia però è in prima linea per affrontarlo con il proprio sistema sanitario e con una presa in carico personalizzata e più che mai dovuta a questi soggetti sfortunati, che si sono ammalati mentre svolgevano il proprio lavoro”.

 

“Gli ultimi dati del Registro mesoteliomi della Lombardia – riporta Carolina Mensi – parlano di oltre 6.000 casi di mesoteliomi maligni diagnosticati nel periodo 2000-2016. Ciò corrisponde ad una tasso medio regionale negli uomini di 5,5 casi x 100.000 abitanti e 2,2 casi x 100.000 nelle donne con picchi massimi in provincia di Pavia a causa della presenza del noto impianto di produzione di cemento-amianto che ha operato tra il 1932 ed il 1993 a Broni. Nello specifico a Broni il tasso di incidenza è di 100 e oltre 68 casi x 100.000 rispettivamente in uomini e donne”. Sempre i dati del Registro Lombardo mostrano che “la malattia si manifesta anche dopo 50 anni dal primo contatto con le fibre di amianto e poiché in Italia l’amianto è stato utilizzato tra il 1945 ed il 1992, ci si attende il picco massimo di casi intorno al 2019-20 per poi assistere ad una lenta decrescita. Infine dal 2014 è stato attivato anche il Centro Operativo Regionale, che coordina la ricerca attiva di tutti i casi di tumori a possibile eziologia professionale. Particolare attenzione è data al tumore del polmone che in circa il 18% dei casi è riconducibile all’amianto respirato durante l’attività lavorativa”.